"LACITÀ" E STUPORE

RITAGLI     Australiani, capaci di cambiare idea     DOCUMENTI

Papa Benedetto e i suoi giovani amici della "Gmg"...

Paolo Viana
("Avvenire", 24/7/’08)

Verrà pure dall’altro capo del mondo, da un paese che incarna quel "deserto spirituale" che Benedetto XVI ha chiesto ai giovani di "irrigare" con la fede, ma dall’Australia arriva una lezione di "laicità", che sarebbe utile appuntarsi anche nella vecchia Europa.
Era partita male, sotto questo profilo, la
"Gmg". Con l’"intellighenzia" australiana un po’ seccata per dover ospitare quest’allegra "transumanza" di giovani sulla stessa baia delle "Olimpiadi" che hanno lanciato nel mondo l’immagine solare e benestante di Sydney. Qualcuno temeva di "appannarla". Qualche altro, di offuscare l’orgoglioso "liberalismo", figlio di Bentham e del "pensiero radicale", che a distanza di secoli resta il marchio di fabbrica del Capitano Cook e dei coloni britannici. Ci hanno provato a fare "spallucce", a leggere la "Gmg" attraverso le lenti dell’indifferenza secondo cui la vera libertà è quella che mette Dio "da parte", insomma a viaggiare "rasoterra" e a non scomporsi troppo per la visita di colui che, in fondo, era "solo" un «catholic leader». Ci hanno provato ad accogliere il Pontefice con le solite polemiche sui costi della "Gmg", hanno sentenziato frettolosamente che il Santo Padre avrebbe taciuto sugli "abusi sessuali" e si sono angosciati per la "tenuta" del prato di Randwick, come se i "Gmg-Boys" fossero dei novelli "Attila".
Sappiamo com’è andata a finire, con le televisioni commerciali a "macinare" ore di diretta e i quotidiani a "strabuzzare" gli occhi di fronte all’"Holy Sea", il "santo mare" di fede e di entusiasmo che ha invaso l’Australia con una lunghissima ondata di sorrisi e ha lasciato dietro di sé una montagna di "prime pagine" estasiate per il Papa e i suoi ragazzi.
A questo punto, i più maliziosi diranno che è stato il "mercatismo" degli "americanissimi" australiani a vincere l’indifferenza, nel senso che nessun "businessman" avrebbe potuto restare insensibile di fronte a una tale massa di "consumatori" che dimostrano di preferire un "prodotto", la "fede cattolica", finora relegato nello scaffale più basso del "supermarket" sociale. A noi, che abbiamo visto gli australiani affollare Barangaroo e la prima "Via Crucis" sotto i grattacieli di "Circular Quai", piace pensare che il loro sia un "santo stupore". Le facce felici dei ragazzi che hanno rilanciato in tutto il mondo l’immagine della loro terra ospitale, hanno toccato quei cuori. E quando ci si mette di mezzo il cuore si può anche cambiare vita; figurarsi se non si può cambiare idea. Per chi pratica, "laicamente", la religione della "ragione", dovrebbe essere un esercizio accessibile. Del resto, quel "santo stupore" non è del tutto inedito. Era successo anche a Parigi, quando persino la "gauche" più "retriva" vacillò di fronte a tanti giovani che erano felici di credere in Gesù Cristo e facevano "sballare" i conti della "lotta di classe". "Holy Sea" e "santo stupore", dunque, ma anche l’abbozzo di un dialogo che va ben oltre i giovani. All’Australia come a tutto il mondo "avanzato", Benedetto XVI ha offerto un "prodotto" che era stato ritirato dalle vendite da un bel pezzo. Intercettando una domanda immensa, ha chiesto a chiunque abbia un cuore di ragazzo di entrare nell’"era della speranza" ed edificare un mondo in cui la vita sia accolta e rispettata, non respinta o temuta. Ha parlato con sincerità a un mondo disperato e gli è bastato un "Sorry" per mostrare il volto rigoroso del Vangelo, che, senza "imbonimenti", chiede di non mettere più da parte Dio, non di rinunciare alla "scuola pubblica", alla libertà di opinione, al "multiculturalismo"… Certo, per cambiare idea ci vuole molto coraggio e in Australia non si è realizzata la società dell’amore e della speranza, ma almeno la "Gmg" lascia dietro di sé un "santo stupore" da cui i "laici" europei dovrebbero farsi contagiare. Si potrebbe iniziare proprio dai "media", cioè cambiando linguaggio. Iniziare a imparare anche qualche altra lingua, oltre a quella del "conformismo". Non è impossibile: i ragazzi della nuova "Pentecoste" parlano tutti gli "idiomi" del mondo, eppure si capiscono.