"GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO"

RITAGLI    Marini: «Dare più forza al territorio»    DOCUMENTI

Il presidente della "Coldiretti" presenta la fondazione "Campagna Amica":
«Uno strumento per difendere la qualità di cibi e sapori italiani».

Paolo Viana
("Avvenire", 10/11/’07)

«Ognuno può assumere comportamenti quotidiani che contribuiscono alla salvezza dell’ambiente» e il mondo agricolo italiano si è dato uno strumento per incentivare questo cambiamento di abitudini, «uno strumento per dare forza al territorio». Si tratta della fondazione "Campagna Amica", che il presidente della "Coldiretti" Sergio Marini presenta in occasione della "Giornata nazionale del Ringraziamento".

Il "Ringraziamento" è una tradizione che viene da lontano, da un tempo in cui l’Italia era un paese temperato e non si mangiavano pesche a novembre. Cambia il clima, cambiano le tecnologie, cambia anche il "Ringraziamento"?

Proprio oggi l’accentuarsi dei problemi energetici, l’accelerazione dei cambiamenti climatici e le nuove emergenze sulla disponibilità di prodotti alimentari stanno restituendo centralità al settore agricolo. Cambiano le gerarchie e l’agricoltura torna a ricoprire un ruolo centrale nelle strategie di sviluppo sostenibile del Pianeta, sia come bene alimentare che come opportunità per lo sviluppo di alternative energetiche e per contrastare i cambiamenti climatici. Tutte buone ragioni per rafforzare il valore della "Giornata del Ringraziamento", che rappresenta tradizionalmente per tutti noi un momento di riflessione e di gratitudine ma anche l’occasione per preparare il futuro.

I vescovi individuano negli agricoltori i «custodi di un territorio amato e servito». Quanto lo servite e come lo custodite, in Italia?

L’Italia può vantare i primati raggiunti sul piano della qualità, sicurezza alimentare ed ambientale dall’agricoltura nazionale con la "leadership nazionale di ben 163 denominazioni di origine italiane riconosciute nell’albo comunitario, il fatto che una impresa biologica europea su tre è italiana, senza dimenticare il divieto sancito a livello nazionale di coltivare produzioni "biotech". Ma tutto questo non basta per salvare un territorio dove alle carenze idriche si sommano i terribili incendi dei nostri boschi, il paesaggio viene spesso compromesso da intollerabili abusi e cresce una diffusa incertezza sulla natura di ciò che mangiamo. Una preoccupazione che gli agricoltori da soli non possono affrontare senza stringere una stretta alleanza con tutti i cittadini a difesa dell’ambiente, dell’identità dei territori, della qualità dell’alimentazione. È l’obiettivo della "Fondazione Campagna Amica", che è la vera novità di quest’anno ( www.campagnamica.it ).

Di cosa si tratta?

La "Fondazione Campagna Amica" per la qualità dei territori, dei cibi e dei sapori italiani è lo strumento per dare forza al territorio. L’unica che sancisce anche dal punto di vista giuridico l’alleanza tra agricoltori, attori della "filiera agro-alimentare" e cittadini consumatori che hanno a cuore la difesa del territorio e si riconoscono nell’autentico "made in Italy". Lo scopo è quello di promuovere qualità e salubrità nei processi di sviluppo coinvolgenti il territorio, il clima, l’uomo e l’ambiente. Sono funzionali alla "Fondazione" le attività volte a dar forza ai diversi territori esaltandone le specificità, le tradizioni produttive e culturali, ma anche la trasparenza dei prezzi e dell’informazione.

Il "boom" dei "biocarburanti" e il rincaro dei cereali sembra andare nella direzione contraria...

La contrapposizione cibo o carburanti è fuorviante. La funzione primaria dell’agricoltura resterà quella di produrre cibo e la produzione di "agro-energie" non è un’alternativa alla produzione alimentare, ma piuttosto una fonte supplementare di reddito, offerta dalla "multifunzionalità" dell’agricoltura. Siamo però contrari ai grandi impianti industriali per la produzione di "bioenergie" che utilizzano materie prime importate dall’estero, che presentano bilanci energetici ed ambientali negativi, con il consumo aggiuntivo di carburanti per il trasporto, inquinamento e disboscamenti forestali nei paesi di origine, che ne compromettono l’identità e la "biodiversità". Riteniamo che i luoghi di consumo dovrebbero essere il più vicino possibile ai luoghi di produzione dell’energia e il modello da seguire è quello della creazione di "microgeneratori" che utilizzano "biomassa" locale e contribuiscono così allo sviluppo locale delle zone rurali, evitando trasporti a lungo raggio che sprecano energia.

Il Papa ha lanciato l’appello a «correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo umano integrale». Chi deve innescare questo cambiamento?

C’è prima di tutto una responsabilità individuale che bisogna assumere di fronte al rischio concreto di compromettere irreversibilmente l’ambiente che ci circonda. Ognuno di noi può assumere comportamenti quotidiani che contribuiscono alla salvezza dell’ambiente e proprio verso questi obiettivi concreti è rivolto il nostro impegno. Dalla nostra campagna di educazione nelle scuole per far conoscere la "stagionalità" delle produzioni, il patrimonio e le tradizioni "enogastronomiche" ed educare al consumo consapevole, alle iniziative per promuovere i cibi locali a chilometri zero, che non devono essere trasportati per lunghe distanze con mezzi inquinanti per l’ambiente, fino alle battaglie per il rispetto del principio di precauzione nei confronti degli organismi geneticamente modificati in agricoltura. Ma serve anche un impegno pubblico per incentivare i comportamenti "virtuosi" delle persone e delle imprese e per valorizzare l’identità territoriale dei prodotti con l’etichetta di provenienza. Una risposta democratica al bisogno di ogni popolo, che si impegna nel rispetto dei diritti e nella salvaguardia delle proprie specificità, di far riconoscere sui mercati internazionali i propri prodotti locali, valorizzando il territorio.