LIBERTÀ NEGATA

Ricorre oggi l’anniversario dell’uccisione di Gandhi,
ma 60 anni dopo l’ideale di convivenza pacifica tra le religioni
è lungi dall’essere realizzato.
La formazione estremistica "Sangh Parivar" ha pianificato
le azioni compiute proprio nei giorni di Natale.
Le vie di accesso al distretto sono state chiuse
e, sotto gli occhi della polizia,
sono stati compiuti pesanti "raid" contro la comunità cristiana.

PRECEDENTE      India segreta:      SEGUENTE
i cristiani sotto tiro nello Stato dell’Orissa

A fine dicembre un’ondata di attacchi degli estremisti "hindu"
contro la comunità di Kandhamal.
Almeno sei i morti e decine i feriti.
Una settantina di Chiese, scuole, orfanotrofi, ostelli, conventi dati alle fiamme
o comunque devastati. Nel silenzio delle autorità.

Povertà in India: alcune donne davanti alle loro precarie abitazioni...

Stefano Vecchia
("Avvenire", 30/1/’08)

«Sono arrivati attorno alle 7,30 di sera del 24 dicembre, armati di spade, pistole, sbarre di ferro e asce. Sono entrati nel complesso della parrocchia sfondando il portone. Una volta dentro, hanno e minacciato sacerdoti e suore. Poi hanno puntato le armi contro i laici che stavano preparando gli addobbi per la Messa di Natale. Siamo scappati nella foresta, da dove abbiamo visto levarsi le fiamme che distruggevano la Chiesa, la residenza del parroco e l’ostello per i nostri ragazzi. Tutto è bruciato...». La testimonianza di padre Laxmikanta Pradhan, parroco di Balliguda, nei giorni scorsi ancora nascosto nei dintorni della parrocchia, esprime il dramma vissuto dai cristiani del distretto di Kandhamal, Stato indiano orientale di Orissa, lo scorso Natale. Un episodio di una sequenza che sembra interminabile.
Oggi, l’
India ricorda il "60° Anniversario" dell’assassinio del Mahatma Gandhi da parte di un fanatico "hindu". Gli eventi di un mese fa in Orissa e la manifesta incapacità delle autorità di controllare il fanatismo religioso e, dietro ad esso, gli interessi che incentivano odio e distruzione tre le comunità, ricordano al Paese e al mondo che oggi "la più grande democrazia del mondo" è ancora lontana dall’ideale di convivenza e dialogo che la "Grande Anima" avrebbe voluto e per cui si è sacrificato.
Il Natale, un evento mondiale di gioia e di pace, si è trasformato in incubo per le comunità cristiane dell’Orissa. Una settantina di Chiese, scuole, orfanotrofi, ostelli, conventi dati alle fiamme o comunque devastati. Almeno sei i morti e decine i feriti. Al punto da far dire ai responsabili ecclesiali locali che, «mentre il mondo ricordava il terzo anniversario dello "tsunami" del 26 dicembre 2004 che devastò le coste dell’Oceano Indiano, il distretto di Kandhamal veniva colpito dall’"onda anomala" della violenza "interreligiosa"». Il distretto, e l’intero stato di Orissa, sono tutt’altro che "paradisi" della convivenza e del benessere. Qui, la popolazione è tra le più povere dell’India e gli "hindu" tra i più accaniti sostenitori delle discriminazioni legate all’appartenenza o all’esclusione dal sistema delle "caste".
La fede cristiana si è affacciata in Orissa oltre tre secoli fa, ma il suo sviluppo è più recente, risalendo agli ultimi 150 anni. Le cinque diocesi raccolgono 500mila cattolici su 37 milioni di abitanti. Complessivamente i cristiani di varie denominazioni sono un milione, in questo Stato caratterizzato da un’alta percentuale di "caste" basse, gruppi "fuoricasta" e "tribali" (il 39% della popolazione). «Nonostante le difficoltà la nostra Chiesa è fiorente e in crescita, con un buon numero di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa – , dice l’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar,
monsignor Raphael Cheenath – . La ricostruzione materiale è sempre possibile, anche per la solidarietà dei cattolici di tutta l’India, ma per ricostruire la fiducia occorrerà lungo tempo, e molto dipenderà da come le autorità dimostreranno di essere in grado di controllare la situazione».
I problemi per Kandhamal erano iniziati la Vigilia di Natale, alle 8 del mattino nel villaggio di Bamunigam, non lontano dal posto di polizia di Daringabadi. Qui, la "Hui Kalyan Samiti", una comunità tribale, aveva organizzato una protesta che nulla ha a che fare con la religione, ma riguarda esclusivamente la politica, una "miccia" da accendere. I cristiani, sospettando un "tranello", avevano già informato dei loro timori il "sovrintendente" di polizia del distretto di Kandhamal due giorni prima, ottenendo una promessa di protezione in caso di incidenti.
«Avevo raccomandato ai miei sacerdoti di mettersi in salvo non appena fossero venuti a conoscenza di un attacco imminente. Questo ha probabilmente salvato altre vite, ma ha permesso ai fondamentalisti di distruggere a loro piacimento», testimonia ancora l’arcivescovo Cheenath. Da mesi il gruppo "hindu" "Sangh Parivar", sotto la guida di Swami Laxmananda Saraswati – un estremista "autroproclamatosi" "sadhu" ("asceta") – stava preparandosi. Come dimostra la rapidità degli attacchi e la convergenza quasi dal nulla di oltre 200 "facinorosi" nella parrocchia di Bamunigam e tra 400 e 500 a Balliguda, luogo dei disordini peggiori. Qui gli assalitori sono arrivati su camion e fuoristrada, dotati di strumenti che potessero provocare la massima distruzione nel minore tempo possibile.
Tutte le vie di accesso a Kandhamal erano state bloccate in poche ore, utilizzando grossi alberi messi di traverso sulle strade: un fatto, questo, tra i pochi ammessi dall’amministrazione locale. Gli assalitori erano raggruppati in modo da potere assalire contemporaneamente sette diverse località.
Insomma, le testimonianze concordano sul fatto che senza una "pianificazione" attenta non sarebbe stato possibile il saccheggio di Kandhamal in soli tre giorni. E senza "connivenze" e protezioni, oltre che con il disinteresse delle forze dell’ordine. Un gruppo di esponenti cattolici che aveva raggiunto la regione per indagare sui disordini è stato espulso dal distretto dalla stessa polizia e soltanto successivamente a esso è stato concesso di tornare, ma contando soltanto – come conferma John Dayal, giornalista e "leader" laico – sul sostegno delle comunità cristiane e di alcuni "hindu".