Si chiude domani
a Palermo l’incontro promosso dalla Cei:
trecento i partecipanti.
Annuncio: dal
sostegno alla cooperazione con le giovani Chiese.
Esperienze a confronto
al "Convegno nazionale dei direttori dei Centri missionari diocesani".
Da Palermo,
Alessandra Turrisi
("Avvenire’,
19/9/’07)
Missione, dal "dare"
al "cooperare". L'evoluzione della Chiesa italiana passa anche dal
diverso modo di interpretare l'attività missionaria, alla luce dei suggerimenti
contenuti nella "Nota pastorale" dell'episcopato italiano dopo il "Convegno
di Verona".
Mentre un tempo la missione era pensata come aiuto solidale a giovani Chiese
bisognose di personale e di mezzi, oggi appare sempre più evidente la
dimensione della cooperazione tra Chiese sorelle, alla cui base c'è il concetto
di comunione.
Lo sottolineano gli oltre trecento partecipanti al quarto "Convegno
nazionale dei direttori dei Centri missionari diocesani",
in corso fino a domani a Isola delle Femmine (Palermo). «Essi partirono e
predicarono dappertutto. Per una missione senza confini» è il tema attorno a
cui i sacerdoti, i religiosi e i laici che lavorano in prima linea
nell'evangelizzazione dei popoli stanno costruendo le nuove prospettive della
"missio ad gentes" e non solo. Ai lavori hanno partecipato gli
arcivescovi di Trento, Luigi Bressan, e di Monreale Salvatore Di Cristina, e il
vescovo di Pavia, Giovanni Giudici.
«C'è la coscienza di avere un ruolo sempre maggiore all'interno della
pastorale diocesana - spiega il direttore dell'"Ufficio nazionale per la
cooperazione missionaria tra le Chiese", monsignor Giuseppe Pellegrini - .
Negli ultimi cinque anni, soprattutto dopo le indicazioni del "Convegno di
Verona", i centri missionari diocesani hanno preso consapevolezza di dover
aiutare a far sì che la missionarietà pervada tutti gli ambiti della pastorale
e della vita cristiana e di dover diventare un luogo di coordinamento di tutti i
movimenti missionari che esistono in diocesi».
Una trasformazione della missionarietà che passa attraverso un contesto "economico-sociale" italiano in grande trasformazione, dove la pastorale diventa
una domanda ben precisa. Secondo Lorenzo
Prezzi, direttore della rivista
"Il Regno", c'è una «crescente consapevolezza» di nuovi ambiti nei
quali «spendere la propria proposta di fede, di corresponsabilità
ecclesiale». Si tratti di spazi innovativi dell'annuncio come l'immigrazione, o
della «consapevolezza del martirio» che attraversa sempre più la missione
"ad gentes". Sfide continue, rivolte a tutti, soprattutto nell'ottica
della nuova evangelizzazione. Per questo, aggiunge il vescovo di Pavia, Giudici,
«è importante che gli attori dell'evangelizzazione siano coloro che
frequentano con continuità le nostre parrocchie, perché sappiano assumersi la
responsabilità di testimoniare Cristo agli altri».
Ma queste nuove esigenze della realtà italiana in trasformazione trovano pronti
i centri missionari diocesani? Marco
Ragaini, del "Centro missionario
diocesano" di Milano, ha "fotografato" la situazione attuale dei centri, che
mostrano una struttura variegata (più organizzati e strutturati al Nord,
composti per lo più da volontari o dal solo direttore al Centro e al Sud),
«che vive spesso situazioni di difficoltà, viene un po' considerata la "cenerentola" della pastorale - afferma Ragaini - ma che ha fatto grandi passi in
avanti negli ultimi anni». In Italia ancora poche sono le diocesi che possono
vantare la presenza di un centro missionario capace di dare forma ad una
pastorale che coinvolga e valorizzi le risorse umane, la sensibilità e il
patrimonio culturale delle Chiese, mentre - intanto - cresce l'età media dei
direttori.
Malgrado queste difficoltà, la Chiesa in Italia è chiamata a raccogliere in
ordine alla sua attività missionaria alcune sfide, fra cui alcuni punti
sottolineati ieri nei lavori di gruppo: ruolo formativo del centro missionario
diocesano in relazione alla dimensione missionaria della vocazione cristiana
comune a tutto il Popolo di Dio, con particolare attenzione al mondo laicale e
ai seminaristi; presenza sempre più consistente nelle nostre comunità di
presbiteri non italiani in servizio pastorale per i quali si pone la necessità
di adeguati percorsi di formazione anche missionaria; evangelizzazione tra gli
immigrati e catecumenato per gli adulti che chiedono il battesimo;
valorizzazione degli immigrati come risorsa di missionarietà.