DAL BRASILE

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«Un progetto nel Benin mostra come il rispetto vero dell’ambiente
moltiplica la solidarietà».

Luis Tenderini*
("Mondo e Missione", Maggio 2008)

Il tema dell’acqua come "diritto fondamentale" di ogni persona umana assume un’importanza vitale e crescente per tutta l’umanità per diversi motivi: meno dell’uno per cento di tutta l’acqua del "globo terrestre" è potabile; la maggior parte delle fonti di acqua potabile (fiumi, laghi, dighe) soffre un processo crescente di "contaminazione" e di inquinamento; l’aumento della "devastazione forestale" provoca una diminuzione crescente del ciclo dell’acqua come risorsa naturale.
L’obiettivo principale della "Giornata" che - per iniziativa dell’
"Onu" - si tiene ogni anno il 22 Marzo deve essere quello di aumentare la presa di coscienza collettiva dell’importanza di conservare, preservare e proteggere l’acqua come un bene preziosissimo e indispensabile per la vita dell’umanità. Se l’obiettivo è unico, diverse sono le forme di realizzarlo. Ne cito due.
La regione "Nord-Est "del
Brasile è conosciuta come una regione dove la scarsità d’acqua è permanente, e provoca periodi di siccità "devastante", causando miseria, fame e morte per milioni di abitanti. Cercano di fuggire da questa realtà, migrando verso i centri urbani: sono i "retirantes", che periodicamente rivivono il dramma di dover abbandonare casa e terra per  non morire di fame e di sete.
Il governo brasiliano sta realizzando un progetto di grandi dimensioni per tentare di risolvere il problema della siccità in questa regione: deviare le acque del "rio" San Francisco per far giungere l’acqua alle regioni che maggiormente soffrono la siccità. Questo progetto ha suscitato reazioni favorevoli e contrarie (il Vescovo di una regione prossima al "rio" San Francisco ha tentato per due volte di opporsi al progetto, con uno "sciopero della fame").
Senza entrare nel merito della questione, questo progetto è comunque una risposta del potere pubblico per risolvere il problema della mancanza d’acqua per milioni di persone.
In
Benin (Africa Centrale) si trova, invece, il lago Nokué, un grande bacino di 150 chilometri quadrati e pochi metri di profondità, sulle cui rive vivono circa 65mila persone, distribuite in una quarantina di piccoli villaggi "lacustri", costruiti su palafitte. Il villaggio principale è Ganvié, chiamato suggestivamente la «Venezia Africana». Qui l’acqua non manca, ma le condizioni del suo utilizzo sono le più precarie possibili. Oltre ad essere salata - perché il lago è collegato al mare attraverso un canale - , l’inquinamento è totale, provocato dall’inesistenza quasi assoluta di "installazioni" igieniche e dalla grande quantità di "carcasse" di animali buttate nel lago.
Per aiutare la popolazione del lago Nokué a risolvere il grave problema della mancanza di acqua potabile, il movimento
"Emmaus" internazionale sta realizzando un progetto nella regione. I due obiettivi dell’iniziativa sono educare la popolazione locale a rispettare le regole fondamentali di igiene e di tutela ambientale dell’acqua del lago e creare un sistema di trattamento per poter disporre di acqua potabile in quantità sufficiente al consumo di tutta la popolazione del lago. Il fatto più significativo è che i fondi per finanziare il progetto non provengono da "enti pubblici" locali o internazionali, ma sono il risultato del lavoro quotidiano di migliaia di "trapeiros" del "movimento" sparsi in tutto il mondo. Il rispetto e la "preservazione" dell’ambiente - oltre che permettere ai componenti dei gruppi "Emmaus" di vivere dignitosamente del loro lavoro - moltiplica dunque le iniziative di solidarietà concreta, come quella in corso sul lago Nokué, per garantire a quella gente il diritto fondamentale di accesso e gestione di un’acqua di buona qualità per tutti. Ancora una volta, dunque, «o luxo do lixo»...: la vita che nasce anche dalla "spazzatura".
Esempi come questo sono un richiamo per tutti noi. Perché celebrare la
"Giornata mondiale dell’acqua" non può essere solo una ricorrenza del calendario. Deve essere un’opportunità di rinnovato impegno collettivo e individuale. Modificare le nostre abitudini quotidiane per ridurre il consumo dell’acqua, può essere anche una questione economica. Ma è prima di tutto una questione "etica", di rispetto di un "diritto fondamentale": garantire acqua potabile per tutta l’umanità.

* responsabile "Emmaus" America Latina