PICCOLI GRANDI LIBRI  I TUPURI DEL CAMERUN E DEL CIAD  DIARIO
P. Silvano Zoccarato

PREMESSA

PARTE PRIMA
 VECCHIO E NUOVO

PARTE SECONDA
TUTTO È VISSUTO INSIEME: 
L’UNIVERSO DEI TUPURI

PARTE TERZA
L'UOMO TUPURI

PARTE QUARTA
DAI RACCONTI TUPURI

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PARTE SECONDA
TUTTO È VISSUTO INSIEME: L’UNIVERSO DEI
TUPURI

L’uomo tupuri vive in seno a un universo che comprende esseri materiali ed esseri spirituali e trascendenti.

Gli esseri trascendenti che non sì vedono ma che si fanno presenti con alcune manifestazioni sono: Dio, gli antenati, le potenze della natura.

Gli esseri materiali sono l’uomo, gli animali, gli alberi, la terra, gli astri, il vento, il fuoco, l’acqua, ecc.

Tutti questi esseri hanno ognuno una o più potenze che li proteggono perché ad essi affidati o da essi dipendenti.

Il mondo materiale è diretto da quello trascendente, più forte. Ma in realtà entrambi obbediscono alle leggi dell’interdipendenza e della correlazione. Anche Dio, pur essendo ritenuto l’origine di tutto, partecipa insieme alla vita dì tutti e a volte si mostra dipendente.

Il sistema di vita è lo stesso: tutti lavorano per vivere, tutti hanno bisogno di mangiare, di dormire. Tutti hanno bisogno dì una famiglia.

Gli animali e gli alberi sono per la vita dell’uomo, degli spiriti e di Dio.

Tutti obbediscono alle leggi della vita.

L’elemento comune è la forza vitale e c’è chi ne ha di più e chi ne ha di meno, chi può donarla, e chi può solamente riceverla.

Ognuno cerca di possederla e di conservarla, premunendosi contro gli attacchi degli altri esseri

Vivere è lottare continuamente e cercare un equilibrio di rapporti. Vivere è cercarsi continuamente degli alleati e guardarsi continuamente dai pericoli e dagli avversari.

Quando uno è in crisi, cioè ammalato, debole, sfortunato, povero, cerca subito un buon rapporto con Dio, con gli antenati e con le potenze della natura.

IL CIELO

Il cielo è ritenuto la sede di Dio, dove questi dimora con le sue donne, i suoi figli e i suoi messaggeri

L’attività più importante di Dio in cielo è quella atmosferica e cioè produrre la pioggia, le nuvole, i lampi, i tuoni, ecc.

Baa significa Dio e pioggia.

Prima della pioggia, quando si vedono nuvole in cielo, a chi domanda se pioverà, i Tupuri rispondono che non sanno. E’ un modo di dire che non si deve interrogare su un’attività che riguarda solo Dio.

Quando piove i Tupuri fanno silenzio. "Dio sta lavorando" essi dicono. In realtà non è solo rispetto per Dio ma è anche paura perché frequenti sono i fulmini che cadono sulle persone uccidendole. Quando una persona o un animale sono fulminati , il Tupuri alza le mani al cielo e dice : "Bosa, bosa!". E’ un’esclamazione intraducibile che ha questo significato: "Sei tu Dio, fa pure, fa pure quello che vuoi!".

Nessuno può toccare il fulminato anche se ancora vivente. E’ l’indovino che dice come fare per rimuovere il fulminata e procedere ai riti di purificazione. Se il fulmine brucia una capanna, tra i riti di purificazione c’è anche quello in onore della potenza del lucertolone, che senz’altro è stato bruciato, essendo un animale che vive per lo più all’interno delle capanne.

I Tupurì pensano che anche le stelle hanno delle potenze che le presiedono. Parecchi nomi di persone rivelano che le stelle e la luna hanno dei comportamenti straordinari o in favore o a svantaggio dell’uomo. C’è chi racconta di aver visto cadere davanti a sé una stella. L’indovino cerca di capire la natura di tale intervento e poi consiglia il da farsi. Di solito consiglia di dare il nome della potenza dì tale stella al prossimo nato nella famiglia.

La luna ha una grande influenza nella vita dei Tupuri. Le cerimonie ufficiali del villaggio seguono un calendario lunare.

LA TERRA

Qualche Tupuri porta il nome di "terra". Suo padre lo chiamò così perché prima della sua nascita era morto il fratello che lo precedeva. Chiamandolo "terra" intendeva supplicare la morte di risparmiargli il nuovo nato, che non era nient’altro che terra oppure non faceva che ricordare che si ritorna ad essere terra.

Questa realtà è sempre presente nel pensiero dei Tupuri, conoscendo bene la fragilità della loro vita. Oltre al senso di connaturalità con la terra essi sentono nei suoi confronti anche un sentimento di riconoscenza e di fiducia. Essi dicono: "Trovo il cibo per la mia bocca su questa terra".

