TESTIMONI

Da sempre in lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori,
nei primi anni ’70 il missionario irlandese
ha condiviso nella città indiana l’esperienza di Madre Teresa.

RITAGLI     Padre Shay Cullen:     MADRE TERESA DI CALCUTTA
«Con lei a Calcutta.
Non s'è mai arresa a povertà e ingiustizia»

«Di fronte agli abissi di dolore della metropoli,
non mi meraviglio che sia giunta a dubitare dell'esistenza di Dio.
Ma non ha mai smesso di guardare a lui, servendo i miseri».

Madre Teresa di Calcutta: un sorriso di luce che riscalda ogni cuore!

Da Calcutta, Stefano Vecchia
("Avvenire", 5/9/’07)

È leggendaria la sua lotta per salvare i minori, vittime del turismo sessuale e della pedofilia. Tante le minacce ricevute, tante le ritorsioni. Ma padre Shay Cullen - missionario irlandese dell'istituto di "San Colombano", che da quasi quarant'anni vive nelle Filippine - non è mai stato un personaggio capace di compromessi o di rese. Nel tempo il suo impegno, insieme pastorale e sociale, si è diversificato, contando sempre su una fede salda, un carattere forte ma anche una spiritualità concreta. Tutti elementi forgiati, nel tempo, anche dai periodi trascorsi a Calcutta, in contatto con Madre Teresa e con le sue opere.

Padre Cullen, cosa ricorda delle sue esperienze a Calcutta?

«Quando vi andai per la prima volta all'inizio degli anni Settanta, mi ritrovai ad essere provvisoriamente cappellano dei "Fratelli della Carità", fondati dalla Madre. Nella metropoli indiana vivevamo una vita di semplicità e rinuncia - racconta il sacerdote irlandese - . C'era uno spirito di condivisione, di unità e di attenzione, ma anche determinazione: quella necessaria per poter affrontare le situazioni di degrado umano che la giornata ci avrebbe messo davanti. A coppie, venivamo mandati nelle strade per cercare gli ammalati e i moribondi e fare quello che era possibile per alleviare le loro sofferenze. Eravamo come formiche su una montagna. Insignificanti, e mi chiedevo che cosa mai potessimo fare noi di buono per modificare questa situazione di affronto alla dignità umana. Io andavo con la "clinica viaggiante", un furgoncino che conteneva tutto il necessario per la cura dei lebbrosi che si nascondevano presso i macelli della città, luoghi dove soltanto gli "intoccabili" osavano avventurarsi. Successivamente, a volte mi trovai a lavorare alla casa per i moribondi, a Kalighat, nei pressi di un grande tempio hindu. Qui portavamo corpi scheletrici, che sembravano quelli dei sopravvissuti al lager di Auschwitz. Li recuperavamo dalle discariche o dalle fognature che "condividevano" con i topi; con decine di suore, che vivevano in volontaria povertà, trattavamo i moribondi come i più preziosi tra i figli di Dio».

Sta facendo discutere lo «sconforto» di Madre Teresa espresso nelle lettere ora raccolte in un nuovo libro: un contrasto apparente con il suo impegno totale al servizio degli ultimi...

«A Calcutta mi sono trovato davanti a una realtà scioccante di tristezza, sofferenza umana e timore di non essere accettati, di essere esclusi con la certezza di vivere peggio dei cani arrabbiati. In una parola, un mondo di ineguaglianza dove i ricchi non davano ai poveri neppure i rifiuti delle loro ricche tavole. Inevitabile chiedersi dove in tutto ciò si trovasse il Dio della compassione e dell'amore. Nessuna meraviglia se anche Madre Teresa arrivò a dubitare dell'esistenza di Dio, continuando tuttavia a servire i poveri nella sua desolazione spirituale e solitudine interiore, gridando con forza a Dio la cui presenza non vedeva e neppure percepiva: qui sta la sua virtù eroica, questa è vera santità».

Calcutta come "paradigma" di un mondo di sofferenza senza speranza? In base alla sua esperienza è proprio così?

«Nelle stazioni ferroviarie di Calcutta, dove a intervalli di una ventina di minuti arrivano convogli "sferraglianti", decine di bambini assaltano letteralmente le carrozze in arrivo per raccogliere gli avanzi di cibo e ogni minimo rifiuto che possa essere venduto. Nel mondo ci sono milioni di bambini di strada. Sono sfruttati sul lavoro, sottoposti ad abusi sessuali e incarcerati illegalmente a migliaia. Sono privati della loro infanzia e di un senso nella vita. Non identifichiamo però il male con Calcutta: oggi nelle Filippine è lo stesso, una nazione ricca con milioni di poveri. Madre Teresa ha visto ingiustizia e povertà ogni giorno per oltre sessant'anni, eppure non ha mai rinunciato ad essere in sintonia piena con i poveri e gli abbandonati. E anche se non ebbe la gioia di sperimentare Dio per tutta la sua vita, Dio si è manifestato ai poveri attraverso di lei e attraverso di loro Dio si è manifestato a lei. Il suo resta un esempio per tutti noi».