RITAGLI   IL MANTELLO DI ANNUNCIATA   MISSIONE BANGLADESH

Sr. Paola Vizzotto
("Missionarie dell’Immacolata" - Agosto/Settembre 2005)

Sr. Annunciata Dragoni dona gioia e calore ad un'anziana donna bengalese...

Il chador (scialle), in Bangladesh e in altri Paesi asiatici, non è solo un indumento o un accessorio, ma quasi un vero e proprio prolungamento del corpo.

Il chador riscalda, protegge, asciuga, avvolge, abbellisce: di semplice cotone economico o di preziosa pashmina ricamata, non può mancare nel quotidiano della donna bangladeshi.

Quindici anni fa ho avuto il grande privilegio di "gustare", anche se molto brevemente, il sapore profondo del Paese del fior di loto. Durante il viaggio, in una missione mi era stato donato un chador di calda lana marrone scuro e, al ritorno in Italia, l'avevo donato a sr. Annunciata, 85 anni di cui più di 50 in Bangladesh: quasi un lasciare un briciolo del mio cuore che ormai è tutto in Camerun.

L'anno scorso sr. Annunciata è tornata in Italia per una breve vacanza e, pochi minuti prima di rientrare "a casa sua", come sempre chiama la sua terra di elezione, è venuta in camera mia e porgendomi il chador, a cui non pensavo proprio più, mi ha detto: "Tienilo tu, ti può servire anche in Africa".

«Elia salì nel turbine verso il cielo... Eliseo raccolse il mantello che era caduto ad Elia... e partì» (2 Re 2).
Come non pensarlo?

Elia, l'uomo di fuoco che brucia il male e si intenerisce davanti al bimbo morto e gli ridà vita con il calore del suo corpo. Annunciata che con energia difende la Verità in una lingua che ormai le è più familiare del suo lodigiano natale ed è tenera nonna per varie generazioni bangladeshi.

Elia che arde d'amore per il suo Dio fino ad accettare di inoltrarsi nel pericolo del deserto. Annunciata che, per testimoniare l'amore del Padre, lascia la famiglia, il paese e raggiunge un punto geografico conosciuto prima solo nel desiderio e nella preghiera ed ora talmente suo da non amare, pensare, agire se non in perfetta sintonia con il popolo da cui si sente continuamente generata e ringiovanita.

Elia che riconosce la presenza dell'Eterno in un alito di vita. Annunciata che lo vede e lo ama nelle piaghe dei malati di lebbra e lo prega con chi lo chiama con altri nomi, ma con gli stessi attributi: il Misericordioso, il Potente, il Sapiente...

Elia che non spiega al suo discepolo Eliseo ciò che lo aspetta, ma nel silenzio lo attira nella sua profezia. Annunciata che non predica, non fa discorsi, ma con il suo instancabile quotidiano interroga, attira, coinvolge, fino ad avere l'autorevolezza di poter parlare in nome del Dio di cui si sente ambasciatrice e strumento.

Elia che fa cadere il suo mantello, dignità, difesa e protezione, mentre il carro di fuoco lo porta nell'Infinito di cui è stato parola e avvolge il giovane Eliseo. Annunciata che riprende decisa il volo verso il suo "dorato Bangladesh", lasciando il suo chador a chi vuole raccoglierlo e partire di nuovo.

Il suo mantello ha il numero 21 cucito in un angolo: marca delle prime generazioni di una lunga schiera di missionarie che hanno raccolto l'eredità, forse più, forse meno dei due terzi, come Eliseo, e si sono incamminate, lasciando terra e legami, verso i nuovi orizzonti del Vangelo.

Non una tormenta, non un vortice di vento, non un fuoco, ma il soffio leggero e profondo di una Parola fatta carne per amore, di una Verità fatta Vita per indicare la Via, ad una moltitudine di ogni lingua, popolo e nazione, le avvolge e le guida.

Il chador ora riprende il cammino verso altre terre, altre patrie, altri popoli, altri annunci, muto testimone di un andare che ha avuto inizi con la Chiesa e terminerà nella vera Patria di tutti.

Annunciate e le altre davanti... chi raccoglie le prossime eredità?