«Madre Teresa,
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una luce per chi è nelle tenebre»
Padre
Kolodiejchuk, postulatore della causa di canonizzazione:
«Trovava in Gesù il senso della sua sofferenza.
I momenti di oscurità l’hanno unita in modo ancora più forte
agli ultimi tra i poveri».
Da
Parigi, Daniele Zappalà
("Avvenire",
14/3/’08)
«Quest’esperienza
di postulatore mi ha permesso di conoscere meglio l’umanità di Madre Teresa,
soprattutto le sofferenze da lei attraversate con una fede e carità eroiche».
A rivelarlo è padre
Brian Kolodiejchuk, che
conobbe Madre
Teresa di Calcutta
nel 1977 e la seguì poi fino alla morte nel 1997. Canadese, diversi titoli
"accademici" in varie Università nordamericane, padre Brian è membro
del "ramo maschile" della Congregazione dei "Missionari
della Carità" ed
ha il ruolo di principale postulatore della causa di canonizzazione della
religiosa nata in Albania. «Alcune sue frasi che potevano un tempo sembrare
quasi "banali" – racconta – , oggi mi paiono attraversate da una
luce nuova. Ad esempio, quando ripeteva "sì a Dio e un sorriso per
tutti", o ancora "offrire tutto ciò che dona, dare tutto ciò che
prende, con un sorriso". Quando si apprende che questi propositi sono stati
"forgiati" in mezzo a sofferenze molto profonde, sono ancor più
colpito, già a livello personale, da questo grande esempio».
Padre Kolodiejchuk ama ricordare la straordinaria "discrezione" di
Madre Teresa sulla propria persona: «Per quanto attiene all’educazione
ricevuta in Albania e alla formazione religiosa, ha tenuto sempre le proprie
esperienze personali "nascoste", tacendo anche sull’origine della
sua Congregazione. Disse un giorno che se si fosse appresa quest’origine,
molti avrebbero trascurato l’essenziale, che riguarda Gesù».
Sulla causa di canonizzazione, il religioso che dirige il "Mother Teresa
Center" si mostra trasparente: «L’essenziale del lavoro è già stato
fatto prima della beatificazione, quando sono state studiate la vita, le virtù,
la fama di santità. Dopo la sua proclamazione a beata attendiamo un altro
miracolo per la canonizzazione. Ci sono stati sottoposti vari casi».
Padre Brian è anche il curatore e commentatore degli scritti privati di Madre
Teresa, pubblicati col titolo originale "Come be my light" («Vieni,
sii la mia luce» nell’edizione italiana). Gli stessi che hanno rivelato il
tormento interiore ed il "buio" della religiosa. «Nel contesto della
sua vita e della sua vocazione, mi pare che questo buio prenda una dimensione
assolutamente "eroica"», afferma il religioso canadese: «Già nel
1937, diceva che l’oscurità era la sua compagna. Nel 1946 e nel 1948, conobbe
un’esperienza molto intensa di unione spirituale con Gesù. Per lei, quest’oscurità
coincideva col sentimento di non essere amata, di essere respinta, con una
solitudine e un desiderio molto intenso di Gesù. In questo dialogo così
profondo, trovò la rivelazione della sua missione: amare, soffrire e salvare le
anime». Il "buio" vissuto dalla suora «corrisponde a una
partecipazione alla sofferenza di Gesù nel "Getsemani", al sentimento
di abbandono che ha potuto sentire. Madre Teresa diceva spesso che la più
grande povertà è di essere respinti e soli. Non condivideva solo la povertà
materiale delle persone che la circondavano, ma questo bisogno di condivisione
venne vissuto anche a livello spirituale, come è accaduto nell’esperienza di
unione con Cristo di diversi Santi». Padre Brian si dice dunque d’accordo con
quanti hanno parlato di «un’oscurità "apostolica", nel senso che
essa le ha permesso un’unione coi più poveri fra i più poveri». In
proposito, il religioso ama citare un’altra frase di Madre Teresa: «Se mai
sarò Santa, sarò una "Santa delle tenebre", continuamente assente
dal cielo per accendere la luce di coloro che sono nelle tenebre in terra».
Ma, aggiunge subito il postulatore, si trattò anche di uno "specchio"
dell’epoca in cui viviamo ancora: «In un’epoca marcata dal rifiuto della
fede, varie figure di Santi hanno conosciuto prove legate alla fede e all’amore».
Sarebbe invece sbagliato, sostiene il religioso, scorgere in ciò una pura
"esaltazione" del dolore: «Madre Teresa non ha mai dato valore alla
sofferenza in se stessa. Ciò che ha dato valore a questa sofferenza è stato il
suo amore appassionato per Gesù. Lei stessa ha detto che non si doveva essere
tristi, perché non si può dimenticare la gioia della Risurrezione. La sua
gioia personale, il suo sorriso erano gioie autenticamente cristiane e
testimoniavano della presenza dello Spirito Santo in lei».