In Cina ci sono
10mila esecuzioni capitali l’anno
e 600 ospedali trapiantano le parti degli uccisi.
L’appello del "dissidente" Harry Wu.
«Migliaia di
reni, fegati e cornee di condannati a morte cinesi
vengono venduti nel mondo
e sono una fonte di alti profitti per gli ospedali,
la polizia e l’"élite" del "Partito comunista"».
HARRY
WU
("Avvenire",
8/3/’08)
La Cina
è uno dei Paesi in cui la "pena di morte" è prevista per legge.
Nonostante gli "appelli" delle principali "organizzazioni
internazionali", "Amnesty
International" in
testa, ogni anno nel Paese asiatico si contano dalle 8.000 alle 10.000 condanne
a morte. La Cina rappresenta il 22% della popolazione mondiale, ma
"commina" e fa eseguire almeno il 90% delle condanne a morte nel
mondo. Se si denuncia questa vera e propria "strage", compiuta in nome
della "preservazione" del regime comunista, si viene subito
"etichettati" come nemici del popolo cinese. Il Presidente
statunitense George Bush, anche dopo le "sollecitazioni" di Nancy
Pelosi, portavoce del "Congresso
Usa", a metà
ottobre del 2007 ha ricevuto il capo del buddhismo tibetano, il Dalai
Lama. Per questa
iniziativa, Pechino ha accusato duramente Washington di "ingerenza"
nella politica cinese, e minacciato forti ritorsioni. Questo episodio è
emblematico della "protervia" e arroganza del governo di Pechino,
che pretende dai singoli Paesi, od "organismi internazionali", che non
esaminino quello che avviene nel suo territorio e soprattutto non assumano un
comportamento "difforme" dalla linea ufficiale cinese, senza tener
conto del fatto che questi altri Paesi non sono attualmente "colonie"
della Cina.
Per la decisione di ricevere un capo religioso, esiliato dal regime comunista
cinese ormai da decine di anni, un Paese democratico e un Presidente liberamente
eletto sono "rimproverati" e attaccati con violenza come se fossero
"sudditi" disobbedienti! Lo stesso è poi accaduto in Italia. Il capo
di un Paese in cui da 58 anni, e cioè dall’ascesa di Mao Zedong, viene
represso nel sangue qualsiasi "anelito" di libertà; dove ogni anno si
contano decine e decine di migliaia di "sollevazioni" spontanee; dove
i lavoratori sono ridotti in "semischiavitù"; dove i contadini
muoiono letteralmente di fame; dove ci sono ancora, "mimetizzati" col
nome di fabbriche o fattorie, oltre mille "campi di concentramento", i
"Laogai", nei quali ho trascorso 19 anni della mia vita; il capo di un
Paese di questo genere, mi chiedo che cosa intende quando parla, con modi
garbati, di «socialismo armonioso» e «società armoniosa»? In Cina la vita
stessa viene "repressa" in forme e metodi che ricordano le peggiori
pagine di storia dei secoli più "bui", anche di quello appena
trascorso. Ancora oggi migliaia di reni, fegati e cornee di condannati a morte
sono venduti sul "mercato" degli organi umani in Cina e nel mondo, e
rappresentano una fonte di alti profitti per gli ospedali, la polizia e l’"élite"
del "Partito comunista cinese".
Soltanto nel dicembre del 2006 il regime cinese ha riconosciuto che la quasi
totalità degli organi umani venduti viene "espiantata" dai corpi dei
prigionieri uccisi, ma i "satrapi" di Pechino tentano sempre di negare
o "minimizzare" questi abusi e violenze.
Recentemente il governo ha introdotto misure e adottato leggi che dovrebbero
diminuire il numero delle "esecuzioni capitali" e aumentare il
controllo sulla vendita degli organi. Sono previsti, ma soltanto sulla
"carta", anche la revisione di tutte le "sentenze di morte"
da parte della "Corte suprema del popolo" e il divieto di usare gli
organi dei condannati a morte senza il loro previo consenso. In realtà, le
migliaia di esecuzioni continuano, il traffico degli organi umani
"fiorisce" e le torture per ottenere le confessioni persistono. Il
numero di esecuzioni capitali è ancora oggi un "segreto di Stato" in
Cina! Il traffico degli organi umani è iniziato nel 1984 con almeno 100
ospedali specializzati in questa "macabra" pratica. Nel 2007 sono
oltre 600 gli ospedali in cui vengono trapiantati gli organi dei condannati a
morte.
L’incremento di questi ospedali e il graduale aumento del numero dei crimini
puniti oggi con la pena capitale avvalorano il sospetto che in Cina si
"commini" con facilità questa misura di pena per ottenere un maggior
numero di organi da commerciare. Perché la "comunità internazionale"
non interviene e non prende iniziative decise per impedire questi crimini? Come
giustamente fece osservare il deputato Smith, durante una seduta della
"Commissione sui Diritti umani" del "Congresso"
"Usa", il mondo politico ed economico, per la protezione dei propri
marchi di fabbrica e "brevetti", ha preteso "sanzioni"
contro il regime cinese ma è rimasto "muto" di fronte al persistere
del "lavoro forzato", delle esecuzioni capitali e della vendita degli
organi umani.
Perché? Nel mondo del terzo millennio questi crimini devono cessare. Le nostre
coscienze lo richiedono.