La terra è in stretta dipendenza e relazione con Dio. I Tupuri dicono: "Se Dio finisce, anche la terra finisce, ma se Dio non finisce, anche la terra non finisce."

La terra appartiene a Dio

Quando un uomo occupa un terreno, la prima cosa che fa è il sacrificio alla potenza di un albero che ha scelto sul terreno occupato e ringrazia suo padre defunto che l’ha aiutato a trovare il terreno. Quando in seguito distribuisce la terra ai suoi figli o ad altri, non si sente altro che un amministratore. Anche oggi quando un capo dà un pezzo di terra a un nuovo arrivato, non vende un terreno, ma chiede un dono che è segno che la terra appartiene a Dio. "La terra non si vende". Questa frase è come un comandamento.

La terra va quindi rispettata.

Il gesto più sacro nei suoi confronti è di versare su di lei il sangue di qualche animale.
Il crimine più grave nei suoi confronti è quello di versare il sangue umano.

E tale crimine non deve restare nascosto e non riparato. La terra richiede una purificazione altrimenti la vendetta può essere grave per tutto il villaggio.

Non tutti possono fare i sacrifici. Il capo del villaggio, ha un suo rappresentante e così ogni capo famiglia.

Il rispetto alla terra si estende al rispetto verso gli uomini, gli animali e gli alberi.

La terra ti nutre.

Si è già visto che è dalla terra che l’uomo ricava il necessario per vivere.

I Tupuri sono dei lavoratori, e lavorerebbero meglio e di più se fossero aiutati a capire i segreti della terra e avessero gli strumenti e le conoscenze necessarie.

In ogni caso biasimano i fannulloni che vivono alle spalle degli altri e sono i parassiti della loro società.

Proverbi

Se vuoi qua/cosa, versa il tuo sudore per terra.

Non si mangia sul deserto (sulla terra non coltivata)

Il sole gli morde il sedere.

Chi non ha voglia di lavorare dice che il sole gli morde il sedere.

Ci incontreremo tutti sulla terra rossa

La terra accompagna l’uomo durante tutta la sua vita.

Appena una ragazza si trova incinta, sì mette della terra rossa sul basso ventre e il bambino che nasce è segnato in fronte con la terra rossa. La medesima è posta sull’ombelico per cicatrizzare il taglio del cordone ombelicale, tagliato con un caccio di vaso di terra cotta.

La pelle di capra che serve per portare il bambino deve essere di colore rosso.

I nuovi iniziati si segnano la fronte con la terra rossa.

I posseduti dagli Spiriti si segnano la fronte e il petto con la stessa terra.

Gli uomini che si riuniscono come in una associazione per custodire le mucche e vivere un esperienza comunitaria, si mettono la terra rossa sulla fronte quando si sono uniti sessualmente la prima volta con una donna, e incominciano a contare i loro anni da quel momento.

Alla consacrazione di un capo, si segna la sua fronte e il suo petto con una terra ocra.

Come il cordone ombelicale di un bimbo è tagliato con un coccio di vaso di terra, così il primo colpo sulla terra che ospiterà un cadavere è fatto con un coccio di vaso. Anche il morto è cosparso di terra rossa.

Quando due persone si separano perché incapaci di andare d’accordo si dicono: "Ci incontreremo sulla terra rossa".

Sir bi, la mia terra

Dice sir bi, la mia terra, colui che vuol indicare il suo villaggio per distinguerlo dagli altri villaggi chiamati sir buy.

E’ l’espressione di chi ha fondato il villaggio e che ha trasmesso ai suoi figli che hanno continuato ad esprimersi così.

E’ dentro l’orizzonte di quella terra che sì svolgeva la vita intera di un Tupuri. Al di fuori egli diventava uno straniero e un nemico della gente che incontrava.

Ogni villaggio continua ad avere un capo, discendente in linea diretta dal primo, e il suo nome è wan sirri, capo della terra e wan soo, capo dei sacrifici, perché è lui che fa i sacrifici per tutto il villaggio. E’ lui che distribuisce le terre, stabilisce il calendario delle feste annuali, dà l’avvio alle semine e ai raccolti, dà ordini per i lavori comuni, organizza sacrifici in caso di siccità o calamità particolari, invita posseduti dagli spiriti per liberare il villaggio da presenze malefiche, giudica i membri del villaggio quando ci sono contese, accoglie gli stranieri di passaggio che devono segnalare la loro presenza, esegue gli ordini che l’indovino gli trasmette per il bene del villaggio.

Di ogni mucca abbattuta, una parte del dorso è riservata al capo, come gli animali dispersi che devono essere portati a lui

Per i sacrifici è aiutato da un suo rappresentante chiamato "go", che deve essere un suo parente in linea materna.

