OGGI IL REFERENDUM

La consultazione popolare è sul documento proposto dal presidente Abdelaziz Bouteflika
per chiudere con la guerra civile: fa discutere l’amnistia a chi rinuncia alla lotta armata.

RITAGLI   L’Algeria cerca nelle urne  ALGERIA
la fine del lungo massacro

Incognite sull'affluenza, specie in Cabilia. Le minoranze: «Vogliono scagionare i militari».
Il governo: «Alcuni atti isolati del passato non possono delegittimarci».
I dirigenti del Fis ancora fuorilegge.

Da Parigi, Daniele Zappalà
("Avvenire", 29/9/’05)

Sedici pagine a interlinea doppio con cui il popolo algerino potrà appoggiare «solennemente le misure necessarie al consolidamento della Pace e della Riconciliazione nazionale». È questa la Carta che, su decisione del presidente Abdelaziz Bouteflika, sarà sottoposta oggi per referendum a tutto l'elettorato algerino. Nel corso di un'intensissima campagna elettorale che ha toccato numerose province, Bouteflika ha chiesto nelle scorse settimane ai propri connazionali di sostenere la propria politica volta a «far cessare l'effusione di sangue» della guerra civile: quella dello Stato contro l'estremismo islamista armato costata ufficialmente tra le 100 e le 200mila vittime nel corso degli anni Novanta. La Carta prevede l'«estinzione dei procedimenti giudiziari» per «tutti gli individui che mettono fine alla loro attività armata e rimettono le armi in loro possesso», ad eccezione di coloro che sono «implicati in massacri collettivi, stupri o attentati dinamitardi in luoghi pubblici». Il documento mantiene il divieto di attività politica per gli ex dirigenti del disciolto Fis (Fronte islamico di salvezza), mai nominato nella Carta ma diffusamente presentato come la causa unica della spaventosa spirale di violenza da cui il Paese si sta faticosamente risollevando. C'è spazio anche per una promessa di «riparazione» per le famiglie degli «scomparsi», molti dei quali dopo raid delle forze di sicurezza. L'iniziativa di Bouteflika si iscrive nella scia della politica della Concordia civile e sembra destinata a una scontata approvazione. Ma la credibilità del risultato dipenderà anche dal tasso di partecipazione e a fare muro contro il referendum potrebbe essere soprattutto la Cabilia, la regione a larga maggioranza berbera che da sempre rivendica una maggiore autonomia mantenendosi in uno stato di larvato conflitto col potere centrale. Anche qui, si piangono ancora migliaia di scomparsi. Nel Paese, in generale, la fiducia nel carisma federatore di Bouteflika e la voglia di finirla con la «sporca guerra» si mescolano da settimane col timore di consegnare un «assegno in bianco» nelle mani di un presidente che non ha mai brillato per apertura democratica. A marcare dissenso sono stati ad esempio i movimenti di difesa dei diritti umani. Per loro, l'iniziativa presidenziale celerebbe lo scopo principale di scagionare definitivamente i militari e paramilitari coinvolti nella scomparsa di migliaia di persone soprattutto fra il 1992 e il 1998. Fra i passaggi della Carta più contestati, proprio quello secondo cui «il popolo algerino sovrano rigetta ogni affermazione che miri a far ricadere sullo Stato la responsabilità di un fenomeno deliberato di scomparsa». Viene dunque mantenuta la linea ufficiale secondo cui i crimini umanitari si sono sempre limitati a episodi isolati: «Gli atti reprensibili di agenti dello Stato, che sono stati sanzionati dalla giustizia ogni volta che sono stati stabiliti, non dovrebbero servire da pretesto per gettare discredito sull'insieme delle forze dell'ordine». Sugli scomparsi, il Paese è ancora diviso. Una commissione ufficiale ha recentemente stabilito il loro numero - 6146 - ma per la Lega algerina di difesa dei diritti dell'Uomo sarebbero 18mila. «Verità e giustizia», in ogni caso, resta il grido di tante famiglie convinte che la Carta legittimi «l'impunità e l'ipocrisia». La legge sulla Concordia civile era stata votata dal Parlamento algerino nel 1999, prima di raccogliere un autentico plebiscito da parte di un popolo sfinito dopo otto anni di violenze. Quel testo prevedeva già un'amnistia per gli estremisti che avevano deposto le armi prima del 13 gennaio 2000: una via seguita da più di un migliaio di ex latitanti che ha portato all'effettivo sradicamento dell'Esercito islamico di salvezza, il braccio armato del Fis. In generale, la legge ha permesso di ridurre il livello di violenza, nonostante resti attivo nel Paese il Gruppo salafita di predicazione e combattimento (Gspc) nato da una scissione dei Gia (Gruppi islamici armati). Nelle ultime settimane, gli attacchi del Gruppo salafita di predicazione e combattimento si sono moltiplicati e vengono attribuiti al gruppo anche diversi inquietanti comunicati apparsi di recente su Internet in cui si annuncia un'adesione agli obiettivi di al-Qaida nel quadro di un'offensiva terrorista anche in Europa.