LA TRAGEDIA NELLE FILIPPINE

Sull’imbarcazione, che si è rovesciata per la forza delle onde,
provocate dal ciclone «Fengshen»,
viaggiavano oltre 800 passeggeri.
Il Presidente Arroyo ordina un’inchiesta.
Inondazioni e frane in tutto il Paese,
molti i villaggi sommersi completamente dai fiumi in piena.

PRECEDENTE     «Ora è incubo malattie»     SEGUENTE

Il governo: «I danni sono senza precedenti.
C’è il pericolo che si diffondano malaria e "dengue".
Molti ospedali sono danneggiati».

Da Bangkok, Stefano Vecchia
("Avvenire", 24/6/’08)

Una frase di un’intervista rilasciata dal "Segretario alla Sanità" del governo di Manila, Francisco Duque, rende le dimensioni dell’evento disastroso che ha colpito le Filippine. «I danni sono senza precedenti». Aggiungendo che «le preoccupazioni maggiori sono ora per le malattie e in particolare quelle collegate alla presenza dell’acqua, come malaria e "dengue", oltre che sindromi respiratorie. Molti ospedali della regione sono danneggiati e i pazienti sono stati spostati altrove».
Ai danni ingenti nelle Filippine centro-meridionali, il tifone
"Fengshen" ha aggiunto quelli del "Princess of the Stars", che una inaspettata deviazione del tifone ha investito in pieno, vanificando ogni sforzo del capitano e dell’equipaggio per riportarlo in un ancoraggio sicuro.
«Tutto è successo in una quindicina di minuti – ha raccontato dopo il salvataggio uno dei marinai sopravvissuti – . Il tempo di capire cosa stesse succedendo e la nave è affondata». Ieri Richard Gordon, responsabile nazionale della "Croce Rossa", si è detto «fiducioso della possibilità che molti passeggeri si siano salvati indossando in tempo i giubbotti salvagente». Una speranza condivisa dal vice-ammiraglio della "guardia costiera", Wilfredo Tamayo. Una speranza che va affievolendosi con il passare delle ore. E intanto il governo, per voce del "Sottosegretario ai Trasporti" Eena Bautista, punta il dito contro la società armatrice "Sulpicio Lines", che in un ventennio ha avuto ben quattro naufragi disastrosi, tra cui il peggiore che la storia della marina filippina ricordi, nel 1987, con oltre 4.000 vittime. «La "Sulpicio Lines" è senza alcun dubbio responsabile di quanto è successo», ha affermato Bautista. Un appello alla preghiera ma anche ad offrire un «concreto sostegno alle vittime» è arrivato da monsignor Angel Lagdameo, arcivescovo di Jaro e Presidente della "Conferenza episcopale cattolica" delle Filippine.
La sua diocesi si trova sull’isola di
Iloilo, tra le più colpite da "Fengshen". Secondo il prelato i danni a Iloilo sono stati «senza precedenti e inattesi». Cibo, medicine, e generi di prima necessità, stanno affluendo attraverso i servizi della diocesi.
Tuttavia, l’arcivescovo punta l’indice contro il viaggio negli Stati Uniti della Presidente Arroyo, iniziato ieri in un momento in cui il Paese è piegato dalla "calamità nazionale". «Davanti al viaggio dispendioso di oltre sessanta rappresentanti nazionali verso gli Stati Uniti per una settimana, come possiamo parlare di "austerità" e di "frugalità" nell’uso del denaro dei "contribuenti", sapendo a chi dovrebbe andare in tempo di grandi "calamità"?».