Poi ha i suoi consiglieri, i domestici che fino a poco tempo fa erano degli schiavi, le sue donne e altre persone che si sono rifugiate presso di lui. Spesso ha anche i prigionieri che si sono resi colpevoli di furti, uccisioni, risse, insolvenze della dote, ecc.

Ogni villaggio ha i suoi costumi che sono scritti nella mente di tutti e che sono espressi in ogni parola e gesto.

Quello che si trova oltre i confini del villaggio è straniero. Fino a pochi anni fa uscire dal villaggio significava andare incontro al rischio. Oggi ciò capita sempre meno perché per molti motivi, come quello della scuola, dei servizi e del lavoro, la gente viaggia e si sposta per vivere al di fuori del proprio villaggio.

Proverbi

Non si mangia il cibo dei capo senza lavorare.

Se vuoi ricevere un favore devi guadagnartelo.

La volpe non toglie le arachidi attorno alla sua tana.

Come la volpe non raccoglie le arachidi attorno alla sua tana perché rimarrebbe scoperta facilmente, così un capo non raccoglie le tasse attorno alla sua casa, perché i più vicini sono tutti suoi parenti.

Le spine appuntite non si pungono tra loro.

Non cercare la difesa del capo contro un altro capo. Tra di loro non si fanno del male.

Lo sparviero dice che la carne secca diversamente, secondo i luoghi.

Niente di universale e di assoluto: ogni villaggio ha il suo comportamento.

Il boschetto sacro

Se giri in paese tupuri, là dove le capanne sono un po’ più vicine tra loro, e non disperse nella campagna come di norma, appena fuori del loro insieme o villaggio, vedi un boschetto, cioè tre o quattro piante, cresciute naturalmente, senza nessuna traccia di cura dell’uomo.

E’ il boschetto sacro del villaggio. Nessuno vi mette mano, solo i ragazzi possono penetrarvi per riprendere le capre che vi si sono rifugiate.

Se si potesse datare l’età di quegli alberi si potrebbe dire quando è iniziato il villaggio. Un giorno vi era giunto un uomo in cerca di terreno per formarsi una famiglia e aveva scelto un albero come suo protettore. Lì davanti aveva offerto il suo primo sacrificio che poi rinnovava ogni anno, e ogni volta che l’indovino glielo ordinava. Lì davanti aveva pronunciato il nome del nuovo villaggio e da quel momento era diventato non solo il padrone, ma anche il capo di quel villaggio e il sacerdote.

I Tupuri pensano che il boschetto sacro vegli sulla vita del villaggio. Ivi si radunano gli spiriti degli antenati ad osservare e mettersi d’accordo sul come assistere consigliare la gente del villaggio, quali sacrifici domandare e quali interventi eseguire perché le loro volontà siano rispettate. Da lì essi rendono feconde le donne, gli animali e la terra, da lì partono le benedizioni e le maledizioni, la prosperità del villaggio, le malattie e la morte. Da lì gli spiriti vedono le mancanze e le infedeltà. Da lì proteggono i viandanti di passaggio e gli animali che si perdono. Quando c’è un’infrazione alle leggi del villaggio i Tupuri dicono: "La terra ti prende".

Quando al villaggio arriva qualcuno con poteri malefici il boschetto lo vede e lo può segnalare. Ogni tanto il capo villaggio chiama le donne possedute da certi spiriti perché esse visitino il villaggio per scoprire spiriti malefici e detentori di poteri malefici. Prima di questa operazione il capo deve fare un grande sacrificio.

Nel giorno della festa annuale, il boschetto sacro diventa il luogo dell’incontro tra gli spiriti protettori del villaggio, tramite il sacrificio del capo del villaggio. Il boschetto sacro si può chiamare il luogo dell’alleanza tra gli antenati e i viventi.

Preghiera al boschetto sacro

Tu terra,
se è vero che fu mio padre
a scegliere questi alberi,
i miei occhi non vedano un figlio
rubare al villaggio.
Là dove va... (a rubare in un altro villaggio)
che gli occhi non si posino su di lui.

Il Palo sacro, protettore della famiglia

I Tupuri hanno un’altra concezione dell’abitazione rispetto agli africani delle città e hanno costruzioni del tutto diverse dalle case cittadine.

Ogni famiglia si fa tante capanne quante sono gli uomini e le donne. Nella capanna si va solo per dormire o quando si ha bisogno di prendere qualcosa che vi si custodisce dentro. Quindi l’ambiente dove vive una famiglia non è una casa, ma un insieme, di solito circolare, che comprende parecchie capanne e altre piccole costruzioni per i granai, i ripari degli animali, e degli uomini e delle donne quando vogliono proteggersi dal sole.

Tra i riti preparatori del matrimonio c’è quello di piantare un bastone che rappresenta Dio che presiede al matrimonio.

