SANGUE IN "MEDIO ORIENTE"

Il "Custode di Terra Santa": «Manca la volontà, la forza politica per il "dialogo".
È un "film" purtroppo già visto molte volte. Mi domando quanto ancora dovrà succedere,
perché ci sia un "intervento" forte ed energico sulle due parti,
affinché agiscano con "ragionevolezza".
Presto le "autorità religiose" condanneranno in maniera unanime questi "eventi"».

RITAGLI     Padre Pizzaballa:     SEGUENTE
«Ora intervenga la "comunità internazionale"»

«Era nell’aria. Da giorni andavano avanti le "provocazioni" di Hamas.
La "risposta" di Israele è arrivata, in un modo però eccessivo».

Lacrime e terrore, dopo gli attacchi nella Striscia di Gaza...

Esplosione a Gaza, in lotta con lo stato d'Israele!

Barbara Uglietti
("Avvenire", 28/12/’08)

«È stata una reazione eccessiva, di una violenza "inusitata". E temiamo sia solo l’inizio». Padre Pierbattista Pizzaballa, "Custode di Terra Santa", esprime grande preoccupazione per l’"offensiva" israeliana lanciata nella "Striscia di Gaza". Un’operazione che rischia di innescare una pericolosa "escalation", capace di "destabilizzare" l’intera regione.

Vi aspettavate un intervento del genere?

Era nell’aria. Le provocazioni di "Hamas" andavano avanti da giorni. E la risposta di Israele è arrivata. In un modo, però, eccessivo, crudele. Il fatto è che siamo in "campagna elettorale" e tutti vogliono mostrare i "muscoli". A scapito dei morti.

Possibile che non ci sia un’altra strada per proteggere i propri legittimi interessi, dall’una e dall’altra parte?

La via ci sarebbe anche: quella del "dialogo". Ma manca la volontà, la forza politica di sceglierla. È un "film" purtroppo già visto molte volte. Che però, a quanto pare, non ha tra gli spettatori la "comunità internazionale": mi domando quanto ancora dovrà succedere perché ci sia un intervento forte ed energico sulle due parti affinché agiscano con ragionevolezza.

A Betlemme, a Nazareth, in Cisgiordania, con quali sentimenti la popolazione accoglie questi fatti?

Con rabbia. Grande rabbia. Che va ad alimentare rancori antichissimi, "rinfocolando" l’odio e la voglia di vendetta.

Che considerazione hanno di "Hamas"?

In genere li guardano con ammirazione perché resistono alla "forza occupante". Ma se appena ci si addentra in valutazioni più precise, allora non sono pochi quelli che vogliono prenderne le distanze.

Come reagiscono i Sacerdoti che operano in "Terra Santa" di fronte a episodi come questo di Gaza?

Ho incontrato oggi stesso alcuni Sacerdoti per le "ordinazioni’. Erano molto amareggiati, tesi, e bisogna dirlo: arrabbiati. Non si tratta di distribuire torti o ragioni, ma certo una "strage" come quella avvenuta a Gaza ferisce e lascia il segno. Mina anche le piccole cose su cui cerchiamo di costruire un cammino di "condivisione". Faccio solo un esempio: la "marcia solenne" che gli "Scout" fanno a Nazareth e che era prevista per domani – oggi – è stata cancellata, e questo la dice lunga su quanto i sentimenti siano coinvolti e "stravolti" da un evento del genere.

Quanto influisce un episodio come questo di Gaza nelle relazioni tra la "comunità" cristiana e quella ebraica?

Inevitabilmente, complica tutto. Il rapporto con il mondo "ebraico-israeliano" è già di per sé piuttosto difficile, e in questi anni le tensioni si sono acute ancora di più, per via del problema dei "visti", della costruzione del "muro", della situazione "umanitaria" a Gaza.

Perché in una "Terra" tanto prossima a Dio, e nonostante tutto il lavoro prezioso e complicato svolto dai Sacerdoti, il "messaggio" di pace e di "dialogo" non riesce ancora a "fare breccia"?

Posso solo fare una "riflessione spirituale": credo che in questa "Terra" dove convivono tutte queste "fedi", dove si incontrano Occidente e Oriente, dove c’è stato il "Dono" dell’amore per eccellenza, ecco, qui anche il "peccato" viene fuori con più evidenza. Poi, certo, ci sono ragioni specifiche, dirette, determinate dalla politica e dalle "contingenze quotidiane" che incidono e che fanno di questa terra una terra tanto "lacerata".

Adesso qual è il compito delle "autorità religiose"? Cosa possono fare?

Presto uscirà una "condanna" unanime di questi eventi e poi dovremo tutti, tutti noi "Pastori", stringerci intorno alle nostre "comunità", incoraggiarle, cercare di dare una prospettiva di fede.

Lei ha festeggiato il Natale alla "Casa del Fanciullo" di Betlemme, che ospita bambini e ragazzi provenienti da famiglie "disagiate". C’è ancora spazio, nei loro cuori, e nonostante tutto, per un "messaggio di pace"?

Eccome se c’è. Ed è proprio questa "disponibilità" di cuore che ci aiuta, tutti, a sperare. Senza arrenderci mai.