Altro che polemiche "oziose"

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la "mutua collaborazione" prende forma

Paolo Viana
("Avvenire", 14/4/’09)

La "Messa" è finita e, prima di "andare in pace", si ascoltano gli "avvisi’. Succede in tutte le Parrocchie d’Italia e succede anche nelle "tendopoli" del "terremoto abruzzese". La singolarità della "scena aquilana" risiede nel fatto che, Domenica mattina, a prendere la parola al termine della "celebrazione eucaristica" presieduta dal Segretario Generale della "Cei" non è stato lo stesso Monsignor Crociata e neppure un Sacerdote di Pile, l’area industriale su cui sorge la "tendopoli" "Sandro Pertini", bensì un "funzionario" della "Protezione Civile". Nel momento in cui ogni Parroco avrebbe ricordato a che ora si ritroveranno i "catechisti’ o quando si terranno le prove della "corale", l’ingegnere di "Palazzo Chigi" ha spiegato perché lo "sciame sismico" fa ancora paura, che ogni abitazione del "capoluogo" va abbandonata, come avverranno le verifiche sulla "statica" degli edifici e che non tutte le strutture dovranno essere abbattute...
La stessa scena si ripeterà in tutte le "tendopoli". Per la "Protezione Civile" questi "avvisi" al termine della "Messa" costituiscono uno strumento di comunicazione imprescindibile: i "bollettini cartacei" non basterebbero a raggiungere tutti; in un campo di "sfollati" in cui ricaricare il cellulare è un problema non ci si può certo affidare alla "tv" o al "web". Si capisce perché, allora, una "tenda" venga immancabilmente adibita a "sala della comunità": nessun "collateralismo", nessuna confusione di ruoli, è il segno di una tensione comune che scaturisce da una comunanza di "progetto". In altre parole, quando si tratta di salvare una "comunità", fatta di vite e di relazioni, di benessere "materiale" e "spirituale", "Stato" e "Chiesa" si scrollano di dosso le "zavorre" di discussioni infinite e si ritrovano al punto di partenza, all’essenziale della loro "missione": il bene della "Res Publica", che è anche il bene di ciascun "terremotato", e l’attenzione alla persona.
Il rispetto per i "ruoli", che non è in discussione, significa anche riconoscimento delle specifiche potenzialità. Monsignor Crociata ha sottolineato che la "Chiesa Italiana" è "presente" all’
Aquila. Lo è con i suoi "Pastori", i quali, fin dalle ore del "batticuore" e del "groppo in gola", hanno parlato di speranza, hanno invitato a rimboccarsi le maniche, hanno predicato la vicinanza alle popolazioni colpite dal "sisma" e l’hanno praticata, fino a dormire in una "tenda", come tutti.
La "Chiesa" è presente in queste terre "prostrate" con i suoi Preti, "religiosi" e "religiose", che fanno argine alla disperazione, incontrando gli "spauriti", confessando i "dubbiosi", consolando famiglie "monche" e inconsolabili. Hanno paura anche loro, poiché sono uomini e donne, ma parlano di futuro. La "Chiesa" è presente con la
"Caritas", che lancia oggi i suoi "gemellaggi" e intende accompagnare per lungo tempo la ricostruzione "morale" e "materiale". E con "associazioni" e "movimenti" che si rendono presenti in tante, concrete modalità. Quella della "Chiesa" è una vicinanza "caleidoscopica", che porta a vedere il problema, e ad affrontarlo, sotto le luci più diverse. Non meramente "assistenziali", né solo "spirituali": vestiti e "scatolette", psicologi e "animatori", ma anche nuove scuole, centri di "comunità" e Chiese, le tante Chiese dell’Aquilano da restaurare o da ricostruire. Le vie della "condivisione" sono infinite. Una delle più importanti passa per questa collaborazione "silente", spontanea, naturale perché necessaria, con la "Protezione Civile" e i "Corpi dello Stato". Un "funzionario" che legge un "avviso" alla fine della "Messa" segnala uno stile di governo delle "emergenze" che non si alimenta di interviste o "dibattiti televisivi", accantona con un sorriso ogni "astio ideologico" e guarda in una direzione sola: salvare l’uomo e la sua "civiltà". Quando il "progetto" è questo, la "Chiesa" c’è.