Un milione di sfollati, 200 morti dal Sudan al Ghana.
Daniele
Zappalà
("Avvenire",
16/9/’07)
Non si arresta la catena di
nubifragi che nelle ultime settimane ha messo in ginocchio numerose regioni
dell'Africa subsahariana,
dalle steppe saheliane fino alle coste orientali del continente. Secondo i dati
ufficiali che si accavallano a ritmo frenetico, lo stesso livello d'emergenza
vissuto a partire da luglio soprattutto in Paesi come il Sudan e l'Etiopia si è
tragicamente esteso ad ovest nel corso delle ultime tre settimane. Sono 14 i
Paesi colpiti. Nuovi appelli drammatici verso la comunità internazionale sono
appena giunti dal Ghana settentrionale e da altre regioni dell'Africa
occidentale investite in pieno dalle peggiori inondazioni degli ultimi anni che
hanno già causato decine di morti ed esodi interminabili, così come danni
ingentissimi ad abitazioni, infrastrutture, coltivazioni e mandrie di bestiame,
tanto da mettere in forse le capacità di recupero di molti distretti. Per
l'Onu, le piogge hanno già ucciso nell'intero continente più di 200 persone,
mentre i senzatetto supererebbero di gran lunga il milione.
Secondo i responsabili della Croce Rossa in Ghana, almeno 22 persone hanno perso
la vita nelle tre regioni più settentrionali del Paese. Il governo aggiorna di
continuo al rialzo il dato dei "sinistrati", che sarebbero già circa 300mila,
molti dei quali provvisoriamente al riparo in scuole e chiese. Le squadre di
soccorritori sono a corto di viveri, medicine, coperte, "kit di
potabilizzazione", tende, zanzariere e denunciano il silenzio
internazionale ricordando che i rischi crescono di ora in ora. Nel solo
distretto di Builsa, 90mila persone restano per il momento isolate dopo che i
ponti e le strade d'accesso hanno ceduto alla furia delle acque.
Gli operatori umanitari raccontano che certi villaggi sono raggiungibili solo
percorrendo decine di chilometri in canoa. Una parte delle inondazioni, che hanno
già raso al suolo o sfondato almeno 20mila abitazioni, sono legate alla scelta
delle autorità del vicino Burkina Faso di aprire lo scorso 2 7 agosto una delle
chiuse della diga di Bagré, giunta sull'orlo del cedimento strutturale. Una
piena supplementare di 900 metri cubi d'acqua al secondo ha così investito la
vallata del Volta, dove si concentra buona parte della popolazione del Ghana
settentrionale. Le autorità del Burkina hanno dichiarato di non aver avuto
altra scelta e di esser riuscite anzi ad evitare una catastrofe di proporzioni
inaudite. Ma in ogni caso, le conseguenze delle calamità si faranno certamente
sentire a lungo. I raccolti di riso, miglio e mais perduti in Ghana potrebbero
corrispondere quest'anno a 160mila tonnellate, secondo il "Programma
alimentare mondiale". «La carestia è alle porte nella regione», ha detto
la portavoce del Ministero dell'Interno, ribadendo che Accra non potrà farcela
da sola.
Ma accanto al Ghana settentrionale, hanno i piedi nell'acqua anche i circa
200mila senzatetto recensiti dall'Onu in altri 11 Paesi dell'Africa occidentale.
Il bilancio delle vittime è particolarmente elevato in tre Paesi, Nigeria, Togo
e Burkina Faso. In tutto, i morti sarebbero qui quasi un centinaio.
In Sudan, dove l'emergenza era scattata fin dai primi di luglio e si registrano
già più di mezzo milione di alluvionati, si tenta in queste ore di arginare
un'epidemia di colera responsabile già di una cinquantina di decessi.
Un'autentica corsa contro il tempo, anche perché nuove piogge sono previste per
la prossima settimana nelle regioni più colpite. La situazione resta grave
anche nel Corno d'Africa, a cominciare dall'Etiopia dove è appena iniziata la
distribuzione di derrate destinate a più di 180mila "sinistrati". Più a sud,
sono stati funestati dai nubifragi anche l'Uganda e il Ruanda, con una ventina
di morti. Non c'è più tempo da perdere, implorano dovunque i testimoni dei
disastri.