MISSIONE CAMBOGIA
L'altra domanda: «Dove abiti?»
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I primi giorni in Cambogia raccontati da una volontaria dell’Associazione Laici Pime.
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Valeria Spelta
("Missionari del Pime", Maggio 2006)
È un sabato pomeriggio afoso di febbraio quando
trovo
finalmente il tempo per fermarmi e scrivere delle emozioni e dei sentimenti che
si sono susseguiti in me alla vigilia della partenza per la Cambogia, dove l’Associazione
Laici Pime mi ha inviato per un progetto di collaborazione con la Chiesa
cambogiana nell’ambito giovanile. Nella riflessione mi aiutano gli appunti
presi in quei giorni e il Vangelo, bellissimo, della domenica 15 gennaio, giorno
in cui in tanti ci siamo riuniti per una Messa di saluto e di ringraziamento per
il bel cammino fatto insieme che mi ha condotto fin qui.
Sono in Cambogia da quasi un mese, e quel Vangelo mi tormenta ancora: sulla
parola di Giovanni i discepoli seguono l’Agnello di Dio. Poi la domanda che
viene rivolta loro da Gesù «Cosa cercate?» fa nascere nei loro cuori un’altra
domanda: «Dove abiti?». E finalmente una risposta: «Venite e vedrete», di
quelle che non si impongono, ma che lasciano liberi, di una libertà disarmante.
Prima della partenza
Cerco nella memoria dei giorni prima della partenza i momenti più belli per
fissarli in modo da poterli poi riprendere e trarne forza nei momenti di
difficoltà: rivedo durante la Messa di saluto, la cartina della Cambogia ai
piedi dell’altare, bella e significativa. Proprio lì ai piedi dell’altare,
rivedo la tensione dei miei genitori, rivedo la mia emozione e l’emozione
degli amici intorno a me: emozione bella perché non era solo gioia o tristezza
per un’amica che parte, ma era il segno del Signore che non smette mai di
interrogare l’uomo, segno dell’uomo inquieto che è sempre alla ricerca del
luogo dove abitare, dove dimorare presso Dio. «Cosa cercate?» è una domanda
per tutti, non solo per chi sta per partire, e non è una domanda che ci viene
posta una volta per tutte. «Dove abiti?», dove trovo la mia pienezza, Signore?
«Venite e vedrete»... e la strada che si apre davanti a noi non è una sola,
uguale per tutti, e non è nemmeno diritta e ad ogni bivio ecco riecheggiare
ancora la domanda «Cosa cercate?», che ci tiene svegli e ci invita a
rispondere ancora, come se fosse la prima volta.
Il cammino di preparazione alla partenza è stato un momento di grazia che mi ha
aiutato a ripercorrere gli ultimi anni della mia vita, a rileggere gli
avvenimenti, a riscoprirmi timidamente alla sequela del Signore, proprio come lo
hanno seguito i discepoli a cui Giovanni ne aveva "svelato" l’identità.
E così ho cominciato a seguire il Signore senza nemmeno sapere chi fosse, o
perché lo seguissi. Ma la testimonianza di chi lo ha seguito per primo e ce lo
indica fa già nascere un desiderio a cui solo più tardi si riuscirà a dare un
nome. È solo quando il Signore si volta (e il Suo tempo è un mistero) e chiede
«Cosa cercate?» che cominciamo a intuire.
È per il susseguirsi di queste domande che sono partita per la Cambogia, ed è
ancora il «Cosa cercate?» che risuona più forte.
Non cammino da sola
È bellissima per me la consapevolezza di non aver fatto un cammino da sola.
Se sono partita è perché in tanti mi hanno accompagnato: certo io ho risposto
al Signore personalmente, ma questa risposta personale mi ha fatto incontrare
con altre risposte. E ho sentito che non si è chiamati da soli, ma siamo
gente chiamata insieme!
Non vorrei che le mie parole potessero trarre in inganno: non è stato tutto
rose e fiori! Nonostante sentissi forte il desiderio di partire e di cercare,
questo non mi ha messo al riparo da dubbi e paure. Mi sono sentita lacerata tra
il desiderio di seguire il Signore con questa mia risposta personale e la paura
di abbandonare tutto quello che avevo. Divisa tra chi già mi aspettava con
gioia in Cambogia e chi lasciavo con tristezza in Italia. Ma era davvero il
momento giusto per me, il momento di venire in Cambogia con tutto ciò che sono,
che ho costruito e mi è stato donato in Italia.
Sono partita davvero con poche certezze: io che il Signore lo cerco sono adesso
chiamata a testimoniarlo con la mia vita, ma sarò all’altezza di quello che
il Signore mi chiede? Sono degna di questo dono che mi ha fatto? E in fondo,
cosa cerco? Quali sono i miei desideri più profondi? Ma poi ripenso al brano di
Vangelo a me tanto caro, penso che è stato Lui il primo a voltarsi verso di me
e a domandarmi cosa cercavo, e penso che è stato Lui a dirmi di venire e
vedere. E torno serena.
Per informazioni sull’ALP: Padre Maurizio Fioravanti, tel. 06.5839151