MISSIONE SPERANZA

RITAGLI  DONNA IN BANGLADESH:  MISSIONE BANGLADESH

CREATIVITÀ E CORAGGIO

Sr. Paola Vizzotto
("Missionarie dell’Immacolata" - Agosto/Settembre 2005)

Tenerezza e colori: dono di questa mamma bengalese!

La donna bengalese danza mentre cammina, sostiene la sua famiglia con cura e attenzione.
Non le manca neppure la creatività... dalle sue mani escono vere opere d’arte!

Shahida ha un nome dolce, come la sua voce quando canta camminando, in un equilibrio che sembra danza, lungo gli stretti argini tra una risaia e l'altra, come dolce le è il peso dell'ultimo nato che porta sul fianco.

Eppure non è certo dolce la sua giornata, sempre in movimento tra la capanna, il pukur (laghetto), dove porta la biancheria e i piatti a lavare e il bufalo a rinfrescarsi, il campo, dove deve aiutare il marito nella delicata cura delle preziose pianticelle di riso e la piccola moschea del villaggio.

Non può stancarsi: previdente ha preparato presto il riso per il pasto, la legna per il fuoco. Ha svegliato i figli che già sanno il loro compito quotidiano: le bimbe impegnate nei vari lavori domestici, i maschi veloci alla scuola coranica.

L'orizzonte di Shahida era stretto fino a poco fa, in continua lotta per sfamare la sua famiglia con i magri guadagni del marito bracciante stagionale, in continua ansia per le malattie improvvise, le alluvioni devastanti, si sentiva invecchiata anzi tempo, sola, a volte inutile!

Poi una vicina di villaggio, che lei non frequentava perché cattolica, l'ha invitata alla scuola di ricamo della missione. Il marito non voleva, non ci si mescola con gli infedeli e Shahida ha rischiato di sottomettersi ancora una volta... Ma le tovaglie e le nockshi kantha ricamate stese fuori della capanna della vicina sono state un'esplosione di colori che le hanno dato coraggio. Ed ora il suo orizzonte è tutto un giardino di fiori, di sfumature, di natura, di leggende, di novità. Quando seduta per terra con altre donne, si sforza di maneggiare il sottile ago e accostare le sfumature dei fili, il suo cuore canta, dolce come il suo nome.

Ha trovato delle sorelle con cui condividere pene e gioie, da cui imparare o da consigliare e una sorella maggiore, rispettosa e attenta, che, nonostante sia europea e porti una croce al collo, spende tutta la sua vita perché donne come lei scoprano il grande valore della loro dignità, dell'innata creatività, della possibilità di migliorare la vita familiare con un lavoro remunerato e sereno.

Anche Chondra, ha un nome dolce: Luna. Anche lei ha imparato a ricamare dalle Sisters che lei conosce da sempre, prima, da piccola, accanto alla mamma, poi al dispensario quando stava male ed ora per lavorare e dare la possibilità ai suoi figli, anche alle bambine, di frequentare la scuola del villaggio e dar loro un avvenire più sicuro.

Lei conosce bene quelle "sorelle maggiori" che hanno scelto di vivere per loro e con loro, hanno imparato la loro lingua, mangiano il riso come loro; passano ore ed ore al dispensario, senza chiedere conto della religione o della tribù, per curare gli ammalati, con una preferenza per i più gravi, i più lontani, più poveri; aprono scuole e boardings per i loro figli.

Soprattutto conosce quelle giovani della sua regione che hanno deciso di seguirle e, senza formare una loro famiglia, si dedicano per il bene degli altri. Anzi, alcune hanno perfino lasciato il loro villaggio per andare in terre lontane, sconosciute e portare lo stesso amore di Gesù per ogni persona.

E se sua figlia maggiore le confermasse il suo sospetto di volerle seguire? Come reagirebbe? Eppure l'ha sentita più volte esclamare: "Voglio essere missionaria anch'io!".

Chondra sospira, quel Dio che dà la forza alle Sisters di diventare bangladeshi darà anche a lei la forza e la consolazione del dono.

Coraggio di danzare sugli stretti argini delle risaie, creatività di disegni e sfumature: vite di fatica che ricamano la vita e tessono fili di unità e comprensione per un avvenire più luminoso e sicuro del Paese del fior di loto.