CARLO
CARRETTO
Beata te che hai
creduto

| La Madonna del carrettino | « Rachele piange i suoi figli» | La vita e il dolore |
| Ave Maria | Nazaret | È risorto |
| Dio mio, figlio mio | Fate quello che vi dirà | Pregare con Maria |
LA MADONNA DEL CARRETTINO
Fratello!
Sorella!
Prima di incominciare a leggere, da' uno sguardo alla copertina di questo libro.
Troverai una piccola anomalia.
Il bimbo che è nelle braccia della Madonna al posto dell'uccellino originario
dipinto da un anonimo del Quattrocento stringe un carrettino come fosse un
giocattolo preparatogli da S. Giuseppe con un pezzettino di legno.
La sostituzione è dovuta a me e mi spiego. Avevo 36 anni e il Papa Pio XII mi
aveva chiamato a Roma a dirigere la Gioventù di Azione cattolica. La faccenda
allora non era una piccola cosa. Oggi il movimento cattolico è spezzettato in
mille e mille rivoli: allora l' organizzazione era unica e raggruppava mezzo
milione di giovani con quattordici giornali e oltre ventimila associazioni.
Mi sentivo sovente schiacciato dal peso della responsabilità e conobbi allora
cos' era l'angoscia specie quando dalla periferia viaggiavo verso Roma.
Sì, era Roma la mia angoscia, il lavoro superiore alle mie forze, quell'indicibile
mistero che emanava da quelle pietre antiche della capitale, l'incontrare con
gli occhi quella piazza di S. Pietro che al turista parlava solo di armonia
stupenda ma che a me dava una sofferenza atroce e che a volte mi paralizzava.
Avevo in casa una copia di quel quadro abbastanza famoso. Me la tenevo cara
perché mi piaceva e mi diceva tante cose.
Non so come avvenne, so che mi sentii spinto a prendere i pennelli e a
sostituire l'uccellino col carrettino simbolo del mio nome di famiglia.
Facendo quel disegno infantile fu come se dicessi a Maria: « Sta' attenta tu.
Sarei contento di essere un giocattolo nelle mani di tuo figlio specie ora che
sono in difficoltà, ma sta' attenta tu ».
Non mi passò completamente l'angoscia di Roma, ma ciò che è certo è che
quando sentivo la stretta al cuore, pensandomi parte di quel quadro così sereno
riuscivo a stare calmo ed a terminare la giornata in pace.
Posso dire che sempre, nei momenti duri, il mio pensiero era su quel quadro dove
Gesù stringeva il suo carrettino di legno, segno di un altro carrettino
cigolante sulle strade polverose del mondo.
Debbo dire però che
i miei rapporti con Maria, la madre di Gesù, erano guastati dal romanticismo di
quella devozione mariana che imperversava prima del Concilio e che a poco a poco
si svuotava di contenuto.
Che Maria fosse regina e che regina! che fosse una creatura che non sbagliava
mai, che camminava sulle strade della sua Nazaret con la visione tutta chiara
delle cose, incapace di peccare e di dubitare, ha poco da dire a chi è
angosciato e si trascina nel deserto della fede con tanta fatica.
L'esaltazione fatta di questa creatura dal fanatismo di allucinati, così
numerosi nel mondo cattolico, finisce per svuotare di autentico contenuto
teologico la devozione per colei che è nientemeno che la Madre di Dio e che non
ha bisogno di raccomandazioni per essere considerata. Basta non tradire il
Vangelo.
Non mi sono mai stupito quindi nel vedere in questi decenni inaridirsi nelle
giovani generazioni la fonte dell'amore per Maria di Nazaret ed i venditori di
rosari chiudere bottega.
Era necessario che così avvenisse.
Come per tante altre cose, bisognava ricominciare da capo.
Non abbiamo cominciato da capo con la Bibbia considerata ai tempi della mia
giovinezza un libro proibito?
Non abbiamo cominciato da capo con la liturgia espressa prima del Concilio
nell'immobilismo di gesti abbastanza freddi, in una lingua incomprensibile alle
folle com'è il latino?
Non abbiamo incominciato da capo con la Chiesa considerata nel passato come una
piramide clericale, mentre il Concilio ce l'ha delineata come « Popolo di Dio»
in marcia verso la Terra Promessa?
Ebbene anche per la Madonna incominciamo da capo anche se questo « incominciare
da capo» è solo un'impressione perché, in realtà, le cose continuano,
perché nella Chiesa, che è un corpo vivo, una realtà viva, tutto continua.
Per me il
ricominciare da capo ha avuto un momento importante.
È stato durante il mio lungo soggiorno nel deserto.
Vivevo nell'Hoggar in una fraternità di Piccoli Fratelli del Padre de Foucauld
e mi guadagnavo il pane lavorando sulle piste di Tit, Tazrouk, In Amguel,
come metereologo. Il lavoro mi piaceva assai perché oltre il sostentamento mi
dava la possibilità di vivere nell'ambiente che avevo cercato: il deserto e di
unire alla fatica quotidiana i grandi silenzi e la possibilità della preghiera
prolungata.
