FESTA DELL’8 MARZO

PRECEDENTE    India, nuove vie per l’integrazione    MISSIONE AMICIZIA

Il miglioramento della condizione femminile
è stato al centro dell’ultima "Assemblea dei vescovi".
Forte l’"appello" a superare le "discriminazioni" ancora esistenti
e radicate nella cultura del Paese.

Sguardo profondo e semplice di una giovane donna indiana...

Da Nuova Delhi, Stefano Vecchia
("Avvenire", 8/3/’08)

«Le donne sono agenti di giustizia sociale e di cambiamento. Senza la loro piena emancipazione non può esserci pieno progresso», ha affermato lunedì a New York l’Ambasciatore indiano alle "Nazioni Unite", Nirupam Sen, durante i lavori della "Commissione per la condizione femminile".
Un "appello" pienamente comprensibile: proprio l’
India resta un Paese di vaste "discriminazioni" di cui le donne sono le prime vittime. Eppure l’India propone "testimonial" femminili di tutto rispetto.
All’avanguardia nella politica come Indira Gandhi, Sonia Gandhi e l’attuale Presidente della Repubblica, Pratibha Patil; in prima fila nella difesa dell’ambiente come Medha Patkar e Vandhana Shiva; straordinari volti di riferimento nella Chiesa universale, come
Madre Teresa di Calcutta e come Suor Alfonsa dell’Immacolata Concezione – la prima beata indiana – che sarà canonizzata ad ottobre.
Ma non basta, come non è bastata la nascita nel 2005 di un
"Ministero della donna". Anche la religione mantiene un ruolo fondamentale nel perpetuare "discriminazioni": l’induismo per il suo peso ancora forte in tutti i settori in cui vengono messi in discussione privilegi di "casta", di censo e autorità maschile; le fedi "minoritarie" per un lungo e inevitabile processo di "assimilazione" e di "subordinazione". E anche i cattolici non sono del tutto immuni da mali che si chiamano "castalizzazione" e "discriminazione". Questi dati sono stati recepiti dalla Chiesa indiana, che ha avviato un percorso di "integrazione" della donna a vari livelli. Non a caso la "28ª Assemblea plenaria" della "Conferenza episcopale indiana" (13-20 febbraio), ha messo a tema «Il miglioramento della condizione femminile nella Chiesa e nella società».
Un’occasione di incontro, cui hanno partecipato 145 vescovi e numerosi laici e religiosi di ambo i sessi.
Nella patria d’elezione di Madre Teresa di Calcutta
, la sua figura è stata individuata dagli interventi come esemplare della concretezza e determinazione delle donne, ma anche della capacità di resistere al "materialismo" e al "consumismo". Come conferma Virginia Saldanha, indiana, segretario esecutivo dell’"Ufficio per i laici" della "Fabc" ("Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia") ed ex segretario esecutivo della "Commissione per la donna" della "Conferenza episcopale indiana", «in Asia meridionale la povertà ha un volto femminile. Le donne non sono soltanto "sottomesse", ma anche chiamate a sostenere il "predominio" maschile. Non a caso, il rapporto percentuale tra i due sessi (l’India ha 933 maschi per 1.000 femmine) e le statistiche di violenza verso le donne, sono tra le peggiori al mondo». «Non si tratta – aggiunge – di negare la differenza tra maschi e femmine, anzi è precisamente questa differenza a rendere unica la donna. L’intera comunità umana deve essere arricchita dalla condivisione delle capacità di uomini e donne nella gestione, nelle attività "decisionali", nella politica, nello sviluppo economico».