Claverie e i suoi compagni
martiri ![]()
«Aperto il
processo di beatificazione per i diciannove cristiani
morti accanto ai musulmani».
Mons.
Henri Teissier*
("Mondo e
Missione", Marzo 2008)
Riuniti nella Cappella della
"Maison diocesaine" di Algeri,
dove a più riprese abbiamo celebrato l’Eucaristia dopo l’assassinio di
numerosi nostri fratelli e sorelle, religiosi e religiose, lo scorso Ottobre
abbiamo aperto ufficialmente il "processo diocesano di beatificazione"
delle nostre 19 vittime del terrorismo, uccise tra il 1994 e il 1996. Alcuni
hanno esitato a prender parte a questo "processo", perché non
volevano che i nostri fratelli e sorelle venissero separati dalle altre persone
che sono state vittime della violenza negli stessi anni e nello stesso contesto
della società algerina. Ma per noi è assolutamente evidente che, nel
raccogliere le testimonianze e nella presentazione del «martirio»
dei nostri fratelli e sorelle, non possiamo dimenticare di collocare il nostro
"sacrificio" dentro la durissima prova sopportata da tutta la società
algerina. E tuttavia, abbiamo pensato che era nostra responsabilità presentare
alla Chiesa universale il sacrificio dei nostri fratelli e sorelle, nel contesto
particolare di riconoscimento del loro "martirio" nel senso specifico
che la Chiesa dà a questa parola. Ci è sembrato importante offrire alla fede
di tutti i cristiani questa "testimonianza": cristiani che hanno
donato la loro vita per fratelli e sorelle musulmani, perché Dio ama tutti gli
uomini e ci invia a comunicare questo amore a tutti.
Nel caso dei nostri 19 fratelli e sorelle, si tratta certamente di una
testimonianza di fede, dal momento che hanno scelto di restare in Algeria
in risposta a una chiamata della Chiesa locale e delle loro Congregazioni che li
avevano mandati a incontrare, servire e amare altre persone che erano di
confessione musulmana. Ma è soprattutto una testimonianza di carità, dal
momento che la ragione della loro fedeltà alla missione ricevuta in Algeria è
stata innanzitutto la volontà di restare vicini al popolo algerino nell’ora
del pericolo e di provare così un amore evangelico che supera ogni
"barriera" tra gli uomini. Raccontando la parabola del "Buon
Samaritano", Gesù ci invita a «farci prossimo» di ogni uomo, quale che
che sia la sua religione.
In un'epoca in cui molti cercano di "contrapporre" gli uomini gli uni
contro gli altri, a motivo delle loro origini etniche, culturali o religiose,
questa testimonianza di amore che oltrepassa tutte le "barriere" umane
continua ad essere particolarmente attuale. È una testimonianza che vorremmo
far riconoscere dalla Chiesa universale, per mostrare che un cristiano può
offrire la sua vita anche per fratelli e sorelle non cristiani e, nello
specifico, musulmani.
Ci è stato detto che decine di migliaia di algerini sono stati uccisi nello
stesso periodo, spesso per azioni "rimarchevoli" di solidarietà con
il loro popolo. Ciò è assolutamente vero ed è, del resto, la ragione per la
quale la "Caritas" algerina ha trovato fondi per realizzare un
"film" che mette in evidenza una quindicina di personalità musulmane
che, nella città di Algeri, sono state vittime di quella stessa
"feroce" violenza. Certamente noi desideriamo far conoscere la loro
testimonianza, ma non possiamo presentarli come "martiri" in nome di
Gesù e del suo Vangelo.
Nel gruppo dei nostri martiri, alcuni hanno avuto il dono di esprimere in
maniera particolarmente efficace le loro motivazioni. L'hanno fatto a nome di
tutti i loro fratelli e sorelle. Papa
Giovanni Paolo II
è stato impressionato dalla testimonianza di vita di Christian
de Chergé e dal
suo "testamento", al punto da avere fatto dipingere il suo volto in un
affresco sul muro della sua Cappella "Mater Misericordiae". Secondo la
tradizione della Chiesa cattolica, il nostro gruppo di fratelli e sorelle
martiri verrà designato con il nome di Mons.
Pierre Claverie (dal
momento che era vescovo) e dei suoi 18 compagni. Ma è chiaro che ciò che noi
vogliamo presentare alla Chiesa è la fedeltà, nella loro vita e nella loro
morte, di tutti i nostri fratelli e sorelle nella diversità delle loro
vocazioni: religiose, religiosi, preti e fratelli, missionari, monaci e un
vescovo. È uno dei "segni" del loro martirio. Illustrano nella
diversità delle loro vocazioni la missione della nostra Chiesa a «farsi
prossimo» di coloro da cui avrebbe potuto restare lontana. «Se salutate solo i
vostri fratelli, che cosa farete di straordinario, visto che anche i pagani
fanno lo stesso?».
* Arcivescovo di Algeri