MISSIONE SPERANZA

LA MISSIONE PENSA

RITAGLI     CHI DECIDE…     MDI - GUINEA BISSAU

...quanto vale una vita?
E cosa fa di una vita una vita che vale la pena di essere vissuta?
È la "domanda" di Natale!

Fiori nella roccia: fragilità della vita che viene alla luce!

Sr. Gabriella Tripani
("Missionarie dell’Immacolata", Dicembre 2008)

Mesi fa, al "telegiornale", hanno fatto vedere una bimba coreana, piccola, forse 4 anni, che suonava il piano con incredibile, affascinante abilità. La bambina era cieca dalla nascita. Chiuse le porte degli occhi, si era spalancata quella di una sensibilità finissima. Davanti alla televisione, chi vedeva si commuoveva.

Chissà se qualcuno di quelli che applaudivano e si intenerivano, tanta meravigliosa musica tirava fuori dalle piccolissime mani, chissà se qualcuno avrebbe mai avuto il coraggio di dirle: "Se avessimo saputo della tua cecità, per quel che sta in noi non saresti mai nata; ci rallegriamo oggi della tua musica, ma avremmo pensato e probabilmente deciso che tu non avresti dovuto esserci!".

Contraddizioni... Anche a quanti sono applauditi ai "Giochi Paraolimpici", nessuno dice che se la loro "diversa abilità" avesse potuto essere prevista prima della nascita, non conseguenza di un incidente o malattia, non avrebbero dovuto nascere. Così si lotta per una uguaglianza tra chi è ormai nel mondo, ma non per il diritto di esistere, tanto si è certi che la felicità non è programmata per tutti. E ci si dimentica che i più raffinati apparecchi per "ecografie" non possono diagnosticare la malattia della "mancanza di senso", per cui a volte chi ha tutto "in regola" si toglie la vita.

Abbattiamo le "barriere architettoniche", ma c'è un'altra "barriera" che non sappiamo abbattere, quella dell'incomprensione del "limite" e dell'autentica umanità della fragilità. Gli "autobus" abbassano "piattaforme" per far salire "sedie a rotelle", si rendono obbligatorie rampe e ascensori sufficientemente grandi, ma restano altre "barriere architettoniche" da smantellare dentro e, quelle, le "leggi" invece che abbatterle le rafforzano.

Cosa fa di una vita una vita che vale la pena di essere vissuta? E chi decide quando una vita vale la pena di essere vissuta?

Altre contraddizioni. Una volta ho visto un bimbo appena nato, in un poverissimo villaggio della Guinea Bissau.

Steso su alcuni stracci, stava là. Ricordo di avergli detto sottovoce: «Benvenuto in questo mondo; io sono qui di passaggio, ma tu sei nato nella famiglia più povera di un villaggio molto povero di uno dei Paesi più poveri del mondo!».

Aveva poche ore e non lo sapeva. Se avesse saputo, avrebbe voluto nascere lo stesso? Davanti a lui, magari una vita troncata da una banale "diarrea" o da un attacco di "malaria", o forse da una "mina" interrata tra gli alberi di "caju" dalla guerra di dieci anni fa, o forse anni dietro vacche "smagrite" al pascolo, o la fortuna di un "banchettino" sotto un tetto di paglia di una "scuoletta" di villaggio...

"Malaria", "mine" e fame non sono "patrimonio genetico", ma la lotta contro questi limiti è così stanca e poco convinta.

Chi decide se devono vivere i bambini della fame, i figli dell'"Aids", i bambini delle guerre?

E se potessero decidere, quale speranza "congenita" li farebbe attraversare i loro "deserti", le loro paure e le loro fami?

Qualcuno rimane fuori da tutte le "statistiche". Un "Bambino" nato da donna nella pienezza del tempo, un bambino così diverso che non rientra nelle "statistiche". Talmente unico che non ci si crede. Talmente come tutti che non ci si crede.

Credere nel Natale è investire tutto in un bambino solo. Ma credere nella vita è sempre investire in un'unica persona, che vale quanto tutte le altre. È l'amore che sa svelare la "dignità" di una vita, di quella particolare, unica vita, non il "patrimonio genetico".

Alla fine, molto si riconduce a un problema di fondo: il disagio della difficoltà, della "vulnerabilità", dell'inaccettabile fragilità della vita. In realtà, la vera fragilità è quella dell'amore. Infatti, Dio si è spezzato sulla "Croce". Quella fragilità ha salvato il mondo. Se il limite rende fragili, l'amore è il limite più grande. Cominciando da oggi, Natale!