RICORDANDO TIANANMEN…

RITAGLI     Dai "martiri" dell'89 l’appello al coraggio     SPAZIO CINA

Vent’anni dopo i fatti di Tiananmen,
il "regime" cinese rimane "dispotico" e "corrotto".
E ancora deve rispondere, davanti al popolo e alla storia, dei "crimini" commessi.

CARD. JOSEPH ZEN ZE-KIUN, Arcivescovo emerito di Hong Kong...

Card. Joseph Zen Ze-Kiun*
("Mondo e Missione", Giugno-Luglio 2009)

Vent'anni fa gli "studenti" di Pechino hanno chiesto pacificamente un cambiamento. È un crimine volere un Governo senza "corruzione", più libertà e giustizia? Molti dicono: «È tempo di guardare oltre. La "repressione" era necessaria per la stabilità del Paese».
Ma è davvero cosi? Possiamo far finta che non sia successo niente? Come può un crimine così orrendo essere «utile»? Oggi, dopo vent'anni, ci troviamo con lo stesso "regime" oppressivo. La "corruzione" è dilagante. C'è più ricchezza, ma solo per pochi: l'abisso fra ricchi e poveri si è ampliato drammaticamente. Le miniere e le fabbriche continuano a inghiottire i lavoratori. L'informazione è censurata, le nuove generazioni non conoscono i valori e il senso della vita. A
Hong Kong, troppi uomini pubblici si comportano in modo servile al potere, la prospettiva "democratica" si allontana sempre più.
No, quel "massacro" non fu affatto inevitabile e non ha portato nulla di buono. Se le pacifiche richieste degli studenti e dei lavoratori fossero state ascoltate, se avesse prevalso la linea del dialogo di Zhao Zhiyang – il "leader" che scese tra gli studenti e fu poi detenuto fino alla sua morte – , la storia di questi ultimi vent'anni sarebbe stata assai migliore per il nostro popolo. I responsabili del "massacro" non hanno alcuna giustificazione. Invece di impartirci lezioni di "patriottismo", dovrebbero rispondere, davanti al popolo e alla storia, del crimine che hanno commesso.
Noi cristiani onoriamo le vittime del 4 Giugno come "martiri" a cui rendere omaggio e da imitare. Abbiamo un obbligo morale e civile: portare a compimento la loro missione. Sono morti per un ideale, e noi cattolici li associamo a tutti coloro che si sacrificano per un valore e ai 120 "martiri" di
Cina canonizzati da Giovanni Paolo II. Come il sangue dei "martiri" è seme di fede cristiana, così possa il sangue dei "martiri" di Tiananmen irrigare il suolo della Cina e far fiorire una primavera di libertà, giustizia e pace. Anche la nostra Chiesa cinese ha bisogno di una simile primavera.
Nel 2009 si celebra il 60° Anniversario di un "regime" che ha privato il popolo e i credenti della libertà. E per noi cattolici si è aggiunta la separazione forzata dal Santo Padre. Sessant'anni, vent'anni: sono periodi fin troppo lunghi per i nostri "compatrioti" e per i nostri fratelli e sorelle di fede.
Qualche mese fa ho lanciato un accorato "appello" ai miei fratelli Vescovi in Cina, richiamandoli al coraggio della testimonianza, anche a prezzo di sacrificio e sofferenza. La memoria dei "martiri" di Tiananmen e dei "martiri" di Cina impone più coerenza.
Benedetto XVI ha scritto una "Lettera" chiara e forte. Ma l'anno scorso sono accaduti episodi gravissimi che mostrano quanto il "regime" cerchi di impedire ai cattolici di applicare gli accorati "appelli" del Papa. Nel Dicembre 2008, ben 45 Vescovi e 200 altri cattolici hanno partecipato alla celebrazione del 50° Anniversario delle ordinazioni episcopali "illecite" del 1958, che segnarono formalmente la separazione della Chiesa di Cina dalla Chiesa di Roma. Per il Governo quel gesto ha un significato preciso: disprezzo del Papa e della Chiesa, rifiuto del dialogo e ritorno ai vecchi sistemi "comunisti". Coloro che hanno partecipato alla "Cerimonia" di Dicembre, in particolare i 45 Vescovi, si sono comportati – duole riconoscerlo – in modo incomprensibilmente arrendevole. Rinnovo oggi l'"appello" che ho fatto pubblicamente a Gennaio: «Siate Pastori coraggiosi, seguite le parole di Gesù e del Papa, non quelle del Governo. Se voi Vescovi non resistete alle lusinghe del "regime", rischiate di trascinare la Chiesa lontano dalla "comunione ecclesiale". Fratelli Vescovi, vi supplico: siate coraggiosi e degni della vostra missione, come lo furono i "martiri" di Piazza Tiananmen vent'anni fa».

* Il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun è il Vescovo "emerito" di Hong Kong.