EVENTI
A un anno esatto
dall’accensione del braciere, la metropoli cinese stringe i tempi
e presenta le prime strutture sportive.
Una prova di forza tecnologica,
che dovrebbe funzionare anche da "volano" per le infrastrutture.
Ma tanti puntano il dito sui "nodi" irrisolti: inquinamento e diritti
umani.
I fiori all’occhiello
sono il grande stadio olimpico, già ribattezzato «Nido d’uccello»,
e la doppia torre della nuova sede televisiva.
Sconcerta il "Grande teatro galleggiante", in vetro e titanio.
Soprattutto perché rischia di far sfigurare i monumenti "autocelebrativi"
eretti dal regime comunista.
Da
Pechino, Stefano Vecchia
("Avvenire",
29/7/’07)
Con la consegna, ieri, delle
chiavi del nuovo "Centro di Tiro a segno" della capitale ai
responsabili della federazione cinese, si è aperta la lunga lista di
inaugurazioni di strutture appositamente dedicate all’evento olimpico. Si
tratta di una struttura a forma di un arco da caccia, costruita in tre anni
esatti. Un evento simbolico, quello della consegna delle chiavi, che concretizza
lo sforzo di mantenere le promesse di efficienza e di puntualità nonostante le
molte difficoltà. L’avvicinarsi delle "Olimpiadi",
in programma dall’8 al
24 agosto 2008, ha
trasformato Pechino e l’intera Cina in un cantiere finalizzato insieme a
questo "evento-vetrina" e ad ammodernare una serie di servizi
essenziali. Le ferrovie, ad esempio, che vanno via via dotandosi di tratti di
alta velocità che entro un anno raggiungeranno un’estensione complessiva di
seimila chilometri. Nella capitale i treni, sia di superficie che sotterranei,
corrono a intervalli di tre-cinque minuti su binari in parte nuovi e con
strutture complessivamente aggiornate. Anche i sessantamila taxi, indispensabile
complemento ai servizi pubblici e al trasporto privato, sono oggetto di
sostituzioni e revisioni. A seguire ospiti e atleti nei loro spostamenti e
durante gli eventi olimpici e "parolimpici" sarà un esercito di
volontari: circa centomila selezionati fra l’oltre mezzo milione che ne ha
fatto finora richiesta. Al centro delle manifestazioni sportive sarà l’immenso
stadio di 258mila metri quadrati che ospiterà le gare di atletica e le partite
di calcio. Una vetrina d’eccellenza che concilia funzionalità e tradizione
architettonica. Uno sforzo, questo, che ha dovuto cedere a diversi compromessi,
ma che sembra invece pienamente riuscito lungo i quasi due chilometri delle
Nanhayan e della Beiheyan, parte del percorso ciclistico nel distretto cittadino
di Dongcheng. Lungo queste arterie, abitazioni e negozi sono in via di
riqualificazione a spese della municipalità. Per la modernità esasperata delle
architetture, sfida e orgoglio della nuova Cina, i visitatori dovranno recarsi
altrove. Qui, a Dongcheng, la parola d’ordine è: tradizione
("cablata" e
internamente rivisitata, come impongono mode e opportunità, ma quasi specchio
della "Nuova Cina", esternamente uguale e se stessa). Svetta
letteralmente fra le architetture che fioriscono a ritmo frenetico attorno al
villaggio olimpico e al sofisticato stadio dal caratteristico aspetto, che lo ha
fatto ribattezzare «Nido d’uccello», la nuova sede della "Televisione
centrale cinese". Questo, non solo infrange le regole delle architetture di
regime che volevano, ad esempio, una copertura in tegole di ceramica, ma anche i
canoni di simili costruzioni, presentandosi come due torri inclinate che si
uniscono alla cima e alla base. Sempre in tema di esperimenti, il "Linked
Hybrid" rappresenterà il modello di architettura residenziale sostenibile.
