DAL BRASILE

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Il «Movimento contro il costo della vita» fu un "seme" di democrazia per il Brasile.

Luis Tenderini*
("Mondo e Missione", Marzo 2008)

«Agua mole em pedra dura, tanto bate atè que fura». ("L’acqua molle sulla pietra dura, tanto batte finché non la rompe").
La storia della lotta del popolo brasiliano contro la dittatura militare è segnata da migliaia di piccoli gesti, iniziative, "rivendicazioni" che - pur dovendo spesso affrontare una "repressione" dura e violenta - hanno lentamente "minato" il potere costituito illegalmente nel 1964, obbligando i militari a ristabilire gradualmente un regime democratico pieno. Un’iniziativa sviluppatasi nei quartieri popolari della periferia della città di
San Paolo nel 1978 e che coinvolse centinaia di migliaia di persone - ad esempio - ha avuto un ruolo significativo nel processo di indebolimento del regime militare.
Negli anni Settanta la "propaganda" del governo esaltava il «miracolo economico brasiliano», simbolizzato da alcuni progetti "faraonici", come la costruzione della «Transamazonica», o il ponte Rio-Niteroi lungo 11 chilometri sulla baia di Rio de Janeiro, o l’enorme diga di Itaipu. Ma la popolazione sentiva sempre più il peso di una politica economica che controllava drasticamente gli stipendi e che permetteva l’aumento dei prezzi a livelli insopportabili. Era necessario reagire. I lavoratori cominciavano a organizzarsi all’interno dei luoghi di lavoro. Ma a che cosa serve aumentare gli stipendi, se i prezzi dei generi di prima necessità aumentano più degli stipendi? Era urgente cambiare la politica economica. Così sono scese in campo le donne, responsabili dell’economia "domestica", ad affiancare la lotta degli operai: nacque così il «Movimento contro il costo della vita».
Si costituirono centinaia di piccoli gruppi di persone, nelle "associazioni di quartiere", nelle Chiese, nelle fermate dei "metro", nei supermercati. Dovunque c’era gente riunita, si cominciò a discutere del costo della vita e sull’urgenza di fare qualcosa. Nel marzo 1978 il "Movimento" lanciò un Documento, nel quale venne denunciata la "perversione" di una politica economica che favorisce la concentrazione della ricchezza e provoca l’aumento della povertà. Al governo venne chiesto il "congelamento" dei prezzi dei generi di prima necessità. A sostegno del Documento, iniziò una "sottoscrizione" di firme in tutta San Paolo. Obiettivo: raccoglierne un milione. In cinque mesi diventarono un milione e trecentomila. Era il momento di trasformare questa "rivendicazione" di carattere economico in un gesto politico. Vennero definiti data e luogo: il 27 agosto nella Praça da Sè, davanti alla Cattedrale. Si preparò nei dettagli una grande "assemblea popolare". Ma quando nel primo pomeriggio di quel giorno gli autobus che trasportavano migliaia di persone verso il centro città arrivarono vicino alla piazza, trovarono le vie d’accesso bloccate dalla polizia e dai soldati. La gente non si lasciò intimidire. Si incamminò a piedi verso la piazza, dove trovò le porte della Cattedrale aperte, grazie all’intervento tempestivo del Vescovo ausiliare Dom Mauro Morelli. Nonostante l’"intimidazione" delle armi e dei "lacrimogeni", la grande assemblea si svolse dentro la Cattedrale. La lotta contra il costo della vita si trasformò in un grande atto politico contro il regime militare.
Questo episodio ha avuto un duplice risultato positivo nella storia del
Brasile di quegli anni. Anzitutto ha permesso di far giungere una "rivendicazione" popolare di carattere economico fino al "Parlamento", perché i pacchi con le firme raccolte sono stati portati a Brasilia da un deputato, e ne è nato un dibattito sul costo della vita. Ma il risultato più positivo della manifestazione è stato senza dubbio politico. Migliaia di persone che avevano partecipato non solo all’assemblea nella Cattedrale, ma anche a tutta la preparazione, hanno cominciato a prendere coscienza del loro ruolo nella società, della loro responsabilità di cittadini nella soluzione dei problemi collettivi.
Qualunque trasformazione sociale non può prescindere da questa "presa di coscienza": ogni gesto, ogni piccola iniziativa che realizziamo come cittadini coscienti e responsabili, assume un carattere "politico" nel senso più profondo della parola. Cioè contribuisce a costruire una società di uomini e donne liberi, uguali nei diritti e nelle responsabilità. Per questo è così importante che ciascuno faccia la sua parte.

* responsabile "Emmaus" America Latina