Domani la "Giornata del Ringraziamento"

RITAGLI     I "valori antichi" sfidano     DOCUMENTI
la «nuova» "crisi alimentare"

Paolo Viana
("Avvenire", 8/11/’08)

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare»: con la scelta del tema della "Giornata del Ringraziamento", che si tiene domani, i Vescovi lanciano un "appello" che non ammette "fraintendimenti". Nel cristianesimo, fede e preghiera non possono essere separate da quell’amore per il prossimo che si concretizza anche nel garantire il pane quotidiano a chi non ce l’ha. Nel "Messaggio" per la "Giornata", questo amore prende la forma di un richiamo alla «sovranità alimentare» e al «primario diritto al cibo» e tale richiamo diventa particolarmente esplicito laddove i Vescovi incoraggiano le "associazioni" e le "comunità" «che si adoperano per contribuire alla soluzione di questo problema», insistono sulle risorse dei "piccoli coltivatori" nei Paesi "in via di sviluppo" e sulle potenzialità dei mercati locali e regionali, denunciano «le politiche "monopolistiche" delle grandi industrie "agro-alimentari"» e incitano a promuovere «il benessere della famiglia "rurale" e in particolare delle donne». L’Italia ha conservato un’anima "rurale" sana, che sta dimostrando la capacità di reagire alle "ventate" gelide dei "mercati internazionali".
La "Giornata del Ringraziamento" ha anche l’obiettivo di "rinfrancare" quest’anima e offrire al Paese il suo patrimonio di valori e di energie. Dal "Messaggio" emerge anche la dolorosa preoccupazione dei "Pastori" che vedono approfondirsi ed estendersi il "divario alimentare" tra "Nord" e "Sud" del mondo e notano un’inquietante "novità" emergere da quest’emergenza. La rotta resta quella indicata dal "Concilio" e ribadita da
Benedetto XVI nel "Messaggio" per la "41a Giornata Mondiale della Pace", la destinazione universale dei beni che, letta attraverso le parole del "Vangelo di Matteo", appare una delle forme più compiute della giustizia terrena, ma anche una delle più complesse e instabili. La "crisi alimentare" che è "deflagrata" nei mesi scorsi – e che prosegue nel silenzio generale – costituisce infatti la "recrudescenza" di uno "squilibrio" di lungo periodo, che è ingiusto perché ineguale ma anche perché inefficiente. I Vescovi italiani, nel loro "Messaggio", non si limitano a lottare contro l’ineguaglianza delle "bocche" – e lo fanno con forza quando indicano «la via della disponibilità alla condivisione come "strada maestra" per risolvere nella giustizia il problema alimentare» – , ma evidenziano anche il progressivo "declino" di un sistema che salda tra loro povertà e "crisi ambientale", creando una "morsa" capace di far saltare tutti gli equilibri. I Vescovi sono sinceramente preoccupati anche per la "novità" dell’emergenza, la cui "onda lunga" lambisce sempre più spesso anche la società italiana. Scrivendo che «l’umanità sta vivendo una "crisi alimentare" non più limitata, come nel passato, a poche aree del pianeta, ma tendenzialmente estesa anche a quelle popolazioni da tempo considerate "immuni" da tale rischio», i "Pastori" ci segnalano come un mondo che oggi non ha il coraggio di sfamare gli affamati, domani potrebbe non essere più in grado di farlo. Per questo, suona particolarmente accorata l’esortazione ai Governi ad attivare tutti «gli strumenti idonei per risolvere questa situazione di ingiustizia» e a farlo con grande "sollecitudine": gli "aiuti internazionali" sono agli "sgoccioli" e le «riforme strutturali», invocate dal Papa nel "Messaggio" al "Summit Fao" del Giugno scorso, si fanno attendere.