FRONTIERE

Archiviate le sanguinose pagine di Pol Pot,
oggi il Paese asiatico si trova a fare i conti con un’epidemia di Aids e Tbc
che colpisce decine di migliaia di persone,
aggravata dalla seria denutrizione dei malati.
Per salvarli basterebbe poco, ma il mondo chiude gli occhi.

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Jean Ziegler
("Avvenire", 6/5/’07)

La Cambogia è cambiata molto da quando il mondo scoprì i massacri perpetrati dai "khmer rossi". Oggi il turismo è in piena espansione e si costruiscono aeroporti e alberghi di lusso accanto al tempio di Angkor Wat. Tuttavia l'entusiasmo per questo Paese non deve farci dimenticare che, al di là delle sciarpe di seta e delle passeggiate a dorso d'elefante, la Cambogia è costretta a fronteggiare un grave problema di denutrizione dei malati di tubercolosi o di Aids. Ci si può inebriare dei piaceri che la Cambogia o certi Paesi africani offrono, ma l'aria che respiriamo può diventare presto una minaccia per la nostra salute se non interveniamo. L'indifferenza verso i bisogni alimentari dei malati sottoposti a terapie legate alle grandi pandemie potrebbe ritorcersi contro di noi. Non è passato molto tempo da quando la tubercolosi devastava i sobborghi di Parigi, Londra o Berlino. Questa malattia non è però scomparsa dalle nostre vite, poiché ancora oggi nel mondo ne muoiono quasi un milione e mezzo di persone. Il sistema sanitario cambogiano non riesce a far fronte alla vastità e alla gravità della situazione, dato che questo Paese fa i conti con il più alto tasso di casi diagnosticati di Aids e di tubercolosi di tutto il Sud-est asiatico. Per le cure sanitarie il governo della Cambogia spende in media sei euro a persona. Per fare un confronto, la Svizzera investe in sanità quasi 2.250 euro pro capite. Nei Paesi sviluppati anche se i pasti ospedalieri non sempre sono appetitosi, perlomeno rispondono al fabbisogno nutrizionale minimo richiesto dalle terapie. In Cambogia i pazienti sottoposti alle cure per l'Aids o la tubercolosi ingoiano le pastiglie a pancia vuota, non avendo di che nutrirsi correttamente. Il "Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite" (Pam) fornisce un aiuto alimentare per la durata della cura. Le persone ricevono i farmaci insieme con una razione base che consente loro di nutrirsi correttamente. Senza un'alimentazione adeguata gli effetti indesiderati delle cure sono amplificati. D'altra parte, i pazienti in terapia vengono allontanati dal loro domicilio e vanno incontro a una perdita di introiti che aggrava la situazione nutrizionale. Spesso tali vincoli li spingono ad abbandonare la terapia e ciò rafforza la resistenza dei virus ai farmaci. Le forme resistenti del virus della tubercolosi non sono confinate ai Paesi meno sviluppati. Casi fulminanti sono stati individuati in alcune carceri degli Stati Uniti, della Russia e del Sudafrica. In questo caso accesso significa mezzi finanziari: qual è il povero che dispone di trentacinquemila euro per far fronte ai costi dei nuovi farmaci? Fame e malattia stanno uccidendo una parte della popolazione cambogiana. Unica differenza, questa volta, è che le vittime potrebbero contarsi a decine di migliaia invece che a milioni. Oltre settantamila cambogiani malati di Aids e diciottomila tubercolotici hanno fame. Perché lasciamo che questa situazione vada avanti, se la soluzione è così semplice? Per nutrire queste persone è sufficiente qualche milione di dollari. Eppure gli Stati rifiutano di impegnarsi a salvare quelle vite. Gli esperti di tubercolosi non capiscono perché i media si occupino tanto dell'influenza aviaria, quando la tubercolosi rischia di tornare a minacciare seriamente tutti noi, essendo oggi la malattia curabile che uccide di più sul pianeta. Il tribunale che giudica i crimini commessi da Pol Pot e dal regime iniquo e violento dei "khmer rossi" ha avviato i lavori. Una società che si rivolta contro se stessa con tale ferocia può diventare insensibile alle proprie sofferenze? In Cambogia si prepara una tragedia. Unica differenza, questa volta, è che sarà più lenta e più silenziosa. Ma, alla fine, ad attendere le vittime c'è sempre la morte.