Viaggio Missionario...
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FELIZ NATAL! |
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Manaus, Santo Natale 2005 |
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| Carissimi, | ||
| sono appena rientrata in città (Manaus) dopo quasi tre mesi all’interno, tra permanenza in area indigena sateré-mawé e in una cittadina dell’interno – Maués – , e ci tengo ad augurare a tutti un Felice e Santo Natale (forse un po’ in ritardo, ma abbiate pazienza con la differenza di possibilità tecnologica, ché in foresta si è "fuori dal mondo"). | ||
| Visitando le comunità indigene in questo tempo di Avvento, spesso mi chiedevo come fare per condividere con loro, che hanno una lingua che ancora non parlo e costumi molto diversi dai nostri, la gioia e la speranza che vengono dall’accoglienza del Dono di Dio in Gesù! Io come missionaria ci tento, ma vedo che Dio riesce a comunicarsi e a entrare nella loro vita molto meglio, e il Natale è festa grande anche là: non ci sono luci colorate, alberi di Natale, regali e negozi... (che shock il ritorno in città!), ma le comunità cristiane si stanno organizzando per fare festa preparando la "farinha" di manioca, cacciando, rinnovando le cappelle, creando nuovi e bellissimi canti con cui la corale inviterà tutti a pregare e lodare alla luce delle candele... Se Gesù fosse nato qui sarebbe come il piccolo sateré della foto: avrebbe un’amaca al posto della mangiatoia e una mamma dai capelli neri neri che riesce a fare tutti i lavori col figlio su un fianco! | ||
| Come forse avrete visto alla TV, questo secondo semestre dell’anno è stato difficile per la gente di qua, per via della grande secca che ha colpito la regione. Per questo ci sono state grandi morie di pesci, soffocati nel fango; difficoltà per avere acqua pulita da bere, cucinare, lavarsi. La gente ha sofferto la fame perché qua le "strade" sono i fiumi e i barconi non riuscivano più a passare e perciò non portavano rifornimenti alle comunità all’interno. Molte piantagioni sono seccate e i viaggi erano un’avventura perché si sapeva quando si partiva ma non quando si arrivava (quando in novembre sono tornata dal villaggio indigeno alla cittadina, invece delle normali 9 ore di barca, ci si impiegava anche 3 giorni perché spesso si incagliava, non si poteva navigare di notte...). Dall’inizio del mese è arrivata la pioggia e i fiumi si stanno riempiendo velocemente di nuovo, ma dicono che per ristabilizzare la quantità normale di pesci nei fiumi ci vorranno almeno 3 anni. | ||
| Io ho vissuto questo tempo condividendo con il popolo sateré le stesse difficoltà. Oltre ai viaggi di "visita ufficiale" della suora (con un’altra suora e una catechista indigena visitiamo per 15-20 giorni alla volta le comunità dell’area indigena per celebrare e approfondire la fede e la vita comunitaria, nel desiderio che il Vangelo entri nella vita e la illumini, la trasformi), ho approfittato del tempo tra una visita e l’altra per rimanere in un villaggio sateré. Lo scopo era conoscere un po’ di più la loro cultura, la loro vita quotidiana e cominciare a studiare la lingua per poter "entrare di più nel loro mondo" (la maggior parte degli uomini se la cavicchia col portoghese, ma ad un livello "commerciale", molto poco le donne). Credo che fa parte dell’essere missionaria questo desiderio di fare il primo passo verso gli altri, di "incarnarsi" in un altro popolo, come Dio che si è fatto nostro fratello, "uno di noi" in Gesù. | ||
| Con questo desiderio, dopo i 15 giorni della visita alle comunità, mi sono fermata in un villaggio (è sufficiente legare la propria amaca a due pali della capanna, nello zaino le cose personali necessarie, e via...). Là ho vissuto 3 settimane con una famiglia, accompagnando la donna di casa nei suoi lavori, andando a prendere l’acqua coi secchi a qualche centinaio di metri (e fortuna che là c’era una sorgente di acqua limpida per non bere l’acqua sporca del fiume!), giocando con i bambini, mangiando come loro pesce, caccia e "farinha" (di manioca, tipo farina di polenta ma più grossa, che accompagna tutti i cibi, tipo il nostro pane), lavandomi nel fiume… In quel villaggio non c’era nemmeno il generatore di energia (da mesi con problemi) e perciò si vive proprio al ritmo del sole: alle 5 ci si alza che comincia ad albeggiare, e alle 6 già è buio e, se c’è, si mangia qualcosa, si chiacchiera un po’, poi ci si sdraia nell’amaca, pensando e pregando sotto le stelle. | ||
| Con loro ho visto i pesci sparire dal fiume, che è diventato un piccolo canale sporco. Ho visto crescere l’erba dove prima c’era un grande lago. Ho scavato per trovare un’altra sorgente d’acqua quando la prima è seccata. Con loro sono andata per ore in foresta sperando di prendere un "inhambu" (tipo fagiano) nelle trappole per accompagnare la "farinha". Con loro ho saltato il pasto e ho ringraziato il Signore per un mango quando non c’era altro. Con loro ho visto la foresta bruciare per dare spazio a nuovi campi e sono andata a seminare quando sono cominciate le piogge. Con loro sedevo a chiacchierare alla sera attorno al fuoco (per dire la verità sedevo cercando di capire di cosa stavano parlando, perché il mio livello di sateré è ancora molto basso!). | ||
| È stata un’esperienza molto bella di condivisione di vita, sentendomi accolta in nome di Gesù (era la famiglia del catechista del villaggio), cercando di essere "sorella" perché nella fede non ci sono più italiani e indios, testimoniando il Vangelo con la mia presenza. Belle le semplici e familiari celebrazioni domenicali, la preparazione col catechista per cercare di capire cosa Dio vuole dirci e come rispondergli... Non è sempre stato facile, ma ho sentito il Signore molto vicino..., e questa già è una ricompensa sufficiente per una missionaria! | ||
| Questo è un pochino il mio mondo adesso, molto diverso dalla città e dall’Europa, ma ugualmente amato e bisognoso di Dio! Quando sto nell’area indigena e ho molto tempo per pensare, prego per tutti, e l’ho fatto in modo particolare in quest’ultimo viaggio durante il tempo di Avvento, perché possiate vivere il Natale con fede e amore, accogliendo riconoscenti il Signore Gesù che vuole fare della nostra vita la sua casa. | ||
| Conto molto sulle vostre preghiere, per me e la mia missione, per la gente che incontro, e vi assicuro che vi ricordo nelle mie. Un caro saluto a tutti, con affetto! | ||
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Sr. Laura Cantoni |
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