MISSIONE SPERANZA

LA MISSIONE PENSA

RITAGLI     LA FERMATA     MISSIONE AMICIZIA

Il punto di "arrivo" è lo stesso. Il punto di "partenza" è cambiato.

Con la mappa della vita, ciò che conta è fermarsi al punto giusto e attendere...

Sr. Gabriella Tripani
("Missionarie dell’Immacolata", Maggio 2009)

"Cipro" è una delle fermate della "metropolitana" romana della "Linea A", "Battistini - Anagnina", la "Linea Rossa" che passa per la "Stazione Termini". Fino a poco tempo fa, c'era scritto "Cipro - Musei Vaticani". Chi voleva andare ai "Musei Vaticani", infatti, scendeva a "Cipro" e si trovava abbastanza vicino all'ingresso dei "Musei".

Un giorno, prendendo la "metro", ho notato un cambiamento: la scritta "Musei Vaticani" era stata spostata e invece che alla fermata "Cipro" era collocata alla fermata seguente, "Ottaviano". Così: "Ottaviano - Musei Vaticani".

Ora, mi riesce difficile credere che i "Musei Vaticani" si siano spostati da un posto all'altro di Roma, con tutto il loro preziosissimo carico, "Cappella Sistina" compresa. Eppure la fermata è cambiata. Se i "Musei" sono al loro posto, cosa c'è allora di diverso?

La ragione è la "coda". Sì, la lunghissima "coda" di turisti che vogliono visitare i "Musei".

Chi scende a "Cipro" si trova abbastanza vicino al portone di ingresso, ma deve cominciare a risalire la fila per prendere l'ultimo posto. La fila si snoda lungo le "Mura Vaticane" e risali, risali rasenta "Piazza Risorgimento" e arriva a "Via di Porta Angelica", e siamo quasi a "San Pietro".

Così adesso "Ottaviano" risulta essere molto più vicina all'effettivo inizio della fila.

Questa pagina tuttavia non è un "avviso" per chi voglia visitare i "Musei Vaticani". È una riflessione su quel coraggio di cambiare la scritta nella "metropolitana" e segnalare che se si vuole raggiungere i "Musei", che sono sempre fedelmente al loro posto, bisogna scendere a una fermata più lontana e da lì aver la pazienza di avvicinarsi. Si è spostato il punto di "partenza".

Ho pensato subito all'"evangelizzazione".

Il punto di "arrivo" è lo stesso. Ma il punto di "partenza" cambia. E per arrivare bisogna avvicinarsi al punto di "partenza". Non è vero solo per i "Musei": tener conto di dove sta la gente è importante anche per la "missione". Per "evangelizzare" bisogna partire da dove la persona si trova.

Come faceva Gesù, idealmente appostato ai "crocevia" dell'umano, per incrociare la persona, nell'oggi, e nel suo oggi: sul "marciapiede", sulla riva del lago, oppure sull'albero, o presso il pozzo.

E sempre partiva da dove la persona era e sempre la conduceva più vicina a dove avrebbe dovuto essere.

Scelte, stili di vita, comportamenti, opinioni apparentemente lontani da quel "Vangelo" che si vuole annunciare: ma dentro c'è sempre una "domanda". Bisogna partire dalla "domanda" che contengono. E suscitarne altre.

L'"evangelizzatore" non può non partire dalle "disposizioni" e dai bisogni della persona concreta. E mentre ascolta con autentico interesse, percepisce la "distanza" tra i desideri che emergono (non aver più sete, camminare, vedere di nuovo, risolvere problemi di "eredità" e perfino volere un aiuto in cucina) e quello che il "Vangelo" insegna a desiderare: la vera acqua, la vera vita, il vino nuovo, il perdono, la misericordia, il coraggio, le "beatitudini"... infine, Gesù stesso.

Lo spazio tra le "domande" che ci sono – il punto dove ci si trova – e quelle che possono nascere è lo spazio dell'"annuncio", invito ad approfondire il desiderio esistente e a confrontarlo con lo "Spirito".

Incontrata l'"umanità" della singola persona, con il suo modo particolare di essere, l'"annuncio" la mette in relazione con ciò che dovrebbe essere: che ne fai della tua "umanità"? La riduci o le dai spazio, la inganni o le consenti di essere nella verità di sé?

L'"evangelizzazione" annuncia che c'è di più, oltre le riduzioni che le "antropologie" correnti apportano. Provoca la "nostalgia" di ciò che si potrebbe essere.

Ci si lamenta facilmente del mondo che va male, delle giovani generazioni così diverse. Ma quali sono le "domande" del loro cuore? Ci si perde nei "labirinti" delle opinioni: alla fine qual è l'oggetto che il pensiero cerca? Si deplorano paure, lentezze, "assenze". Ebbene, cambiamo "fermata".

E non dobbiamo forse essere noi a scrivere che la "fermata" è cambiata? Scriverlo con coraggio, perché non si perda tempo nella pretesa che nulla sia cambiato e intanto si perda il luogo dove le persone aspettano.

... Interessante poi che, alla fine, raggiungere gli "ultimi", i più lontani, è l'unico modo per arrivare alla "meta". Gli "ultimi" della fila, unico modo per riuscire poi ad entrare.