DALL’AFRICA

RITAGLI      Chiara Castellani:      MISSIONE AMICIZIA
«Anche nel nerissimo Congo impazza la moda»

Hanno nomi come "Extra Clair", "Clarà fashion",
e sulle confezioni riportano foto di donne "afro" dalla pelle vistosamente "pallida".
Le creme e i saponi che rendono più bianca l’epidermide
sono tanto richiesti tra gli immigrati di pelle scura quanto dannosi.
E parlano di un "atavico" complesso…

CHIARA CASTELLANI, medico missionario in Congo.

Chiara Zappa
("Avvenire", 8/6/’08)

«In questo periodo, per le strade di Kinshasa, "campeggiano" manifesti che pubblicizzano una crema schiarente chiamata "Angel" Ma perché per essere "angelo" devi avere la pelle bianca?». Chiara Castellani, medico missionario in Congo, si indigna parlando del «messaggio subdolamente razzista» lanciato in modo implicito da chi vende saponi e lozioni sbiancanti: «Siamo di fronte a un’"intossicazione culturale", ancora più grave di quella fisica provocata da molti di questi prodotti», afferma la dottoressa di Kimbau, che ha lanciato la Campagna "Ndombe kele kitoko", che in lingua "kikongo" significa "Nero è bello".

Dottoressa Castellani, perché parla di "intossicazione culturale"?

«Perché per fini di mercato si tende a far passare l’idea che la pelle più chiara sarebbe più bella, e addirittura alcuni "slogan", che associano l’idea di igiene e pulizia a quella dello "sbiancamento" della pelle, sembrano riecheggiare vergognose ingiurie contro i neri che credevamo far parte del passato. E ciò che mi sorprende e mi inquieta di più è che questo "lavaggio del cervello" attecchisce non solo in Europa ma anche, in misura crescente, in Africa».

Perché giudica questo fenomeno più preoccupante?

«Perché non lo capisco. Se in Occidente l’"omologazione" estetica può essere letta come un modo per evitare le "discriminazioni", non riesco proprio a spiegarmi il successo dei prodotti schiarenti in Paesi come il Congo, fiero della sua identità e per certi versi critico nei confronti dei bianchi, viste le atrocità da essi commesse nella storia della nazione. Eppure il fenomeno dilaga, e non più solo nelle grandi città: ora gli schiarenti cutanei sono diffusi anche tra gli adolescenti delle scuole di villaggio».

Che cosa si può fare per combattere questa tendenza?

«Ci sono diversi piani di intervento.
Dal punto di vista della tutela della salute, le aziende occidentali devono smetterla di esportare in Africa ciò che non possono più vendere nei Paesi occidentali a causa delle leggi che vietano certe sostanze tossiche.
Ma il rispetto delle norme non risolve tutti i problemi, visto che i "corticoidi", sempre più utilizzati come cosmetici, non possono essere vietati per legge, e il loro abuso in Africa può portare a conseguenze particolarmente gravi a causa della mentalità, da noi stessi incentivata, secondo cui i farmaci provenienti dall’Europa sono la soluzione di tutti i problemi di salute, e non possono dunque avere effetti collaterali negativi. Ecco perché la Campagna che ho lanciato, che da una parte mira a colpire chi produce questi veleni, dall’altra è soprattutto una "battaglia culturale": nero non è brutto o sporco, nero è bello, è ora di dirlo ad alta voce».