Un appello contro la "ricolonizzazione"

L’ex "Ministro della Cultura" del Mali, Aminata Traoré:
«Non serve avere "tassi di sviluppo" positivi, se poi la gente rimane nella "miseria"».

RITAGLI     L’Africa cresce. Ma lo fa male     MISSIONE AMICIZIA

«Sul "Continente" soffia un vento di "ottimismo",
che maschera l’immensa "miseria" delle popolazioni,
di cui il "naufragio" dei giovani in fuga verso "Nord" è il risultato»

Aminata Traoré
("Avvenire", 24/2/’09)

Pubblichiamo in queste colonne una passo tratto da «L’Africa umiliata» di Aminata Traoré ("Avagliano", pagine 212, euro 15,00).
Aminata Traoré, ex "Ministro della Cultura" del
Mali, lancia un "appello": «Noi, popoli d’Africa, un tempo "colonizzati" e ora "ricolonizzati" alla "mercé" del "capitalismo occidentale", non cessiamo di chiederci: cosa stiamo diventando? La sfida che oggi affrontiamo è quella di immaginare un futuro in cui l’essere umano sia posto al centro. Una "riappropriazione" dei nostri destini cha fa "appello" alle nostre lingue, ai nostri punti di riferimento, ai valori sociali e culturali a noi cari».

Lo "sviluppo" è una di quelle parole d’ordine e parole chiave delle quali ci compiacciamo credendo che abbiano lo stesso significato e le stesse conseguenze per gli "investitori" e per noi. Non è così. Le imprese straniere si arricchiscono e permettono ai loro interlocutori e alleati locali di fare la stessa cosa a scapito dell’immensa maggioranza degli africani e dell’ambiente. Ora, ecco che sul Continente soffia un vento di ottimismo che tende a sdrammatizzare o a mascherare l’immensa miseria delle popolazioni, di cui il "naufragio" dei giovani in fuga verso l’"Emisfero Nord" è il risultato. All’unisono, i "liberali" africani e non africani concordano nel dire che lo sviluppo arriva puntuale con il progresso della democrazia e del buon governo, ma anche e soprattutto con l’aumento delle quotazioni mondiali delle "materie prime". Questo è dovuto alla domanda crescente delle economie emergenti d’Asia, principalmente della Cina e dell’India, del Brasile, ma anche degli Stati Uniti e dell’Europa. Si tratterebbe di una vera "corsa all’Africa" e, secondo alcuni analisti, «per la prima volta, il Continente può rialzare l’asta e negoziare gli investimenti di cui ha bisogno». Questo ottimismo viene condiviso dai banchieri e dai consiglieri influenti presso i dirigenti africani. Il Presidente della "Banca Africana di Sviluppo" ("Bad"), Donald Kaberuka, si complimentava, durante l’assemblea generale della sua istituzione in Cina nel Maggio del 2007, dei "tassi di sviluppo" che i nostri Paesi cominciano a pubblicare, quando Jean-Michel Severino, il direttore generale dell’"Agenzia Francese di Sviluppo", esprimeva la sua soddisfazione nel vedere il Continente riprendere il cammino dello sviluppo.
Lionel Zinsou, amministratore socio della "Banca Rothschild" e consigliere del Presidente beninese, è molto positivo: «Non vedo un altro Continente che sia progredito più velocemente dell’
Africa in questi anni, in termini di dinamica, di rispetto dei diritti, di "alfabetizzazione". [...] L’Africa si è sdebitata, l’"inflazione" e i "deficit pubblici" sono sotto controllo». Si dice anche meno impressionato per quanto riguarda le "materie prime", tra cui il petrolio, in questa schiarita rispetto al 3-4% di "tasso di sviluppo annuale" dei "Paesi Saheliani", più precisamente il Burkina Faso e il Mali. Ancora una volta non voglio credere ai miei occhi: dove sono i fatti? Chi si interessa alla loro incidenza sulla vita delle persone comuni, chi potrebbe dare a queste ultime la voglia di vivere nei loro Paesi?
Qualche volta mi sono sentita dire che, prima di conoscere la sua fase attuale di sviluppo, anche l’
Asia aveva avuto le sue "boat people", e che lo sviluppo che si avvia in Africa avrebbe risolto il problema e avrebbe fermato l’"emigrazione" degli africani. Non c’è niente di sicuro fino a che la questione centrale della "cittadinanza" e della "sovranità politica", che viene occultata dal discorso principale, non viene posta e non riceve neanche un inizio di risposta. L’abbondanza delle "materie prime" non è assolutamente una garanzia di prosperità, di pace né di giustizia sociale senza queste due dimensioni, che dobbiamo rivendicare affinché le transizioni democratiche possano riscoprire il loro vero senso e gli africani possano finalmente trarre profitto dalle ricchezze del loro Continente. L’avidità attuale dei Paesi ricchi potrebbe dare luogo a una nuova "spartizione" del Continente e al peggioramento delle "frustrazioni", dei rischi di conflitto e degli spostamenti delle popolazioni. In effetti, un pugno di africani produce assieme alle grandi imprese e crea con queste delle "isolette" che fiancheggiano quartieri "sovrappopolati", insalubri e dove regna una miseria a volte spaventosa. Il rischio di deriva è ancora più grande se si pensa al fatto che la "spartizione" del Continente, contrariamente a quella del 1885, attuata dalle "potenze coloniali", coinvolge anche dei nuovi Paesi – la Cina, il Brasile, l’India – con i quali gli ex "colonizzatori" e le organizzazioni di cui si sono forniti, in particolare l’"Unione Europea", tentano di mettersi d’accordo affinché tutti ne ricavino qualcosa. Oltre il Darfur, la guerra latente in Niger per lo sfruttamento dell’uranio è una delle ultime manifestazioni della rivalità tra cinesi e occidentali. Se l’abbondanza delle "materie prime" bastasse da sola a fare la prosperità di un Paese, si saprebbe. In materia di sfruttamento, del resto, l’Africa è solo agli albori delle proprie ricchezze. Ed è così che, al di là della "partnership" con l’"Unione Europea", si può dire che abbia venduto la propria anima al diavolo se si considerano i "super-profitti" delle "multinazionali" francesi in Africa, che arricchiscono i vertici dello Stato e qualche "intermediario" mentre tutto il resto della popolazione marcisce nella miseria. I Paesi produttori di petrolio, come quelli che non lo sono, non sono neanche capaci di garantire delle aule, forniture e "assistenza sanitaria" per le loro popolazioni. In cosa e come i "tassi di sviluppo" che il Continente registra attualmente possono essere una risposta adeguata all’impoverimento e all’"esilio" degli africani in un contesto in cui lo Stato è sotto sorveglianza e i suoi "contro-poteri" sotto controllo? Le condizioni di uno sviluppo che giova alla maggioranza sono, oltre alla trasparenza dei "contratti" e della gestione rigorosa delle "entrate", la volontà politica di dedicarsi alla soddisfazione dei bisogni delle popolazioni e alla "sicurezza civile".