Un impianto "geotermico" provvederà alle necessità energetiche del complesso,
pompando nelle intercapedini delle pareti acqua fredda d’estate e calda d’inverno:
una serie di edifici collegati all’altezza del ventesimo piano da una
architettura ad anello in cui troveranno posto servizi comuni come
"bar", lavanderie e palestre. Presso la piazza Tienanmen, l’edificio
in vetro e titanio del "Grande teatro nazionale" galleggerà
letteralmente sopra un lago artificiale. La struttura non solo si pone in
antitesi con le architetture dimesse e le strade polverose del centro cittadino,
ma ha sollevato forti critiche per il contrasto con architetture del regime, tra
cui il "Monumento agli eroi del popolo", il palazzo dell’"Assemblea
del popolo" e la stessa porta che dà il nome alla piazza più famosa della
Cina.
Una Cina che però deve ancora fare i conti con il proprio regime. «Vogliamo
diritti umani, non Olimpiadi»: sotto questo "slogan" il due giugno
scorso i contadini della provincia nordorientale di Helongjiang avviavano la
loro campagna per chiedere la restituzione della proprietà sui terreni
confiscati dal regime negli ultimi dodici anni. Dopo un mese dalla petizione
avevano già aderito in diecimila e la risposta delle autorità non si è fatta
attendere. Tuttavia arresti e schedatura dei "leader" della rivolta
non hanno fermato la protesta, "adottata" da diverse organizzazioni
per i diritti civili. Elemento scatenante la repressione è stato l’invio all’estero
delle firme raccolte. Tuttavia, anche la popolazione della città di Jixi,
colpita da una forte crisi dell’industria mineraria, si è unita alla
protesta. Per loro si trattava di mettere in luce la mancata risposta del
governo centrale alle ripetute richieste di intervento per limitare la
corruzione tra i ranghi del partito, all’origine di abusi e ingiustizie. Con
il passare dei mesi e a solo un anno dall’inizio dei "Giochi
Olimpici" la questione dei diritti umani sta diventando "ineludibile",
per la dirigenza cinese, che limita le reazioni cosciente che "Pechino
2008" non sarà solo un evento sportivo, ma sancirà la sua immagine per
molti anni a venire. Di fatto, dall’annuncio della scelta di Pechino per le
"Olimpiadi 2008", il 13 luglio 2001, l’attenzione internazionale si
è andata focalizzando su due questioni: diritti umani e inquinamento. Il primo
direttamente connesso con la preparazione dei giochi, il secondo con il loro
svolgimento. L’"Associazione nazionale contro la tirannia e per la
protezione dei diritti dei cittadini" ha inviato un appello ai Paesi
partecipanti ai "Giochi" del prossimo anno, ma anche ai maggiori
"sponsor" e al "Comitato olimpico internazionale", affinché
intervengano ponendo Pechino davanti alle proprie responsabilità, liberando
anzitutto i dissidenti incarcerati. Chiara la posizione del "Cio", che
fino dall’inizio aveva messo in chiaro che la scelta di Pechino era dettata
unicamente dalla sua capacità strutturale di ospitare i giochi olimpici e dalla
garanzia di uno svolgimento senza intoppi. Con buona pace della dissidenza
politica, delle persecuzioni di carattere religioso o etnico, degli appelli del
Dalai Lama che, anche all’estero, fatti salvi i principi, hanno ormai poca
presa davanti ai numeri del "colosso asiatico" e alla sua aggressività sui
mercati internazionali. Pechino ha già preso un solenne impegno a non
censurare i "mass media" nel periodo dei giochi. Certamente, che passino per le
vie ufficiali o vengano contrabbandate tra le pieghe delle delegazioni sportive
e dei "media" accreditati, sarà difficile per chiunque, e a maggior ragione per
le autorità sotto la pressione delle diplomazie e delle "Organizzazioni
non governative", impedire l’ingresso a idee e esperienze non in sintonia
con la linea ufficiale. Difficile però quantificare ora se potranno anche
radicarsi e fruttare.