INTERVISTA

RITAGLI     «I prezzi ora rischiano di salire»     MISSIONE AMICIZIA

L’economista Piero Conforti:
«La "tempesta" delle "borse" può condizionare i "listini agricoli".
Non c’entra la "speculazione", nazioni impoverite penalizzate».

Paolo Viana
("Avvenire", 16/10/’08)

I prezzi mondiali del cibo potrebbero tornare a crescere e lo scenario della crisi è tutt’altro che chiaro. Lo testimonia Piero Conforti, economista della "Fao". Che mette in dubbio il ruolo della "speculazione" e quello di Cina e India nella crisi dei cereali.

La "bufera finanziaria" si placa e c’è chi spera che la crisi sia già finita. Qual è la situazione delle "commodities "agricole?

Negli ultimi mesi i "listini internazionali" dei prodotti agricoli hanno rallentato la loro "corsa" perché in molti paesi c’è stata una forte espansione delle aree coltivate a grano, riso e mais, che avevano raggiunto quotazioni "record", provocando seri problemi di approvvigionamento.
L’andamento dei prezzi agricoli, tuttavia, potrebbe essere influenzato dalla "crisi finanziaria" di questi giorni.

La "speculazione" può ridurre il mondo alla fame?

La "crisi alimentare" dei mesi scorsi si spiega soprattutto attraverso i "fondamentali". C’è stato, è vero, un aumento significativo del commercio di derivati sulle "commodities" agricole e un "travaso" di investimenti, ma a noi paiono più rilevanti, come concause del "caro cereali", lo squilibrio tra domanda e offerta nel breve periodo, dettato dall’andamento climatico, dal basso livello delle scorte, dalla domanda di "bio-carburanti" e dal "rincaro" del petrolio. Anche l’incremento della domanda di Cina e India, che pure trascina in alto i prezzi nel lungo termine, non spiega del tutto quella crisi.

Perché la crisi ha colpito soprattutto paesi che sono esportatori di prodotti agricoli?

I Paesi in via di sviluppo più poveri – le cosiddette "least developed countries" – sono importatori netti di prodotti di base, come i cereali. Per anni la larga disponibilità nel mercato internazionale di beni alimentari di base, prodotti a costi molto ridotti dai paesi industrializzati, li ha "disincentivati" a investire in agricoltura, e ciò ha contributo a ridurre ulteriormente la loro capacità di produrre e competere. Inoltre, i prezzi di molti prodotti tropicali che essi esportano – per esempio il caffè o il cacao – non sono cresciuti quanto quelli di grano, mais e riso. Il "differenziale" di crescita fra i proventi delle esportazioni e il prezzo dei cereali importati è diventato quindi una "morsa". Si consideri che parallelamente sono cresciuti i costi dell’energia...

Oggi crederebbe ancora al "teorema" "Wto": «Prezzi più liberi uguale prezzi più bassi e prezzi più bassi uguale più democrazia e sviluppo per tutti»?

La "Wto" può anche aver ragione, ma occorre specificare correttamente i termini della questione. La riduzione dei prezzi per i consumatori è un vantaggio, che può derivare, sotto determinate condizioni, dalla rimozione degli ostacoli al commercio. Tuttavia, perché questo sia un gioco a "somma positiva", occorre che i produttori del paese che apre le proprie frontiere a beneficio dei consumatori interni riesca a cogliere le opportunità che si determinano nei mercati esteri in conseguenza dell’apertura delle "frontiere altrui". Invece, molti dei paesi più poveri hanno visto aumentare le proprie importazioni di alimenti senza riuscire ad aumentare l’"export".
E così il "teorema" non funziona: infatti, molte regole della "Wto" non si applicano ai paesi più poveri, o si applicano in misura limitata.

In futuro ci dobbiamo aspettare un’ulteriore discesa dei prezzi dei cereali e della soia?

Se la "crisi finanziaria" si tradurrà in una "recessione" globale, questo indebolirà la domanda e si potrebbero "raffreddare" i "listini". E questo effetto potrebbe essere forte soprattutto nei paesi poveri, dove all’alimentazione è destinata una quota di reddito più elevata. Tuttavia, la "crisi" finanziaria potrebbe ridurre la disponibilità di credito, quindi gli investimenti, e deprimere così l’offerta "globale" spingendo in alto i prezzi, dato che le scorte sono ancora prossime ai "minimi storici". Non sappiamo quale di questi meccanismi prevarrà, ma per certo possiamo dire che la "volatilità" di questi giorni non è favorevole, nemmeno alla sicurezza alimentare, dato che per produrre di più e meglio occorre una prospettiva di stabilità.
Inoltre, dovremmo chiederci che effetto avrà la "crisi finanziaria" sulle risorse a disposizione per la "cooperazione internazionale": parte di quelle promesse dai paesi nella "Conferenza di Alto Livello" promossa dalla "Fao" a Roma lo scorso Giugno devono ancora essere "stanziate", anche se l’Italia ha "rifinanziato" con 14 milioni di euro il suo "fondo fiduciario" speciale.