"PREMIO NOBEL PER LA PACE"

RITAGLI     Yunus: «Il "micro-credito" vince la "crisi"»     MISSIONE BANGLADESH

«Non bisogna buttare via il "capitalismo",
ma è come se in esso ci fosse una "voragine" che va colmata.
L’ironia è che la "crisi" ha dimostrato che i più poveri sono "solvibili", eccome!
Mentre chi lo sembrava, come i "banchieri", alla fine non lo è affatto».

L’economista indiano e Premio Nobel per la Pace 2007, MUHAMMAD YUNUS, fondatore del micro-credito.

MUHAMMAD YUNUS
("Avvenire", 1/3/’09)

È una verità che andrà bene per il 2009: i beneficiari di "micro-crediti" nel mondo non sono direttamente indeboliti dalla "crisi finanziaria", hanno il loro "business" e i rimborsi sfiorano il 100 per cento. Meglio: il "micro-credito" può venire in aiuto dei poveri del Nord. Abbiamo infatti lanciato, nel Gennaio 2008, un programma di "micro-finanza" nel quartiere di "Queens", a New York, chiamato «Grameen America» e rivolto ai quei newyorkesi che sono esclusi dal sistema bancario. Vi abbiamo inviato una delle nostre "squadre" del Bangladesh, gente che non aveva mai messo piede negli Stati Uniti.
Applicano esattamente gli stessi metodi dei villaggi del Bangladesh. E funziona!
Quando abbiamo lanciato il programma, alcuni giornalisti ci hanno chiesto: «Ma perché avete deciso di portare la
"Grameen Bank" nel cuore di New York?». Ho risposto: «Siamo venuti a New York proprio perché è la capitale mondiale della "banca". Le vostre banche lavorano per il mondo intero, ma queste rifiutano di lavorare per quanti vivono all’ombra dei vostri "grattacieli": i poveri che vivono qui non vi hanno accesso. Negli Stati Uniti ci sono milioni di persone che non possono aprire un "conto". Siamo qui per dimostrarvi che è possibile, senza essere sconvolgente, purché lo si faccia mettendo al centro la persona umana. Oggi la "crisi" ci offre l’occasione di meditare su questa ingiustizia; dobbiamo ripensare le istituzioni bancarie e finanziarie affinché si aprano a tutti».
Quando ho cominciato a riflettere sul "micro-credito", mi sono posto questa domanda: perché non estendere i servizi bancari ai poveri cosicché ne possano approfittare? Mi dicevano: impossibile! L’unico argomento che avevano era questo: i poveri non sono "solvibili". Allora mi sono chiesto: sta alle banche decidere se i poveri sono o non sono solvibili, o non sta piuttosto ai poveri scegliere la banca più adatta a loro? L’ironia è che la "crisi" ha dimostrato che i più poveri, chi utilizza il "micro-credito", sono solvibili, eccome! Mentre chi sembrava solvibile, in particolare i "banchieri", alla fine non lo è affatto.
Non bisogna buttare via il "capitalismo", ma è come se in esso ci fosse una "voragine" che va colmata. Io dico: colmiamola e completiamo questo modello.
Il "sistema capitalistico" è stato sviluppato a metà, bisogna aggiungere l’altra metà, e finora c’è stata un’unica possibilità di scelta, nel mondo degli affari: io sto proponendo un’alternativa. Poi sta ad ognuno decidere dove orientarsi. Oggi siamo davvero in un momento molto importante: c’è la "crisi del petrolio", abbiamo avuto per lungo tempo l’aumento dei prezzi dei cereali, ora il rallentamento dell’"economia mondiale". Tutti fatti che hanno concorso a creare povertà e sono destinati a complicarsi nell’immediato futuro.
Il concetto teorico di "business" ad esempio è molto limitato, perché si fonda sul concetto che l’essere umano è una "macchina" per fare soldi. È come se, quando entra nel mondo degli affari, l’essere umano si mettesse degli "occhiali" che gli permettono di vedere come unico obiettivo soltanto l’utile, l’utile, l’utile. Ma l’occhio umano non è fatto per questo: è la teoria che ha creato questi "occhiali". Il risultato è che per l’utile si creano molti problemi alla gente: povertà, malattie, "degrado ambientale".
Oggi serve una "leadership" visionaria, che sappia dare prospettive nuove al futuro del "Pianeta". Una realtà come il
"G8" deve prendere in pugno la situazione, ma si tratta di vedere se abbiamo solo "leader" dalle vedute ristrette, o se ci sono "leader" di grande statura e visionari.

( Traduzione di Anna Maria Brogi )