E’ l’uomo che lo pianta. Quando cercava una ragazza si era rivolto più volte a questo Dio. Ora piantare il bastone del Dio del matrimonio significa per lui fare un gesto di riconoscenza e nello stesso tempo esprimere un segno di fedeltà reciproca da parte di Dio e da parte dell’uomo. Davanti a quel bastone ogni anno, prima del sacrificio compiuto dal gruppo dei fabbri, l’uomo fa il sacrificio e così ogniqualvolta l’indovino lo domanda. Qui si compie anche il sacrificio che precede la caccia.

Più nessuno può toccare quel bastone. Se per sbaglio uno lo rompe va sostituito e va fatto un sacrificio in riparazione.

Esso protegge la famiglia e osserva il comportamento dei membri, animali compresi.

In realtà i Tupuri dicono che è lì soprattutto per sorvegliare la o le donne perché non compiano adulterio e perché non sprechino i beni della famiglia, non vadano a venderli, e si comportino secondo gli ordini dei marito.

GLI ANIMALI

Con tutto ciò che si trova nei suo ambiente, il Tupuri vive un rapporto familiare e connaturale. Egli sa che non solo i suoi simili sono esseri viventi da rispettare e da trattare coi dovuti modi, ma anche gli animali, gli alberi, l’acqua, la montagna, il vento, la pioggia.

Gli animali sono i suoi compagni, in particolare il cane, il cavallo, l’asino, i buoi, ecc.

Verso alcuni animali, nei differenti clan, cioè nelle grandi famiglie che compongono la grande etnia, troviamo un rispetto particolare, come se nel passato ci fosse stato con essi un rapporto di vita più stretto, quasi totemico, per esempio il leopardo, il leone, il gatto, la scimmia, la tartaruga, l’antilope.

Il cane gode di una certa amicizia ed è ritenuto il guardiano non solo nel rapporto con gli uomini e con gli animali, ma anche nel rapporto con gli spiriti che vengono anch’essi segnalati quando si avvicinano all’abitazione.

Il cavallo gode di una grande considerazione. In caso di guerra, chi aveva un cavallo poteva spostarsi rapidamente e uccidere con facilità tanti nemici, operare razzie e portare a casa schiavi e ricchezze. Una giovane cavalla era considerata come una figlia e scambiata con cinque mucche.

Oggi i Tupuri non mangiano la carne di cavallo.Alla morte il cavallo viene trascinato e lasciato in savana. Le tracce del corpo devono essere coperte di cenere per evitare le conseguenze nocive per chi inavvertitamente calpestasse il sangue o le tracce, e tutti quelli che sono venuti a contatto devono purificarsi con un rito. Oggi sono pochi coloro che tengono un cavallo perché è difficile mantenerlo durante i mesi di siccità. I capi villaggio e i ricchi lo tengono come segno di prestigio o per lavorare la terra. Possono presentarsi alle feste con i cavalli ben bardati e se ne servono per portare nei villaggi vicini 1’annuncio della morte di una persona importante, o gli ordini importanti

Ci sono poi gli animali dedicati a qualche spirito. Il montone per esempio è riservato per i sacrifici a Dio. Rubare e uccidere un montone è una cosa grave, molto più grave di rubare un altro animale.

In generale ogni animale va trattato con rispetto, non si può batterlo per niente e non si può ucciderlo come si vuole. Ogni animale, anche il più piccolo, ha il suo spirito protettore che può vendicarsi contro chi non ha rispettato l’animale.

Il Pollo

Ricordo la meraviglia che provavo da ragazzo nei vedere filmine e diapositive sulle missioni. Tutto mi sembrava nuovo e diverso da qui: animali, piante, persone...

Ma quasi sempre, ad un certo punto, si vedeva passare una gallina.

Dovunque sono stato in Africa ho sempre trovato le galline; sono un po’ più piccole delle nostre, ma penso che abbiano le stesse abitudini: tutto sommato, quelle delle galline.

I Tupuri raccontano che sono cadute dal cielo, mandate da Dio con le grandi piogge. Diverso per le anatre, che sarebbero uscite dalle acque e dalle erbe dei fiumi.

Le galline sono oggetto di grande interesse. Le uova non sono mangiate, perché i Tupuri sperano sempre in una buona covata. Le mangiano soltanto se sono abbandonate o se i pulcini non ne vogliono proprio sapere di uscire, anche se non sono più tanto fresche.

Le offrono anche a noi: sono tanto abituati a mangiarle un po’ passate, che pensano che ovunque si faccia così.

Ricordo la sorpresa della gente, nel nord Camerun, quando mi misi a bere un uovo. Alcuni quasi scapparono per la paura. Infatti solo uno stregone beve le uova, per nutrire lo spirito della magia.

