ANNIVERSARIO

RITAGLI     Lourdes: al riparo della Grotta     LOURDES

«Lourdes è stata anche un rifugio della fede durante gli anni di crisi "razionalista",
che hanno seguito il Concilio».
Nel 150° delle apparizioni, parla il "mariologo" Laurentin.

Luci e preghiere nella Grotta di Lourdes...

Andrea Tornielli
("Avvenire", 7/2/’08)

Padre Réné Laurentin, se le chiedessi di dire in sintesi qual è l’autentico messaggio di Lourdes, cosa risponderebbe?

«Ogni messaggio "profetico" va al di là delle parole. È come il lievito nella pasta. Le "parole chiave" del messaggio non sono solo quelle dette esplicitamente, vale a dire "Preghiera", "Penitenza e conversione", "Immacolata Concezione". C’è anche, innanzitutto, la parola "povertà". Credo che il messaggio profetico di Lourdes, proposto nella persona di Bernadette, sia quello della "beatitudine" dei poveri, la loro esistenza, il loro valore. Ai poveri è annunciata la "Buona Novella" del Vangelo. Al tempo delle apparizioni, nell’Ottocento, la povertà era "misconosciuta", irrisa, ridotta allo stato degradante della miseria a vantaggio della ricchezza. Quello era il tempo dello sviluppo industriale che generava sfruttamento, il lavoro dei minori, il degrado delle "baracche" nelle grandi città. Ci trovavamo al culmine della società borghese e capitalista, fondata sul denaro. La Vergine parla nel contesto di Lourdes, una città della Francia meridionale. In questo contesto Maria è andata a cercare la ragazza più povera, della famiglia più povera – pensate alle condizioni di vita nel "cachot", con il "letamaio" davanti alla finestra. Una ragazza dalla salute molto "malferma", che diventa la sua "plenipotenziaria" per fondare Lourdes.
Qualcosa di simile era accaduto tre secoli prima in Messico, quando la Vergine di Guadalupe apparve non al vescovo o a qualche notabile spagnolo, ma a un povero "indio", che divenne il suo "plenipotenziario" nel chiedere la fondazione di un santuario sul monte dove un tempo le popolazioni indigene offrivano sacrifici umani».

C’è qualcosa che spesso una certa cultura e una certa "intellighenzia laica" fatica a capire. Mi è capitato di constatarlo, anche di recente, in un "dibattito tv" su Padre Pio, durante il quale si è sottolineata l’ignoranza del popolarissimo frate con le stimmate. Si dimentica che nel "Magnificat" si recita che «Dio ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili»...

«La prima parola del messaggio, anche se non detta esplicitamente dall’apparizione, è la parola "povertà". La povertà di Bernadette, prima e durante le apparizioni, con il rifiuto del denaro, e dopo le apparizioni, con il voto di povertà che ha pronunziato presso il Convento delle Suore di Nevers. E non dimentichiamo la povertà della sua salute. La sua è una grande testimonianza, come un amore immenso esercitato quotidianamente, che si è espresso nel dettaglio di tutta la sua vita. La povertà come quella della Vergine che si esprime nel "Magnificat", nel suo rendimento di grazie a Dio. Questo è dunque il primo punto che fu capito, perché tutti i benestanti che fuggivano i poveri, dopo le apparizioni, venivano al "cachot" per avere la grazia di vedere Bernadette e volevano aiutarla, e lei non accettava l’aiuto. È una testimonianza centrale di Lourdes, la "radice" di Lourdes».

Ricorre il 150° Anniversario delle apparizioni. Lei insiste nel dire che per capire Lourdes bisogna capire Santa Bernadette Soubirous. Perché, come lei ha più volte affermato, Bernadette può essere considerata la «fonte» di Lourdes? Perché è così importante?

«Bernadette è la sola "intermediaria" del messaggio e anche della conoscenza della visione della Vergine, è la sola che ha visto, che ha udito le parole di "Aquerò". Nessun altro veggente fu riconosciuto e tutto il messaggio, le parole della Vergine sono conosciute da Bernadette stessa. Ma questo si radica più profondamente nel fatto che la Vergine ha scelto Bernadette come una perfetta immagine. Come un’"icona", direi. Era lei stessa, Bernadette, l’immagine della Vergine, per tutta la sua vita, per la sua umiltà, per la sua povertà e per la sua "limpidezza". E aggiungerei anche per il suo temperamento forte. Aveva una capacità di resistenza molto forte.
Quando si è trovata davanti al commissario Jacomet che la minacciava, o davanti ad altri giudici, ha dimostrato una forza di carattere che corrisponde anche all’immagine della Vergine, una donna che era rimasta ai piedi della Croce quando tutti gli altri se n’erano andati. Bernadette è veramente l’icona della Vergine. Lo scultore chiamato a realizzare la statua da mettere nella nicchia della grotta di Massabielle l’ha realizzata più grande rispetto alle indicazioni che gli aveva dato Bernadette. Hanno dovuto allargare un po’ la nicchia per farcela stare.
Ma l’apparizione era più piccola, una piccola ragazza, come la veggente. Bernanos l’ha definita, in un libro meraviglioso, "una piccola ragazza questa regina degli angeli"; mentre Péguy diceva: "La più grande perché la più piccola, la più gloriosa perché la più umile, la più gioiosa perché fu anche la più dolorosa". Tutti questi contrasti si riconoscono nella vita di Bernadette».

Padre Laurentin, vorrei che a questo punto del nostro percorso ci parlasse di Lourdes come un "rifugio" della fede, che è rimasta intatta nonostante le tempeste della contestazione del "post-Concilio". In fondo, i santuari mariani, i luoghi della pietà popolare, hanno rappresentato negli anni più difficili come un "fiume carsico", sommerso, di fede autentica e di autentica devozione. Nonostante anche qualche teologo considerasse la fede dei semplici, la fede di chi ha bisogno di vedere e di toccare, come qualcosa da guardare con sufficienza, come l’espressione di una fede "bambina", non adulta…

«È vero che la teologia talvolta è troppo razionale, logica, non lascia passare il carattere espressivo, umano, sensibile di tutta la Bibbia che parla in termini d’amore, di cose concrete, visibili, di relazioni tra gli uomini, di relazione con Dio. Allora, a Lourdes ritroviamo questo stile evangelico, questo stile concreto, ritroviamo al primo posto gli ammalati per i quali Lourdes ha improvvisato, senza che vi fossero precedenti, i viaggi, i pellegrinaggi appositamente dedicati a loro. E li ha organizzati con le ferrovie: era un’audacia al limite dell’incoscienza, perché era molto pericoloso, a volte, spostare persone in gravi condizioni di salute per farle arrivare a Lourdes. Nella Chiesa c’è una critica esagerata, una critica che di fronte a una nuova apparizione, e alle persone che gioiscono affermando: "Ecco la Vergine, siamo felici", fa subito dire: "No, è falso". A Lourdes tutto va di pari passo, tutto viene armonizzato, nella preghiera e nell’azione di carità, e questo ha formato molti cristiani, nell’"asfissia" della fede che è generale nel nostro secolo. Allora, questo ha un senso per completare ciò che abbiamo già detto su Lourdes come "rifugio" della fede durante gli anni di crisi, di "disintegrazione", che hanno seguito il Concilio, non a causa del Concilio, ma per infedeltà al suo messaggio, per deviazioni e per critica distruttiva».