BENEDETTO XVI IN SARDEGNA

RITAGLI     «Lo accoglieremo nell’isola di Maria»     DOCUMENTI 

Parla padre Salvatore Mura, Rettore del "Santuario" di "Nostra Signora di Bonaria",
dove è atteso il Pontefice.
«La visita evidenzia la "devozione" dei sardi alla Vergine.
Un amore che va oltre i "confini" della nostra Chiesa».

A Cagliari, il Santuario di Nostra Signora di Bonaria, Patrona della Sardegna!

Dal nostro inviato a Cagliari, Paolo Viana
("Avvenire", 7/9/’08)

Quando oggi salendo verso il colle di Bonaria, lo sguardo di Benedetto XVI cercherà la "Casa di Maria", incontrerà anche quella di padre Salvatore Mura. Il Rettore del "Santuario" è nato ai piedi della scalinata che conduce al "Santuario" e alla "Basilica". Qui, aggrappato al colle su cui è nato il primo "Regno di Sardegna" (e, quindi, d’Italia), ha vissuto per anni con i suoi otto fratelli, prima di entrare nell’Ordine dei "Padri Mercedari"; come Raimondo, il fratello che ora svolge il suo Ministero ad Halifax, in Canada, ma che è tornato a Cagliari per non mancare all’incontro con il Papa. «È la terza volta in 38 anni che riceviamo la visita di un Pontefice. Un "record"», ci spiega questo «bonarino doc», come lo hanno definito i suoi Confratelli quando è diventato Rettore e Superiore della Comunità, composta da otto religiosi, cui si aggiungono tre novizi e due postulanti dell’annessa "Casa di Formazione". Sono loro i "custodi" del "tempio mariano" più importante della Sardegna, che chiamano «isola di Maria» perché i "Santuari" dedicati alla Vergine veramente non si contano. Sono cento anni esatti che "Nostra Signora di Bonaria" è stata proclamata «speciale "Patrona" di tutta l’isola di Sardegna» e quasi settecento che i "Padri Mercedari" ne custodiscono l’effige. Padre Salvatore era qui anche il 24 aprile del 1970, quando il Convento "bonarino" ospitò Paolo VI.
«Pranzò da noi, confermando la sua fama di persona dall’assoluta "sobrietà" – racconta – : un pugno di "malloreddus" ("gnocchetti sardi", "ndr") e un pezzetto di pecorino, un po’ di "biete" cotte e un frutto». Era la prima volta di un Papa in Sardegna, questa terra «nobile e forte, generosa e paziente, laboriosa e fiera», come ebbe a dire Montini, che a Cagliari tenne un’"Omelia" storica sia per i sardi che per i "mariologi": «Se vogliamo essere cristiani – disse – , dobbiamo essere "mariani"».

Padre Salvatore, cos’è rimasto delle visite di Paolo VI e Giovanni Paolo II, che trascorse in Sardegna tre giorni nell’85?

Un ricordo "indelebile" in tutti coloro che hanno vissuto quella preziosa esperienza. La visita di "Pietro" ci conferma nella fede. Questo è l’obiettivo di un "viaggio apostolico" e questo ci attendiamo da Benedetto XVI. Questa visita in particolare sta evidenziando la "devozione mariana" dei sardi e si tratta di un sentimento di fede che si esprimerà probabilmente in una grande "affluenza". L’appuntamento "clou" sarà certamente la Messa di domenica, sul "piazzale dei centomila", che ricorda la grande partecipazione di popolo alle visite precedenti.
Ma la "devozione" sarda per la Vergine è molto radicata e va ben oltre il nostro "Santuario", come ha dimostrato la "Peregrinatio" della Statua di "Maria di Bonaria", con cui abbiamo preparato questa "visita papale".

Come è stata vissuta questa preparazione?

Ogni diocesi ha dato seguito a un proprio programma, ma il momento unificante è stata la "Peregrinatio Mariae", appunto: una copia della Statua della Vergine è stata portata attraverso tutte le diocesi sarde – in verità, ne manca ancora una – , su un "pick up", e abbiamo assistito a scene davvero intense: come a Nuoro, dove la gente si inginocchiava nella neve al passaggio della Madonna, o nelle campagne "barbaricine", dove gli anziani venivano portati fuori dalle case in braccio per incontrare la Vergine. Nessuno voleva mancare. E poi il rispetto: ho visto coprire i "cassonetti" nei paesi con preziosi tappeti dell’artigianato sardo, per non "sfigurare" al passaggio di Maria.
Sempre nel Nuorese, ricordo il momento toccante della visita ai Monasteri di Clausura, poi Sassari con Piazza Italia gremita di fedeli… Tanta fede, nessun "folclore".

"Nostra Signora di Bonaria" non ha fatto visita ai sardi solo "via terra"…

Abbiamo organizzato anche un pellegrinaggio "via mare", trasportando la statua su una nave della "Moby", messa a disposizione da Vincenzo Onorato. E in ogni porto è stato un "bagno di folla". Abbiamo allestito delle tende per le Confessioni e per l’adorazione eucaristica: erano sempre "strapiene". Lo stesso dicasi per le celebrazioni riservate alle diverse categorie di fedeli. Ricordo in particolare la "consacrazione" dei bambini ad Arbatax: pioveva e hanno riempito la nave. Era, voglio ricordarlo, un "traghetto" per migliaia di persone.

Cosa resta del "magistero" del Papa nella "devozione" sarda per la Madonna?

Giovanni Paolo II, al termine del suo "viaggio pastorale" di tre giorni in Sardegna, ha voluto ricordare proprio a Bonaria che «la "devozione" alla Madonna fa parte essenziale dei doveri di un cristiano». E questo i sardi lo hanno sempre avuto. Basta pensare al saluto «Bai cun Deus» ("Vai con Dio"), a cui si risponde «E cun sa Mamma» ("E con Maria"). Lo stesso suo "motto", «Totus Tuus», ci ricorda la bellezza del donarsi a Dio con Maria e attraverso di Lei.
Benedetto XVI ha, come un abile "orafo", intrecciato di "filigrana mariana" tutto il suo "magistero". E la visita al "Santuario" di Bonaria si "incastona" in questa opera preziosa, che vuole rendere sempre più viva la "devozione" alla Madre di Dio, che è anche nostra Santissima Madre.