SETTIMANE SOCIALI

RITAGLI    Pisa e Pistoia    DOCUMENTI
«laboratori» del "bene comune"

Alla vigilia dell’edizione del "centenario",
i vescovi delle due città toscane
che da giovedì a domenica l’ospiteranno
riflettono sul tema del "Convegno"
e sull’importanza che avrà per il futuro.

Mansueto Bianchi:
 «È una grande occasione
regalataci dalla Chiesa»

Paolo Viana
("Avvenire", 16/10/’07)

«Pistoia ha segnato la storia delle "Settimane Sociali", ospitando la prima nel 1907, ma è altrettanto vero che quell’esperienza ha segnato profondamente la storia della nostra diocesi. Non ve ne sono molte altre in cui è così radicata la sensibilità per il prossimo e la solidarietà sociale». A testimoniarlo è monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, che si prepara ad accogliere i convegnisti della "45ª Settimana Sociale" dei cattolici italiani «come una grande occasione regalataci dalla Chiesa».

In che senso?

Sicuramente, l’organizzazione di quest’evento, anche per l’ovvio desiderio di esserne all’altezza sotto il profilo dell’accoglienza, rappresenta una fatica, ma la Settimana Sociale è una risorsa che la Chiesa italiana ci regala e come tale la vivremo.

Pistoia ha lasciato un segno profondo nella storia delle Settimane Sociali e della Chiesa. Cosa resta del 1907 in questa terra?

La nostra diocesi ha segnato la storia delle Settimane, ospitando la prima nel 1907, ma esse hanno segnato la storia della nostra diocesi. Non ve ne sono molte altre in cui è così radicata la sensibilità per il prossimo e la solidarietà sociale. La Settimana del 1907 lasciò dietro di sé un autentico fiume di iniziative sociali che sono giunte sino a noi. Quell’evento accese una luce che è ancora molto intensa.

Quali sono i riflessi concreti di questa luce?

Ve ne sono almeno una trentina. Dal "centro famiglia" alla struttura per accogliere le ex prostitute, dai centri per gli adolescenti affidatici dai tribunali a quelli per madri sole, da quelli per anziani ai centri specializzati nell’assistenza delle persone "diversamente abili", taluni davvero all’avanguardia. Per non dire dei molti "centri d’ascolto" per i poveri o dell’impegno sul fronte delle tossicodipendenze... Alcune istituzioni, come le antiche casse rurali trasformatesi in banche, sono un frutto diretto della prima Settimana, mentre altre sono più recenti, ma hanno le stesse radici. Devo aggiungere che queste strutture hanno camminato per molti anni da sole, sulle proprie gambe, facendo di Pistoia un esempio. Lo diciamo senza presunzione, ma con un orgoglio che mi pare legittimo.

Come avete preparato la "45ª Settimana"?

Abbiamo commemorato il centenario della prima, anche a livello parrocchiale e di vicariati, sostenuti da una profonda ricerca storica e alimentando a nostra volta il dibattito sul "bene comune". Voglio ricordare il grande lavoro fatto dal settimanale diocesano "La vita". Personalmente, ho chiesto, con una lettera ai parroci, di illustrare i contenuti della "45ª Settimana Sociale" a tutti i fedeli e ho sollecitato la preghiera perché quest’evento sia fecondo. La delegazione pistoiese sarà limitata, come tutte le delegazioni diocesane, ma i pistoiesi potranno seguire i lavori in alcune sale appositamente attrezzate. Inoltre, "Tv Libera", l’emittente cattolica della nostra regione, trasmetterà la diretta dei lavori.

Cosa può lasciare un evento come questo nella vita di una diocesi?

Ci aspettiamo che la Settimana incoraggi e motivi i fedeli, auspichiamo un’ondata nuova, in termini di sensibilità per le tematiche sociali, soprattutto tra i giovani, e un dialogo più intenso con la città.

Non lo è abbastanza, oggi?

Il rapporto con le istituzioni e il territorio è buono, soprattutto grazie al lavoro egregio che è stato fatto dal mio predecessore, il vescovo Simone Scatizzi, e dal vicario generale, monsignor Giordano Frosini, che per venticinque anni si sono prodigati per realizzare un cammino, solido, di collaborazione, e anche di profezia. Devo dire che le istituzioni ricambiano quest’attenzione, il che, in Toscana, è particolarmente significativo. Ma c’è ancora molto da evangelizzare, anche a Pistoia.

Si potrebbe partire dal bene comune, che è il tema di questa Settimana Sociale?

Esattamente. E occorre spiegare alla società di oggi che il bene comune presuppone la centralità della persona umana. Questa centralità è a rischio, soprattutto nei rapporti economico-sociali e nelle dimensioni etiche. Da noi, grazie allo sviluppo del "vivaismo", è forte una mentalità imprenditoriale, che ha risvolti positivi, ma rischia derive "privatistiche" e settoriali da contenere. La priorità è insistere sulle "interdipendenze", sulla "sussidiarietà" da applicare sul territorio e sull’attenzione per la giustizia sociale e l’accoglienza verso chi è più debole, particolarmente se viene da un paese lontano per lavorare e qui si trova solo, isolato. Spero che il lascito di questa Settimana sia anche un’applicazione più rigorosa del principio di solidarietà in campo economico, proprio per confermare quell’anima solidale che, insieme alla loro tradizionale laboriosità, contraddistingue i pistoiesi da almeno cent’anni.