UNA NAZIONE "SOTTO CHOC"

Per il "professore" di New Delhi, la nazione ora diverrà più cosciente
della necessità di pensare alla sua "sicurezza" e sarà meno "aperta".
E forse era proprio quello l’obiettivo degli "aggressori".

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Ora la società indiana diventerà "sospettosa"»

Ashis Nandy: «Con Islamabad non c’è "cooperazione"».
Secondo il "sociologo", non muteranno le relazioni con i "rivali":
difficile però fermare il "terrorismo islamico" senza "collaborazione".

Incendio all'Hotel Taj Mahal di Mumbai, nella sera degli attacchi terroristici...

Da Bangkok, Stefano Vecchia
("Avvenire", 30/11/’08)

Il "sociologo" Ashis Nandy è uno tra i più acuti pensatori dell’India contemporanea. Il suo impegno "accademico" e sociale lo ha portato in particolare a studiare e interpretare i rapporti tra civiltà, culture e fedi, sovente "inquinati" da violenza, contrasti e "nazionalismo", a partire dal suo Paese.

Professor Nandy, l’evento "terroristico" di Mumbai, pone un nuova sfida all’India. Come lo interpreta?

La nostra è una società "aperta". Il mio sospetto è che questa società diventerà ora più "sospettosa", ancora più cosciente della necessità di pensare alla propria sicurezza, più "chiusa" e forse è quello che volevano i "terroristi". Una società meno disponibile e meno "tollerante". Ma non credo che riusciranno pienamente nel loro intento.

Cosa pensa del coinvolgimento di una "potenza straniera", prospettato in questi giorni con convinzione da più parti?

Penso che la sola "potenza straniera" sospettabile di collaborare con un "terrorismo" di questo tipo sia il Pakistan. Tuttavia in questo momento della storia il Pakistan è più "vittima" esso stesso del "terrorismo" che non suo "sponsor". Parlo a livello del Paese, ma è sempre possibile che vi siano elementi delle "forze armate" pakistane ancora impegnati nei loro giochi "destabilizzanti" verso l’India. L’eventuale collaborazione delle indagini non ci sarà perché siamo vittime del "terrorismo", ma perché in questo momento siamo tra i pochi a credere e sperare che i nostri vicini possano cambiare. Credo anche che, nonostante quanto è successo, non cambieranno i rapporti tra i due Paesi. I rapporti sono già difficili e non potranno peggiorare, a meno che non sia accertato un rapporto tra Pakistan e "terroristi".

Politica, religione, potere. Nel contesto indiano tutto sembra "congiurare" per spingere il Paese verso un più alto livello di "tensione" e verso una ulteriore "frammentazione"...

Vero, ma come dicevo, l’India ha una sua "coesione", una sua identità che trascende la contingenza storica e fino a un certo punto anche le forze "disgregatrici", che pure ci sono. Nel caso specifico, è già difficile dire chi siano stati i "mandanti" e gli "esecutori" degli "scellerati" attacchi di Mumbai, a maggior ragione affermare che possano davvero influire sul nostro futuro.

Possiamo dire che gli "eventi" di Mumbai rappresentino la prosecuzione di "logiche" già in atto o un punto di partenza per una nuova "strategia" del terrore?

È un punto di partenza e può esserlo verso due direzioni. La prima è quella della connessione degli attentatori con un più ampio "network terrorista", a partire da "Al-Qaeda". Il secondo, la "collaborazione internazionale". Se i Governi di India, Pakistan e Bangladesh non vorranno o non riusciranno a fermare i responsabili del "terrorismo islamico" renderanno più difficile la lotta a un fenomeno che è un problema, in misura maggiore o minore, comune.

Quanto successo potrebbe avvantaggiare non solo un certo "islamismo", ma anche il "fondamentalismo indù"?

Il ruolo della religione sulla vita degli indiani è "indiretto", mediato da consuetudini, situazioni "socio-economiche", opportunità. Milioni di musulmani vivono una vita normale, nonostante il "terrorismo", e certamente non lo sostengono. La loro è una fede "tollerante", non violenta, matura come quella di milioni di indù. Il "terrorismo" potrà anche sostenere un certo "radicalismo", ma non ora. Non credo che gli "estremisti indù" cercheranno di trarne vantaggio per la loro "propaganda", perché questo produrrebbe "anticorpi" che andrebbero totalmente a loro svantaggio.