DALL’ALGERIA
Approfondire
i legami fraterni, in un mondo "frammentato",
significa assumere una "missione" condivisa.
Mons.
Henri Tessier*
("Mondo e Missione", Aprile 2008)
Ogni anno ad Algeri
i fedeli delle Chiese cristiane "storiche" si ritrovano insieme per
una "giornata" di incontro e preghiera "ecumenica. È sempre una
gioia potersi ritrovare per ascoltare la Parola di Dio e per pregare insieme
come "discepoli" di Gesù e del suo Vangelo. Purtroppo è più
difficile poter raggiungere anche i "discepoli" di Gesù che
appartengono a certe comunità nuove, nate più recentemente e che non hanno
ancora raggiunto ufficialmente il "movimento ecumenico". In effetti,
spesso i loro fedeli preferiscono celebrare, a modo loro, tra "adepti"
dello stesso gruppo, il "dono" che Dio ha fatto loro.
Nel momento in cui ritroviamo gli "amici" delle altre Chiese che ci
sono già vicine da tempo, sentiamo ancora più dolorosamente l’assenza di
questi fratelli e sorelle. Come possiamo ridurre la "distanza" che c’è
tra noi? Questa domanda è ancora più importante in quanto legata a un altro
"sforzo" di unità, che vogliamo perseguire con i nostri
"vicini" non cristiani, che formano l’immensa maggioranza della
popolazione algerina.
Il nostro impegno per l’unità dei cristiani non ci deve far dimenticare che
Gesù ci chiede di lavorare per promuovere l’unità anche con i nostri
fratelli e sorelle di altre tradizioni religiose. E dunque, in Algeria, con la
popolazione musulmana.
In questo contesto si situa la nostra "sfida" più grande in quanto
cristiani. Per questo chiediamo a Dio di permetterci di approfondire i nostri
"legami" con i nostri fratelli delle altre Chiese, in questo mondo
diviso e sofferente, per diventare capaci di assumere, insieme, questa
"missione" comune: quella di lavorare «a riunire i figli di Dio
dispersi» (Gv 11,52).
Non dimentichiamo che l’unione dei cristiani per la quale Gesù ha pregato non
è un’unione «contro» il resto del mondo. Gesù, nella preghiera prima della
sua morte, che San Giovanni ci ha trasmesso, diceva al Padre, a proposito dei
suoi "discepoli": «Perché siano come noi una cosa sola, io in loro e
tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai
mandato e li hai amati come hai amato me» (Gv 17, 23). E nel testo dell’"Epistola
ai Tessalonicesi", siamo invitati a cercare di fare il bene «tra di noi e
verso tutti» (Ts 5,15).
L’unità che domandiamo a Dio è un’unità che suscita la comunione al di
là del nostro "gruppo", che ci unisce sempre di più, che abbatte
tutte le "frontiere": «Se voi salutate soltanto i vostri fratelli,
che cosa fate di straordinario? Anche i pagani fanno lo stesso». La Chiesa del
"Vaticano II" ci ha aperto orizzonti nuovi, invitandoci a servire
questa unità che viene da Dio e che mette in opera il suo Regno al di là di
tutte le "frontiere". «Il Regno si attua progressivamente man mano
che gli uomini imparano ad amarsi, a perdonarsi, a servirsi a vicenda» ("Redemptoris
missio" 15). Giovanni
Paolo II non parla
di perdono tra cristiani, di amore tra cristiani, di servizio tra cristiani;
parla di perdono tra gli uomini, di amore tra gli uomini, di servizio tra gli
uomini. E per il Papa questo "sforzo" di unità, a livello dell’umanità
intera, non è, evidentemente, uno "sforzo" solo di tipo «umanista».
È, al contrario, una ricerca del dono di Dio in Gesù Cristo che va al di là
di tutte le "frontiere": «Le altre religioni costituiscono una sfida
positiva per la Chiesa: la stimolano, infatti, a scoprire e a riconoscere i
segni della presenza del Cristo e dell’azione dello Spirito» ("Redemptoris
missio" 56).
Certo, non siamo così ingenui e sappiamo che attorno a noi, in questo momento,
qui in Algeria, certi "gruppi" si proclamano nemici della Chiesa. Ma,
come "discepoli" del "Sermone della Montagna", non dobbiamo
essere nemici di nessuno. Dobbiamo invece far comprendere a tutti che non
vogliamo assolutamente essere nemici di nessuno. E dobbiamo farlo alla maniera
"evangelica". Gesù diceva: «Avete inteso ciò che fu detto:
"Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Invece io vi dico:
"Amerete i vostri nemici e pregherete per coloro che vi
perseguitano"» (Mt 5,43). Benedetto
XVI, nella sua "Enciclica
sulla Carità",
si fa "eco" di questa convinzione specificamente cristiana: «La
migliore difesa di Dio e dell’uomo consiste proprio nell’Amore» ("Deus
caritas est" 31).
* Arcivescovo di Algeri