Quando la gallina ha fatto dalle 12 alle 15 uova, il Tupuri le raccoglie e le depone nell’erba secca, in un angolo della capanna.

Mette del miglio e dell’acqua vicino al nido e la gallina non si muove che per mangiare.

In genere i pulcini escono senza fatica e numerosi dopo un mesetto. Sono protetti assieme alla madre sotto un cestello di vimini; possono circolare attraverso i buchi, beccano il cibo messo a loro disposizione e pigolano felici. Il loro cibo preferito è formato da termiti e farina di miglio.

La qualità delle galline, ho già detto, non è come la nostra; queste sono più resistenti ai climi e ai cibi africani. Anche per loro, però, arriva la malattia. Oggi in Camerun vi è un inizio di assistenza veterinaria e il governo cerca anche di migliorare la qualità degli animali attraverso la selezione dei Centri rurali.

Uova stantie ma... galline fresche

In generale i Tupuri considerano le galline molto preziose, ma non le curano a sufficienza, perché non hanno mai imparato tecniche nuove di allevamento. E’ bastato qualche consiglio del nostro esperto di allevamento della scuola di Doubané, perché la qualità e il numero dei polli migliorasse visibilmente.

I polli cercano il loro cibo per i campi, altrimenti nelle capanne: qualche resto cibo avanzato, legumi o miglio mal custodito o caduti per terra.

Di notte dormono nelle capanne, sotto i letti, oppure sui pali e i tronchi ai quali sono legate le capre.

La fine di un pollo tupurì è quasi sempre nobile: è raro che i Tupuri lo consumino perché hanno bisogno di carne. In genere è offerto per l’arrivo di un ospite, oppure è portato al mercato per avere un po’ di soldi. All’ospite si offre sempre un pollo, da mangiare o da portare con sé.

Le prime volte restavo un po’ imbrogliato. Dopo la festa, i cristiani mi chiedevano: — Padre, ti fermi qui a mangiare? — Rispondevo più sì che no per la fame e la stanchezza. Aspetta, aspetta, passavano due ore.

Allora, le volte successive, mi premuravo, prima della messa, di dichiarare il mio sì, in modo che si regolassero. Ma dopo la messa ci volevano sempre due ore di attesa. Dentro di me, pensavo:—Non capiscono niente—. Finalmente un giorno capii. Dopo il mio sì, vidi alcuni ragazzini rincorrere una gallina.— Non sarà mica quella che mi offriranno da mangiare!—, pensai, e mi misi a seguire il tragitto affannoso del pollo. Quando l’animale, sfinito, si lasciò prendere, i ragazzini lo portarono dietro la capanna delle donne. Poi lo vidi ripassare senza neppure una penna e sparire nella capanna-cucina. Dopo due ore dal mio sì, mi venne servito solennemente assieme ad una bella polenta di miglio.

Cari miei, gli africani non hanno ancora il frigorifero, e le galline qui, non si comprano già belle e cotte in rosticceria!

Una fine gloriosa

Il pollo è l’animale più usato per i sacrifici. C’è un ammalato? C’è qualcosa che non va in un villaggio o in una famiglia?

Si va dall’indovino. Il verdetto è quasi sempre il seguente:—E’ stata commessa questa colpa, bisogna dar da mangiare al tal spirito. Chi ne fa le spese è quasi sempre il pollo: è lui che calma la collera dello spirito o sazia l’antenato.

Però ha l’onore di dare il suo nome alla festa principale dell’anno tupuri: la feo-kaghe, che significa "festa del pollo".

Infatti tutti i Tupuri del mondo, anche se si trovano a Parigi, in un giorno di ottobre, uccidono un pollo per ringraziare Dio, gli spiriti, gli antenati per i raccolti ottenuti durante l’anno. Vi è un cerimoniale ben preciso. Il costume indossato è quello degli antenati: il marito attacca dietro alle spalle la pelle di una capra e la donna una lunga sciarpa bianca.

Al centro del cortile, davanti alle capanne, l’uomo si accovaccia. La donna gli si avvicina e g1i presenta il pollo. L’uomo lo sgozza e lo lascia subito. Il povero pollo saltella e poi cade. Se cade a sinistra, il proprietario deve sgozzare un altro pollo, perché significa che gli antenati hanno bisogno di un sacrificio più grande.

Poi la donna lo cucina. Mangiano prima i familiari, poi gli ospiti. Infine si beve birra di miglio e si inizia la festa con danze e canti.

E così in tutte le case, in tutto il territorio dei Tupuri.

In quei giorni, fanno una fine gloriosa, poveri polli!

La termite: l’animale più pericoloso

Nome: termiti o formiche bianche, scientificamente isotteri.

Dimensioni: pochi millimetri.

