POESIE  Alle piccole vittime di San Giuliano  DIARIO

Sandra Cervone, 3/11/'02

Di che son morto?
Di calce o di paura?
Un vortice stregato
mi trascina, impolverato,
lontano dal tocco dolce
della mano di mamma...
Sotto il banco non piove
la furia della terra,
ma sulla schiena
porto la mia compagna
accartocciata che non
risponde nč piange
o si dimena.
Avevo una buona merenda,
in cartella, il libro nuovo,
l'astuccio colorato...
Che ne sarā della mia Barbie
ballerina? Del mio orsetto pelosone,
del cappello da strega
che indossavo stamattina?
Mamma non te ne disfare:
voglio tenerlo per Carnevale,
stropicciato e sporco č
ancora bello, come la
smorfia di dolore sul volto
della maestra addormentata
sotto la cattedra impazzita...
Ho fame e sonno e sete
e mi cantano una strana ninnananna
questi uomini dal casco arancione
che scavano con le unghie
e mi imbrattano di lacrime....
Ho voglia di sole, mamma, di luce
e mi impacchettano nel legno
per un viaggio solitario e serio.
Quanti anni ho? Quante dita della mano?
Non ho che schegge nelle gambe
e le scarpe sul mio petto sono di
pietra e di dolore.
Meno male che ho visto Pinocchio
cosė saltellando come il grillo
attraverso il buio del pianto
e torno a casa mia, da mamma.
Le bacio la fronte e parto
e non č pių una fantasia...