DOMANI PREGHIERA COL PAPA

RITAGLI   DIPENDE DAI PICCOLI LA PACE   DOCUMENTI

Serafino Tognetti
("Avvenire", 22/7/’06)

Dobbiamo noi cristiani pregare per la pace tra le nazioni, pur sapendo in partenza che questa non ci sarà mai? Il compito del cristiano rimane quello di annunciare la pace ultima, lavorando incessantemente per rendere - qui in terra - meno aspra l'opposizione degli egoismi che dividono gli uomini e li mettono in guerra tra loro. La pace ultima e definitiva suppone infatti la vittoria sul peccato. E pertanto oggi non può essere che relativa.
Vi è comunque continuità tra la realtà presente e quella futura; per questo il cristianesimo continua ad annunciare la pace con i profeti, impegnandosi a realizzare per intero quanto oggi possibile, nonostante le minacce e i rischi sempre incombenti.
Alla luce dell'Antico Testamento possiamo dire che tutto si è compiuto: ma tutto si è già compiuto nell'intimo, dove l'uomo si è incontrato con Dio. Dall'intimo muove il cammino dell'uomo; ogni cammino infatti che non parta di qua, anche se sembra realizzare qualcosa di concreto, lascia immutata la condizione dell'uomo, schiavo del mondo e del male.
Nel presente, invece, la pace è frutto della giustizia. Non è ancora la pace ultima, comunione e unità nell'amore, ma è già una vittoria sul caos. La legge, se non risana l'uomo nell'intimo, almeno arresta la morte e assicura la vita. È per questa vita che l'uomo può attendere serenamente il compimento ultimo della parola di Dio nella pace perfetta e definitiva dell'unità. Se di fatto la pace perfetta suppone l'intervento diretto di Dio, l'uomo che vive nel tempo annuncia e prepara l'ultimo evento. La storia infatti è essenzialmente profetica.
È per questa pace che gli autori ispirati del Nuovo Testamento e, tra i Padri apostolici, san Clemente Romano, ci comandavano di sottometterci a coloro che hanno il governo e di pregare per loro, perché assicurando la pace nella giustizia, gli uomini possano attendere con tranquillità alla loro salvezza. Non basta: la Chiesa esalta questa pace, invita a difenderla e incrementarla e vuole che gli uomini la promuovano come un bene necessario alla stessa vita religiosa dei credenti. Moltissimi sono i documenti del magistero, da Pio XII al presente Pontefice, che hanno come argomento questa pace.
Preghiamo, dunque, come ci chiede il
Papa Benedetto XVI per la pace nel mondo e in Medio Oriente. Preghiamo in ginocchio, perché questa è vera carità. Non facciamo chiasso, non sfiliamo con inutili bandiere, ma parliamo con Dio e supplichiamolo con cuore contrito. "La vita del mondo - affermava con disarmante semplicità Aristide, uno dei primi apologeti cristiani - dipende dalla preghiera dei cristiani". E don Divo Barsotti, sulla stessa linea, affermava dal suo eremo toscano: "Credete che il destino del mondo dipenda dai capi di Stato? Niente affatto! Dipende dalla preghiera dei semplici e dei piccoli, che nessuno conosce e che è nulla agli occhi del mondo...".
Rimane tuttavia che ogni attività dell'uomo in ordine alla pace, ogni risultato che possa ottenere per stabilirla, avrà sempre un carattere profetico. La pace vera e perfetta è del mondo futuro. Il cristiano vivrà nel mondo per dare testimonianza di quell'assoluto che Dio ha acceso nel suo cuore. La sua azione farà più dolorosa l'attesa, più viva la speranza dell'intervento divino. Una tensione drammatica oggi spinge l'uomo verso la fine: tutto è compiuto nella dimensione del mistero e tutto deve compiersi ancora nella dimensione della sua rivelazione.
La pace infatti cui l'anima aspira è la gloria della Resurrezione, che sarà la gloria dell'umanità divenuta un solo Corpo con il Cristo, per vivere in Lui una comunione perfetta nell'amore. È finalmente il Regno di Dio. Fino a quel giorno la vita della Chiesa si riassumerà sempre nella domanda del Pater: "Venga il tuo Regno", sarà l'invocazione appassionata e struggente che chiude l'ultimo libro ispirato: "Amen, vieni Signore Gesù".