Vivono nelle regioni tropicali, ma ce ne sono due specie anche in Italia. Costruiscono termitai alti anche sei metri. In ogni termitaio sono presenti due caste: riproduttori (re e regina che depone le uova) e sterili, (soldati e operaie).

Mangiano tutto ciò che contiene cellulosa, cioè legno, carta, ecc. All’interno del loro intestino vi sono dei parassiti che digeriscono la cellulosa.

La termite vive sotto terra e costruisce dei cunicoli sotterranei larghi come un pugno che si intrecciano e si intersecano; sembrano di cemento, tanto sono duri.

La terra tolta per questi canali viene riportata in superficie e diventa un bel castello con varie guglie, a volte alte persino due metri. Si possono incontrare queste "costruzioni" anche lungo la strada, e povera quell’auto che vi si scontra! E’ come urtare contro un muro. Tutta questa terra è impastata con la saliva delle termiti e per questo è anche molto fertile. Infatti intorno ai termitai crescono il miglio e i legumi migliori. E’ il terreno ricercato per la semina del miglio da trapiantare, o per fare i pavimenti delle case e i mattoni. E’ il cemento della povera gente.

Dentro i buchi scavati dalle termiti si annidano topi, lucertole, serpenti.

Le termiti mangiano di tutto: legno, stoffa, carta...

Qualche volta arriva alla missione qualche donna sprovveduta che ha trovato i suoi soldi rosicchiati da questi insetti. Se riesci ad incollare su un foglio i brandelli rimasti e dimostrare che erano soldi, la banca te li cambia. Ma molto denaro scompare.

Povero te, se lasci a terra un libro, il portafoglio, un vestito, o se abbandoni in giardino un arnese o una sedia! Poche ore dopo trovi gli angoli dell’oggetto coperti di
terra. Se li scopri, vedi le termiti che stanno beatamente facendo colazione.

Attenzione al tetto!

Il problema più grosso è come conservare la casa. Le termiti non mangiano il cemento e il ferro, ma se il tuo tetto è di legno o di paglia, stai certo che prima o poi le termiti se ne accorgeranno.

Come arrivano fino al tetto? Se il muro è di terra lo perforano; se è di cemento basta una fessura; oppure si incamminano lungo le pareti, nascondendosi dentro a dei cunicoli di terriccio.

E su, su fino al tetto. Una volta arrivate le prime, il guaio è fatto. Esse si chiamano a miliardi per pasteggiare. Sono dappertutto e non te ne accorgi subito, anzi, magari te ne accorgi solo quando il tetto ti crolla addosso.

Per questo se il tetto è di paglia lo devi sorvegliare tutti i giorni. Ti accorgi dell’"invasione" dalla terra incollata sulla paglia: percuoti un po’ col bastone e vedrai le termiti.

Il tetto di paglia tupuri è un capolavoro, ben intrecciato e tenuto insieme con corde- sempre di paglia— affinché il vento non lo porti via. Se fai attenzione, tutti i giorni puoi vedere dove le termiti danneggeranno la tua casa. Ma se vai in giro o ti assenti per qualche giorno, quando torni trovi sempre qualche sorpresa. Una tenda mezza mangiata, la gamba di un tavolo rosicchiata, i paramenti della messa divorati

E se vai in vacanza in Italia, raccomanda bene a qualcuno di andare a vedere spesso la tua capanna, perché non ti capiti come a quella suora che, tornata in missione, non riusciva più ad aprire la porta della sua capanna. Era murata. Le termiti erano entrate attraverso il pavimento e avevano portato su terra e terra, costruendosi il termitaio proprio nella capanna: avevano conglobato tutto, letto armadio libri vestiti... Un disastro!

Buone le termiti, specie se fritte

Molti Tupuri, quando fanno i muri delle capanne, non appoggiano il tetto sulle pareti ma su pali esterni, in modo che possano meglio sorvegliare il movimento delle termiti.

Un colpo di bastone ai pali al mattino, e le termiti cadono a terra.

Per fortuna, come ho già detto, questi insetti antipatici sono utili a qualcosa: rendono più fertile il terreno.

I più grandi nemici delle termiti sono i... ragazzini. Essi hanno imparato a cacciarle per nutrire i pulcini e le galline, che ne sono molto ghiotti.

Alla sera, i ragazzi mettono delle frasche sui termitai e dello sterco di mucca dentro delle zucche; al mattino trovano frasche e zucche piene di termiti.

Vi è una specie di termite molto grossa che la gente cattura in alcune stagioni in quantità abbondante, la cuoce e la mangia. Le ho gustate anch’io varie volte, me le offrivano come da noi si offrono le arachidi, un aperitivo; hanno un sapore di frittura, come i gamberetti fritti.

Le termiti erano senz’altro le più accanite nemiche del mio giardino e del mio orto. Seminavo e mi mangiavano le sementi; piantavo alberi e me li rosicchiavano fino al midollo. Ogni giorno andavo a guardare, a sorvegliare, a mettere i veleni. I mango e i limoni che sono a Guidiguis... quanto lavoro per salvarli!

