È stato il cardinale
Kasper ieri a presiedere le esequie del priore della comunità ecumenica,
ucciso in questo stesso luogo martedì scorso. Oltre diecimila i presenti
che hanno riempito la chiesa della Riconciliazione e la collina circostante
sfidando la pioggia.
Roger, anche l'addio un canto di serenità
![]()
|
|
Durante la celebrazione
più volte sono tornate le parole delle sue preghiere
e dei suoi canoni in onore di ciò che aveva sempre sognato:
l'unità tra i cristiani e tra le nazioni.
«Ci ha insegnato ad andare oltre la frattura tra l'amore di Dio e l'amore per
gli uomini».
Da Taizé,
Daniele Zappalà
("Avvenire", 24/8/’05)
Attorno alla collinetta di Taizé, l’atmosfera è leggermente brumosa e il cielo è basso. Quando le campane all’ingresso della comunità intonano tutte assieme il primo inno alla memoria del compianto frère Roger, appena dopo l’ora del pranzo collettivo, le autorità religiose e civili assieme a centinaia di fedeli, soprattutto giovani, sono già dentro la chiesa della Riconciliazione dalle tipiche cupolette orientali. Appena fuori, fra i casolari così silenziosi della comunità, c’è quasi solo il personale d’ordine. Il resto del "popolo di Taizé" è invece rimasto più in basso, lungo il pendio della collina davanti a un maxischermo che trasmette la celebrazione. Sotto un’intermittente pioggia leggera, c’è tanta gente composta. Il rito delle esequie inizia e i canti riempiono in crescendo le nicchie della Chiesa: quelle piccole e quadrangolari di legno tutt’attorno all’altare, con al centro le loro fiammelle traballanti, e quelle triangolari del soffitto in muratura grezza e in armonia con le pareti spoglie. «Cantare, cantare fino alla gioia serena», diceva frère Roger. È ancora il suo esempio, per tutti i presenti, ad ispirare le laudi cantate con armonia anche in questa occasione. Frère Alois, il nuovo priore, accoglie i presenti in mezzo alle alte vele di stoffa color arancio che circondano l’altare. L’abbrivio è già stato dato: «Frère Roger ha aperto un cammino e ci ha condotti con uno slancio e un coraggio eccezionali. Convinzioni intime l’hanno spinto ad avanzare infaticabilmente su questo cammino», dice il monaco tedesco che ricorda poi due "convinzioni" di frère Roger: l’ecumenismo fra «tutti gli umani, di tutte le nazioni, in particolare i giovani e i bambini» accanto all’evangelica «bontà di cuore» come «forza capace di trasformare il mondo perché attraverso essa Dio è all’opera». Dopo il «Misericordias Domini», è il cardinale Walter Kasper a prendere la parola e il suo omaggio va subito a «uno dei grandi maestri e padri spirituali del nostro tempo». Un’orazione del minuto "maestro" di origine svizzera viene subito citata dal presidente del Consiglio pontificio per l’unità dei cristiani: «Tu che ci ami, il tuo perdono e la tua presenza in noi fanno nascere la chiarezza della lode». Il cuore della testimonianza di frère Roger è definito da Kasper come fede nell’«ecumenismo della santità, questa santità che cambia il fondo dell’anima e che sola conduce verso la piena comunione». Spetta al cardinale ricordare le "fratture" che avevano tormentato frère Roger fin dalla giovinezza: quella fra i cristiani e quelle fra i popoli e le nazioni. Almeno contro la prima, la collina di Borgogna ha mostrato una via, dato che «la primavera dell’ecumenismo ha fiorito sulla collina di Taizé, in questa chiesa della Riconciliazione dove diversi membri di differenti tradizioni cristiane si incontrano nel rispetto e nel dialogo nella preghiera e nella condivisione fraterna, ispirate dalla presenza e dall’esempio di frère Roger». A proposito dell’altra frattura, invece, Kasper ricorda che l’opera di frère Roger è stata non solo meditazione ed esempio silenzioso, ma una «piena continuità fra l’amore di Dio e l’amore degli uomini, fra la preghiera e l’impegno, fra l’azione e la contemplazione». Un’azione rivolta alle giovani generazioni, come ricorda l’altra frase del monaco dagli occhi azzurri citata dall’inviato del Papa: «Per quanto mi riguarda, andrei fino ai confini del mondo, se potessi, per dire e ribadire la mia fiducia nelle giovani generazioni». Seguono la liturgia, i canti e i lunghi minuti di silenzio profondo attorno alla bara di frère Roger posta davanti all’altare. Dietro al feretro, al centro, ci sono i frati della regola vestiti di bianco che formano come una scia che pare connettere l’altare al non lontano pendio esterno col resto dei pellegrini. Neppure il cicaleccio dei flash, può intaccare il silenzio che si alterna alle parole e ai canti. Da un lato e dall’altro della bara, dominano la penombra, l’icona della Vergine e la croce lignea posta ogni venerdì sera al centro della preghiera collettiva dei giovani di Taizé. Nell’ora dell’estremo saluto al proprio fondatore, la comunità pare stretta come un pugno. La «folle speranza» della riconciliazione sognata oltre sessant’anni fa da Roger Schutz aleggia sul feretro di frère Roger. Fuori, in mezzo alla falange di ombrelli e alla sottile foschia, qualche sguardo di pellegrino si volge ogni tanto in direzione della vicinissima Cluny. Con la sensazione, forse, di assistere sullo schermo gigante a un inizio piuttosto che a una fine.