
Annalena non
ha mai amato parlare di sé.
Ha vissuto in silenzio la radicalità evangelica per 35 anni in terra musulmana.
Al pressante invito del Vaticano in occasione di un convegno sul volontariato
- 30 Novembre 2001 - ha risposto con una toccante testimonianza.
Eccone un piccolo brano...
Partii decisa a
"gridare il vangelo con la mia vita" sulla scia di Charles de
Foucauld, che aveva infiammato la mia esistenza. Trentatre anni dopo, grido il
vangelo con la sola vita e brucio dal desiderio di farlo fino alla fine. Questa
la mia motivazione di fondo, insieme a una passione da sempre invincibile per
l'uomo ferito e diminuito senza averlo meritato, al di là della razza, della
cultura e della fede.
Sono praticamente sempre vissuta con i somali, in un mondo radicalmente
musulmano. In Kenya prima e ora qui a Borama non c'è nessun cristiano con cui
possa condividere...
All'inizio tutto mi era contro. Ero giovane, dunque non degna né
di ascolto né
di rispetto. Ero bianca, dunque disprezzata da quella razza che si considera
superiore a tutte. Ero cristiana, dunque oltraggiata, rifiutata, temuta. E poi
non ero sposata: un assurdo in quel mondo in cui il celibato non esiste e non è
un valore, anzi è un disvalore. Solo chi mi conosce bene dice e ripete che io
sono somala come loro e sono madre autentica di tutti quelli che ho salvato.
Quella dell' Ut unum sint è stata ed è l'agonia amorosa della mia vita,
lo struggimento del mio essere. E' una vita che combatto e mi struggo, io povera
cosa, per essere buona, veritiera, non violenta nei pensieri, nella parola,
nell'azione. Ogni giorno al Tb Centre noi ci adoperiamo per la pace, per
la comprensione reciproca, per imparare insieme a perdonare. Oh, il perdono,
com'è difficile il perdono. I miei musulmani fanno tanto fatica ad apprezzarlo,
a volerlo per la loro vita.
Eppure la vita ha un senso solo se si ama. Nulla ha senso fuori dell'amore. La
mia vita ha conosciuto tanti pericoli, ho rischiato la morte tante volte. Ho
sperimentato nella carne dei miei, di quelli che amavo e dunque nella mia carne,
la cattiveria dell'uomo, la sua crudeltà, la sua iniquità. E ne sono uscita
con la convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare!
( Forlì, 2 Aprile 1943 – Borama, 5 Ottobre 2003 )