Un giorno combinai anche un grosso guaio. Misi della carta nei fori di un termitaio e vi gettai della benzina. Da lontano, appiccai fuoco. Seguì uno scoppio tremendo, provocato dalla benzina che, bruciando, aveva aspirato l’aria che c’era nel termitaio.

La carta, saltando lontano, cadde sopra della paglia secca e mi si bruciarono alcune piante del giardino, col pericolo di appiccar fuoco a tutta la missione. Per fortuna il vento era contrario.

Ci proteggiamo dalle termiti con un insetticida chiamato Endrine, oppure altri che vengono versati sul cotone, per proteggerlo dai parassiti. Con questo prodotto dipingiamo la paglia dei tetti, i mobili, i pali che vanno nel terreno... Oppure lo mescoliamo al fango e al cemento delle fondamenta della casa.

Meglio spendere un po’ di più per conservare meglio le cose, piuttosto che andare in giro, lavorare e dormire sempre col timore di non trovare più la propria casa.

GLI ALBERI

Anche gli alberi sono compagni dell’uomo. L’uomo li sente spesso come protettori, e come degli amici che condividono con lui la vita quotidiana. Di notte lo spirito dell’uomo può uscire dalla capanna e andare a riposarsi sugli alberi.

Frequenti sono i racconti di gente dispersa in savana, o disperata lungo la strada, per un dolore improvviso (come il caso della donna incinta, sorpresa dalle doglie del parto), che si raccomanda a un albero e fa voto di ritornare regolarmente a fare dei sacrifici una volta superata la difficoltà.

La potenza che presiede al tal albero diventa la sua potenza protettrice, e in caso di mancanza alla promessa fatta, la potenza diventa una potenza nociva.

Degli alberi i Tupuri conoscono le qualità benefiche e malefiche. Di alcuni alberi sono commestibili le foglie, i fiori, i frutti e le radici. Altri sono noti per le loro proprietà medicinali, altri per le loro proprietà venefiche, o per ottenere degli strumenti di magia.

Il legno è usato per far strumenti di lavoro, o tavole per il letto.

Alcune ceneri contengono sali che servono per condire i cibi o per preparare delle medicine. Interessante e curiosa è la cura quotidiana, ripetuta più volte al giorno ,del neonato che viene lavato e massaggiato con un acqua rossa dentro la quale è stata messa la corteccia di un albero. Si pensa di irrobustire e di proteggere il neonato.

Gli alberi del villaggio non si possono tagliare inutilmente. Alcuni sono protetti perché fertilizzano il terreno.

Tra questi il federbia albida. Si racconta che quando quest’albero moriva, un giovane del villaggio sarebbe morto.

Per poter tagliare certi alberi della savana, ci voleva il parere dell’indovino.

Certi alberi giganteschi sono il simbolo della fertilità e della potenza dell’uomo, altri sono presi a simbolo di certe qualità morali dell’uomo. Tra i consigli che una madre dà alla figlia prima del matrimonio c’è questo: sappi che il marito è un cailcedrat, bage, cioè è acido come quell’albero.

Un albero molto prezioso

In Africa, nel nord del Camerun, della Nigeria e del Senegal, c’è una fascia di terra che presto diventerà deserto e che avanza ogni anno di qualche chilometro. I grandi organismi internazionali si sono preoccupati di questo fenomeno e hanno organizzato 1’ operazione "Sahel vert’ che consiste nei rimboscare alcune aree con alberi resistenti alla siccità e che potrebbero creare delle oasi di verde e di umidità capaci di aumentare le precipitazioni atmosferiche. Se questa operazione non avesse successo, ben presto l’uomo non potrebbe più vivere in quei luoghi, dove di anno in anno le piogge diminuiscono e i raccolti diventano insufficienti.

Anche nel mio villaggio di Guidiguis (pr. Ghidighis), nord Camerun, la gente organizzata dalle autorità, ha coperto molti ettari di terreno di nimes e di acace. Un altro bosco era stato fatto una decina di anni fa. Oltre a ciò, Guidiguis è un villaggio tracciato da grandi viali, tutti alberati. E’ veramente accogliente, dopo che hai fatti chilometri in mezzo ad una pianura sconfinata! Ma c’è un’altra cosa ancora più interessante, che gli abitanti, non so perché, fanno fatica a sfruttare. Potrebbe essere la salvezza di vaste regioni dell’Africa del nord: è un albero che si chiama scientificamente "Faidherbia Albida, "ciuri" in tupuri.

