FEDE E RAGIONE

Il premio "Nobel" per la fisica "stigmatizza" l’iniziativa dei 67 docenti della "Sapienza",
che ha innescato il clima che ha portato alla «rinuncia».
«La maggioranza di chi lavora nel mondo scientifico non è cattolica,
ma non per questo non lo ascolta».

RITAGLI    Rubbia: Col Papa un «incidente»    DOCUMENTI
che fa male alla salute della scienza italiana

«Le immagini del dileggio di Benedetto XVI hanno fatto il giro del mondo.
Non si è dato altrettanto spazio alla voce della maggioranza che ha protestato».
«Da vent’anni faccio parte della "Pontificia Accademia delle scienze":
è un’istituzione "laica" e tollerante, che lavora nel segno del dialogo».

Paolo Viana
("Avvenire", 18/1/’08)

Ha studiato la fisica ovunque e ovunque l’ha insegnata, dalla "Normale" alla "Columbia", dal "Cern" ad "Harvard", passando per innumerevoli centri di ricerca e accademie scientifiche di ogni latitudine.
Non facendosi mancare neppure una tappa alla
"Sapienza". Malgrado il premio "Nobel", ricevuto nel 1984 per gli studi sulle "particelle elementari", abbia fatto di lui stesso un patrimonio del mondo, ancora oggi Carlo Rubbia non nasconde il disappunto di fronte allo "sciupio" nazionale della ricerca italiana – che lo ha visto protagonista di una clamorosa rottura con il governo Berlusconi – e al "decadimento" culturale dell’Università. E il disappunto si trasforma in rabbia quando qualche collega gli chiede conto di quelle notizie che raccontano, all’altro capo del mondo, di un’Italia universitaria intollerante e "anticlericale".

Certi suoi colleghi, alla "Sapienza", sono saliti sulle "barricate" per difendere la "laicità" della scienza dal Papa: secondo lei, scienza e Chiesa sono nemici?

Faccio parte di molte accademie in tutto il mondo e tra le tante anche dell’"Accademia pontificia". Ne faccio parte da oltre vent’anni: siamo un’ottantina di scienziati, scelti non in base al nostro credo religioso ma alle nostre competenze. Ne fanno parte, per capirci, la Levi Montalcini, Cavalli Sforza e Stephen Hawking. Non credo che siano stati scelti perché siano dei difensori della fede cristiana, anzi, ne sono certo. Negli ultimi anni, prima di diventare Pontefice, ha fatto parte di quest’istituzione anche il Cardinale Ratzinger, nostro "collega", con rispetto parlando. Ebbene, io posso testimoniare che quest’uomo è un personaggio di grande cultura, straordinariamente aperto e da quello che ha detto in questi "consessi" le sue posizioni sono state sempre di estrema chiarezza e di grande rilievo nel campo delle scienze storiche e umanistiche . Ma la stessa "Accademia", che è parte della Chiesa cattolica, come ho detto, funziona da sempre come un’istituzione "laica" e tollerante, che lavora nel segno del dialogo. A proposito, il presidente è Cabibbo, un fisico della "Sapienza", che non è tra i firmatari della Lettera che ha scatenato la protesta.

E allora come spiega quest’incattivimento "antipapale"?

I "cervelloni" del dipartimento di "Fisica" della "Sapienza" hanno attaccato il Papa sulla base di ricostruzioni non del tutto corrette, come ha dimostrato il matematico Israel, trascurando la realtà storica, cioè che la posizione di Ratzinger sui rapporti tra la Chiesa e Galileo è sempre stata una posizione di estrema chiarezza. Accusare il Papa per il processo a Galileo sarebbe, se mi permette un "paradosso", come attaccare Veltroni in quanto Sindaco di Roma perché Pilato si è lavato le mani per Gesù. Poiché però questi miei illustri colleghi non hanno diritto all’ignoranza, dobbiamo considerare i loro "errori" alla stregua di provocazioni.

Questa provocazione può interrompere il dialogo tra Università e Chiesa?

Relativizzerei il caso, altrimenti lo sopravvalutiamo. Il numero dei fisici che hanno sostenuto questa posizione è inquietante, ma gli studenti che hanno dato corpo alla "gazzarra goliardica" di questi giorni sono poche centinaia su molte migliaia di iscritti. Il pasticcio lo hanno fatto i "media" amplificandola: le immagini del "dileggio" del Santo Padre hanno fatto il giro del mondo, le trovate su tutti i giornali del pianeta. Non si è dato invece altrettanto spazio alla voce della maggioranza che non ha protestato.
Non possiamo dimenticare che il Pontefice gode del rispetto di un miliardo di persone, ed è stimato anche da molti non cattolici che hanno a cuore la libertà di pensiero di tutti. Al "Cern", per capirci, il suo predecessore,
Giovanni Paolo II è stato ricevuto con estremo rispetto e interesse. Esattamente come il Dalai Lama. La grande maggioranza di chi lavora nel mondo scientifico non è cattolica ma non per questo non ascolta quel che dice il Papa.

Quanto fa male alla scienza italiana questo "incidente"?

Tanto. Oggi la scienza italiana è in condizioni difficili. Ha grandi difficoltà a sostenere il confronto con il resto del mondo: scienza vuole dire dialogo, cultura, tecnologia e noi anno per anno subiamo "tagli" finanziari e insuccessi nella ricerca e nella didattica. Questi sono i veri problemi su cui dovrebbero applicarsi i miei colleghi della "Sapienza". Ma lo sa che nel "Test Pisa", con cui l’"Unesco" ogni anno misura la preparazione di tutti gli studenti del mondo, l’Italia è "fanalino di coda"? Se uno studente è "somaro" è colpa sua, la stessa cosa vale per due o tre studenti, ma se lo sono tutti è colpa dell’insegnante.

Scienza e fede possono convivere?

La scienza deve fare la sua strada liberamente – ma nessuno lo nega e men che meno il Papa – e produrre dei risultati, che spesso trovano un "riflesso" nelle religioni. Pensiamo all’assonanza tra la ricostruzione del "Big Bang" e il linguaggio poetico e suggestivo della "Genesi". La religione non impedisce allo scienziato di andare a guardare come sono fatte le stelle. Gli scienziati studiano il cancro e cercano di migliorare la vita delle persone senza il bisogno di "scontrarsi" con la religione. Del resto, questo episodio ha poco a che fare con la scienza. Il vero ricercatore non va in giro a "starnazzare" con "pupazzetti" che "dileggiano" il Papa.