PIETRO E IL MONDO

Il filosofo della "Sorbona"
commenta il Discorso di Benedetto XVI al "Collegio dei Bernardini",
sottolineando come abbia risolto il presunto "conflitto" tra fede e ragione:
«È stata una lezione di "razionalità"».
Cambia la "laicità" alla francese? «Si coglie qualche segnale incoraggiante,
ma gli "anti-clericali" "duri e puri" sono ancora tanti. C’è un "conflitto" latente».

RITAGLI     «La "ragione" è uno dei nomi di Dio»     DOCUMENTI

Jean-Luc Marion: «Conoscere Dio è già un "atto di fede" nella "razionalità"».
«Una concezione "letterale" del "testo sacro" come "autorità assoluta"
conduce in modo evidente al "fanatismo".
Deve incontrare invece la dimensione dello "spirito"».

Da Parigi, Daniele Zappalà
("Avvenire", 13/9/’08)

«Mi pare che il Papa abbia voluto sottolineare soprattutto che la "ragione" nel senso pieno del termine è uno dei nomi di Dio e dunque un aspetto centrale della fede cristiana».
Intellettuale di fama mondiale, che ha sempre difeso con energia sul piano argomentativo la dimensione "ragionevole" della fede,
Jean-Luc Marion sembra non aver perduto una sola "virgola" del Discorso pronunciato da Benedetto XVI fra le splendide mura medievali del "Collegio dei Bernardini".
Ad appena un isolato da quella
"Sorbona", dove Marion dirige il "Dipartimento di filosofia". Per il pensatore, si è trattato di «un discorso difficile, ma è meglio che sia stato così».

Professore, che impressione le ha lasciato l’intervento di Benedetto XVI?

Il Papa ha voluto mostrare che il cristianesimo è essenzialmente la religione dell’arrivo in mezzo agli uomini del "Logos", dunque della ragione stessa, della "razionalità". Se si analizza quindi la situazione in profondità e con rigore, non si può porre la questione del conflitto fra fede e ragione, dato che conoscere Dio corrisponde già a un atto di fede nella ragione.

Eppure, certe "correnti" che si dicono "razionaliste" continuano a propagandare che esiste tale conflitto…

Quanto espresso dal Papa si oppone a una certa comprensione abituale e comune della razionalità, intesa sia come l’espressione della potenza delle scienze e delle tecniche, o come il campo in cui le "ideologie" esercitano la propria volontà di dominio. Ma l’uomo non può considerarsi pienamente proprietario della razionalità ed è per questo che può "navigare" in modo indefinito nella razionalità, dato che non la produce ma la riceve.

A tratti, il Discorso sembra anche aver attinto una parte della propria ispirazione dallo stesso luogo in cui è stato pronunciato, un tempo scuola per i monaci provenienti da tutt’Europa

In effetti, a partire dalla tesi di fondo, il Papa ha sviluppato una meditazione sull’atteggiamento "monastico". In particolare sui monaci visti come coloro che in un certo senso, lavorando sul testo biblico, imparano a mettersi al servizio della ragione e della razionalità. Un atteggiamento, dunque, più di apprendimento del testo che di produzione di un testo. Si tratta dell’abbozzo di una saggezza dell’apertura umana alla razionalità, abbastanza contraria a certe concezioni correnti della ragione. Questo testo molto teologico e intellettuale è dunque anche un testo "politico", nel senso più profondo del termine.

C’è una parte del Discorso che l’ha colpita particolarmente?

Mi è piaciuta l’intera dimostrazione e non una singola parte. La forza della "logica" che regge tutta la dimostrazione del Papa.

Una cultura senza ricerca di Dio corrisponde a una "capitolazione" della ragione, ha detto Benedetto XVI. Cosa pensa di quest’analisi?

Mi pare un’analisi profonda e assolutamente vera. In un certo senso, si tratta di una diagnosi quasi "nicciana" della morte di Dio e della crisi della razionalità nelle sue accezioni più contemporanee.
Credo che il Papa abbia voluto dare una lezione di razionalità nel senso più forte del termine.

Il Papa ha anche parlato delle sfide poste oggi da un certo "arbitrio" e dal "fanatismo"…

Sì, per affrontare il tema dell’ambiguità dell’espressione religiosa nei testi sacri.
Una concezione del "testo letterale" come "autorità assoluta" conduce in modo evidente al "fanatismo" o all’"irrazionalismo soggettivo". Il testo sacro diventa un’espressione della ragione quando incontra la dimensione dello "spirito". La libertà, poi, non corrisponde a poter dire ciò che si vuole, ma a poter accrescere la propria intelligenza nello "spirito".

A fare da contesto al Discorso del Papa è anche una "laicità" alla francese che pare in lenta mutazione. Vede segnali incoraggianti, accanto alle recenti "dichiarazioni" dell’"Eliseo"?

È difficile dirlo. In ogni caso, la prosecuzione di un autentico dialogo è l’obiettivo della stessa riapertura del "Collegio dei Bernardini" nel cuore di Parigi. Esiste qualche segnale incoraggiante, è vero, ma in Francia ci sono ancora anche tanti "anti-clericali" "puri e duri". Permane un conflitto latente.