Che cosa ci insegna la vicenda di Emergency
Silenzio e invisibilitàFranco
Vaccari
("Avvenire", 15/4/’07)
L'abbandono dell’Afghanistan
da parte di Emergency,
dopo una pluriennale azione umanitaria di prim’ordine, universalmente
riconosciuta, è una sconfitta. Per tutti. Vittoria, infatti, sarebbe ritirare
quegli ospedali perché non ce n’è più bisogno. Eppure, dall’amaro di
questa storia, si possono trarre alcune considerazioni utili per il futuro,
quando simili situazioni - ahimè - si ripeteranno e porranno nuovamente alla
ribalta le due protagoniste di questa vicenda: la diplomazia ufficiale e la
"diplomazia popolare". Nel caso specifico il governo - con la
Farnesina e la Difesa - e Emergency.
Non è una novità: nella storia, accanto alle diplomazie ufficiali, sono sempre
esistite le "diplomazie popolari" con fisionomie diverse e risultati a
volte importanti, tanto da esser definite "diplomazie parallele". Sono
quelle attività che si fondano su un significato estensivo della parola
"diplomazia", cioè sulla compartecipazione di fatto alla politica
estera di un Paese, sulla capacità di promuovere dialogo, simpatia,
solidarietà. Sono persone o organizzazioni presenti su territori stranieri in
base a interessi diversi: politici, economici, diplomatici, sportivi e
cooperativistici. Dimostrano sul campo, magari tramite lunghe frequentazioni e
collaborazioni con gente del posto, una chiara trasparenza della propria azione,
abilità e accortezza nell’agire.
Insomma l’azione diplomatica è un alto servizio alle relazioni tra i popoli
che, proprio per questa sua estensione, può riguardare tutti: piccoli e grandi,
istituzioni pubbliche o realtà private. Può generare benefici o danni,
alimentando pregiudizi difficili da smontare. Si pensi alla "diplomazia del
ping pong" tra Stati Uniti e Cina, o all’Accordo di Oslo, per la pace in
Medio Oriente, accompagnato da testimonianze sorprendenti sulla trattativa
segreta presso l’abitazione privata del primo ministro svedese e sul ruolo
decisivo dei bambini, quando il dialogo sembrava compromesso. La Comunità di
Sant’Egidio, in Mozambico, ha dimostrato come un lungo lavoro di solidarietà
potesse trasformarsi in forza di riconciliazione da spendere sul tavolo di una
trattativa politica. Rondine Cittadella della Pace, nella mediazione tra russi e
ceceni, portò all’inizio dei contatti. Così tutti gli attori più o meno
noti di mediazioni difficili in contesti di guerra e di sequestro: con un
contributo piccolo o grande, magari quello della propria vita.
Emergency ha compiuto un gesto di diplomazia popolare, mettendo a disposizione
il proprio patrimonio umanitario. Ma il "circo mediatico" si
impossessa del fatto, lo usa, lo stravolge, contribuisce all’offuscamento non
solo del gesto, ma di tutto un lungo lavoro.
Normale. Sono operazioni di frontiera e per definizione non se ne può "discettare" a tavolino. Chi lo fa ha altre intenzioni. Ma adesso, se non è già
tardi, la strada da riprendere è quella del silenzio. Recuperarlo anche per
tutte le volte in cui non c’è stato e, invece, ce n’era assoluto bisogno.
La diplomazia popolare, infatti, agisce nel silenzio che, solo, custodisce la
gratuità da cui muove.
Parlare, diventare visibili, sovverte tutto, specialmente chi è piccolo. E chi
diventa protagonista di un gesto di diplomazia popolare è piccolo. Anzi, mette
in campo una grandezza che deriva proprio dal suo essere e rimanere piccolo.
Troppa visibilità dà sentimento di innaturale grandezza e può nuocere.
Silenzio. E collaborazione con la diplomazia ufficiale. Mai conflitto. Mai nell’"arena
mediatica". Certi segreti che hanno fatto bene all’umanità occorre
tenerli per sé e magari portarli nella tomba. È il prezzo e il valore della
diplomazia popolare. Perché rivelare un segreto, oggi, permette di entrare in
un mercato difficile da governare.
Operazioni come quella di Emergency nascono in modo occasionale. Solo perché la
storia di qualcuno si incrocia con quella di qualcun altro. Quel "crocevia" è una
chiamata a spendersi per ciò che la situazione chiede. Poi però, occorre
riprendere la propria strada, quella per cui si era partiti e per cui quella
persona o quell’organizzazione esiste. Altrimenti tutto cambierebbe e, forse,
si snaturerebbe, perderebbe freschezza, trasparenza e quella gratuità per una
vicenda di dolore divenuta "prossima". Diventerebbe mestiere e non
interesserebbe più.