IL FATTO

RITAGLI    Bagnasco alla Guardia:    DIARIO
«Impariamo dalla Croce»

Genova ha rinnovato ieri mattina il rito del pellegrinaggio
al santuario più caro alla devozione dei liguri:
«È attraverso la strada del Calvario –
ha ricordato l’arcivescovo nell’omelia –
che Gesù ci ha aperto la porta che conduce alla vita vera».

Dal nostro inviato a Genova, Paolo Viana
("Avvenire", 15/4/’07)

«Non c'è un'altra porta per entrare nella vita vera. Solo la Croce». Monsignor Bagnasco si ferma per un attimo. Queste parole costituiscono l'acme della pedagogia della Croce e il santuario di Nostra Signora della Guardia, letteralmente invaso dai pellegrini, le corona con il suo silenzio. È l'ottava di Pasqua, ma sono giorni tribolati per la Chiesa e non è difficile per i genovesi sintonizzarsi con il loro pastore che parla della Croce in termini di durezza ma anche di gloria.
Ogni primo sabato del mese i genovesi (e molti liguri) affollano questa basilica, che domina il capoluogo e il suo mare. Benedetto XV la definì il «santuario principe della ligure terra» e quest'attaccamento alla Vergine rifiorisce particolarmente nei momenti difficili, perché, come diceva un altro arcivescovo originario di queste terre, il cardinale Siri, «tutti i segreti arrivano alla Guardia, tutte le tragedie si risolvono alla Guardia. È il polmone di Genova». Ieri mattina, nella celebrazione eucaristica che ha concluso il pellegrinaggio, monsignor Bagnasco ha scandito il respiro dei genovesi attraverso la pedagogia della Croce: «Che è gloriosa, perché è attraverso la Croce che Gesù è entrato nella vita vera, è diventato nostra vita, ha dimostrato che l'ultima parola non spetta al male, al dolore, alla morte, ma alla Resurrezione. Non c'è un'altra porta. Solo la Croce». Una pedagogia raccontata con grande serenità, anche quando l'arcivescovo che oggi è il presidente della Cei ha riflettuto sull'inevitabilità delle tribolazioni terrene: «La croce fa parte dell'impasto della nostra vita e sarebbe presuntuoso sperare il contrario. Quante sono invece le nostre croci!» ha esclamato con tono mite, soffermandosi sulla tragedia occorsa il giorno prima nel porto genovese, con la morte di un operaio.
Dalla tristezza per un figlio perduto alla preoccupazione del pastore per il cammino etico del suo gregge: «Le croci - ha argomentato Bagnasco - ci rendono più umili, ricordandoci che la vita non è interamente nelle nostre mani. Ci riconducono all'essenziale, che magari abbiamo dimenticato. Ci riportano alla fiducia in Dio, che si accompagna alla consapevolezza che senza di Lui non possiamo nulla».
Ma soprattutto, la Croce è la porta dell'amore cristiano. Ieri l'arcivescovo di Genova ha descritto chiaramente questo sentimento che si cementa con le difficoltà e le controversie, tratteggiando un amore che «crede nell'uomo perché crede in Dio, cerca nel cuore di ogni uomo il bene, vuole far brillare questa sete di bellezza, di grandezza, di Cielo». Un amore che i cristiani non possono tenere per sé: «Lo leggiamo anche negli Atti degli Apostoli - ha ricordato - : la gioia dell'amore di Dio va annunciata, perché come tutte le cose belle, se cerchiamo di tenerla egoisticamente solo per noi, la perdiamo». Quest'amore però non cresce gratuitamente: «Senza la prova della Croce rischia di restare una parola, ma attraverso la Croce si giunge a un amore più grande, che viceversa non potremmo gustare» ha commentato monsignor Bagnasco, intercettando, nel profondo raccoglimento dell'assemblea, tutta la condivisione dei pellegrini. Un abbraccio di grande intensità, che si è rilassato in un fragoroso applauso al termine della celebrazione. A scatenarlo poche parole, che tuttavia rivelano la grande dolcezza del rapporto tra l'arcivescovo e la sua gente: «Grazie perché ci vogliamo bene».