Eccovi la descrizione:

Appartiene alla famiglia delle leguminose (si, proprio come i fagioli). Ha foglie piccole ma rami molto, molto grandi e sì comporta esattamente al contrario di tutti gli altri alberi. Durante la stagione secca che dura sette mesi, quando il termometro oscilla tra i 40 e i 45 gradi all’ombra e gli alberi perdono le foglie, questo le conserva e getta un’ombra magnifica che impedisce al sole di bruciare la terra. Incomincia a perdere le foglie poco prima della stagione delle piogge; il miglio piantato sotto di essa può così ricevere un po’ di sole, e le foglie cadute diventano concime e producono humus e sali minerali che arricchiscono il terreno. Le sue radici sono nodose come quelle delle arachidi, e tali nodosità arricchiscono il suolo di azoto. Ci sono poi altri vantaggi: in molti campi cresce un’erba chiamata "stryga" che impedisce al miglio di crescere bene. Sotto quest’albero la stryga non cresce. Da febbraio a maggio, le foglie e i baccelli, simili a quelli dei piselli, sono un alimento nutriente per gli animali, proprio in un momento in cui non c’è erba a causa della siccità. E con le radici profonde questo albero meraviglioso attira l’acqua e la trattiene nel terreno.

Come farlo crescere?

I suoi semi hanno una scorza molto dura e fanno fatica a germogliare. Ma anche a questo pensa la natura. Gli animali che si nutrono di questi semi fanno si che nel loro ventre la scorza scompaia; una volta usciti con lo sterco, essi possono così germogliare in un terreno soffice e ricco. Se si vuole, si può anche far senza gli animali, basta far bollire i semi o tagliare la corteccia.

Una volta spuntato il piccolo albero, è necessario l’intervento dell’uomo, altrimenti resterebbe un cespuglio e non potrebbe diventare un albero. L’uomo che vuole farne un albero taglia i rami del cespuglio lasciandone uno solo. Questo ramo usufruisce di tutta la forza del cespuglio e cresce molto in fretta, e tutto ciò senza mai versare un goccio d’acqua. La "Faidherbia" è un albero che arricchisce continuamente il terreno e, dove esso è rispettato, sì possono avere ottimi raccolti.

Su alcune montagne, grazie a questa pianta si può addirittura coltivare il miglio fra i sassi. Gli animali possono nutrirsi delle sue foglie e dei suoi frutti e si può avere tanta legna da ardere.

Un tempo quest’albero era più rispettato. Si racconta che in qualche regione dell’Africa del nord, chi ne distruggeva uno era punito con la morte, oppure se l’albero era ancora piccolo, gli veniva mozzato un braccio. I vecchi Tupuri raccontano che, un tempo, ogni albero che moriva preannunciava la morte di un vecchio capo tribù.

Oggi noi missionari incoraggiamo gli abitanti a rispettare e ad aiutare molte "Faidherbia" a crescere, ma essi sembrano poco convinti: dicono che con quegli alberi gli uccelli aumentano e beccano tutto il miglio. Se fossimo tutti d’accordo, la nostra zona potrebbe essere tutta alberata, con i vantaggi che vi ho già descritto. In certi villaggi ci stiamo già riuscendo.

LE POTENZE DELLA NATURA

Animali, alberi e tutto ciò che appartiene al creato, hanno ciascuno una potenza che presiede alla loro esistenza e che li mantiene in unità vitale anche con gli uomini. Essi possono essere amici e collaboratori dell’uomo, oppure nemici e distruttori della sua esistenza.

L’origine del rapporto di una potenza con una persona a volte è conosciuta. Per esempio l’uomo si affida al tal albero, la donna ha visto bruciare un rospo, o un lucertolone, la donna in pieno giorno si vede cadere una stella davanti ai suoi piedi, l’uomo ruba un pollo al vicino, o un montone che era stato dedicato a Dio, o va a rubare nei granaio di un altro, o ha tentato di appendersi a una corda.

Ma spesso accade che una persona trova che è in relazione buona o cattiva con una "potenza" solo quando l’individuo lo scopre in seguito a una malattia di un figlio.

Dai racconti e dai sacrifici che compiono i Tupuri possiamo dedurre alcune delle conseguenze dell’infedeltà nel rapporto con le potenze della natura. Essere infedeli alla potenza dell’acqua e della rana può portare direttamente alla morte, l’infedeltà alla potenza del granaio, della zucca e del miglio provoca il rigonfiamento del ventre, 1’infedeltà alla potenza della capra ha come conseguenza la pazzia, alla potenza del serpente la diarrea, mentre chi è in cattivi rapporti con la potenza dell’anatra morirà facendo proprio i versi dell’anatra.

Visto la quantità e l’intensità di rapporti con le potenze della natura si può vedere come i Tupuri vivano nella continua paura di essere infedeli. Per questo motivo il ricorso all’indovino è molto frequente. Vivere in buona armonia con tutte questa potenze è segno di salute e di prosperità.