In poco tempo conobbi i tuareg che vivevano sotto la tenda, gli aratini
che coltivavano le oasi e gli arabi che venivano dal nord e i mozabiti che si
dedicavano ai commerci.
Mi ero affezionato soprattutto ai tuareg che avevano gli accampamenti lungo le
« gueltà »(Bacino roccioso dove affiora l'acqua). e sugli altipiani e
coglievo le occasioni dei miei viaggi per fermarmi con loro la sera dopo il
lavoro.
Fu durante un incontro con loro che io venni a conoscenza di un fatto
interessante.
Ero venuto a sapere, quasi per caso, che una ragazza dell' accampamento era
stata promessa sposa ad un giovane di un altro accampamento ma che non era
ancora andata ad abitare con lo sposo perché troppo giovane. Istintivamente
avevo collegato il fatto al brano del Vangelo di Luca dove si racconta proprio
che la Vergine Maria era stata promessa a Giuseppe, ma non era ancora andata ad
abitare con lui (Matteo 1, 18).
Ripassando due anni dopo in quell'accampamento, spontaneamente, come per trovare
motivi di conversazione chiesi se il matrimonio fosse avvenuto.
Notai nel mio interlocutore un turbamento seguito da un evidente imbarazzato
silenzio.
Tacqui anch'io. Ma la sera attingendo acqua ad una « gueltà» a qualche
centinaio di metri dall' accampamento, vedendo uno dei servi del padrone, non
potei resistere alla curiosità di conoscere il motivo del silenzio imbarazzato
del capo dell' accampamento.
Il servo si guardò attorno con circospezione, ma, avendo in me molta confidenza
perché «marabut» (Religioso-uomo di Dio secondo la terminologia islamica) mi
fece un segno che ben conoscevo passando la mano sulla gola col gesto
caratteristico degli arabi quando vogliono dire « è stata sgozzata».
Il motivo?
Prima del matrimonio s'era scoperta incinta e l'onore della famiglia tradita
esigeva quel sacrificio.
Ebbi un brivido pensando alla ragazza uccisa perché non era stata fedele al suo
futuro sposo.
La sera a compieta, sotto il cielo sahariano, volli rileggere il testo di Matteo
sul concepimento di Gesù in Maria.
Avevo acceso una candela perché era buio e la notte era senza luna.
Lessi: «Maria, sua madre, era fidanzata a Giuseppe. Ora prima che andassero
ad abitare insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo
sposo che era un uomo giusto non volendo denunciarla pubblicamente prese
la risoluzione di ripudiarla silenziosamente» (Matteo 1, 19).
Insomma Giuseppe non era stato il denunciatore e Gioacchino, padre di Maria, non
aveva assunto il ruolo del Khomeiny di turno ammazzando Maria come avrebbe
voluto la legge. « Mosè ci disse che questo tipo di donne siano uccise» (cfr.
Deuteronomio 22,24).
Ricordo come fosse ora. Sentii Maria vicina vicina seduta sulla sabbia, piccola,
debole, indifesa, col suo ventre grosso, con la sua impossibilità a piegarsi,
silenziosa.
Spensi la candela.
Nella notte buia non vedevo le stelle.
Vedevo attorno a noi tanti occhi che brillavano come gli occhi degli sciacalli
quando attentano gli agnellini.
Erano gli occhi di tutti gli abitanti di Nazaret che spiavano quella ragazza
madre e le chiedevano con tutta la potenza dell'incredulità di cui sono capaci
gli uomini, e più ancora le donne: «Come hai fatto ad avere quel figlio,
sciagurata, scostumata! »
Che notte!
Che so rispondere?
Che è Dio il padre di questo piccolo?
Chi mi crede?
Sto zitta.
Dio sa.
Dio provvede...
Povera, dolce Maria, piccola ragazza madre. Incominci male la tua carriera!
Come fai ad affrontare tanti nemici?
Chi ti crederà?
Quella sera
sentii per la prima volta che mi stavo avvicinando al mistero di Maria.
Per la prima volta non la vedevo sull' altare come una statua immobile di cera,
addobbata con abiti da regina, ma la sorella, vicino a me, seduta sulla sabbia
del mondo, con i sandali logori come i miei e con tanta stanchezza nelle vene.
Allora capii perché sua cugina Elisabetta, che Maria era andata a trovare dopo
quei fatti (si esce sempre volentieri dal proprio ambiente quando si è col
ventre grosso e gli occhi dei vicini ti guardano in una certa maniera puritana),
avesse potuto dire al termine del racconto che Maria le aveva fatto:
« Beata te che hai creduto ».
Sì, veramente beata!
Maria, ci vuole coraggio a credere a queste cose!
È difficile per noi credere a quello che dici testimoniando ci che quel figlio
non è frutto di un'avventura notturna che non vuoi spiegare.
Ma è difficile soprattutto per te!
« Beata te che hai creduto» (Luca 1,45).
È il massimo che si può dire ad una ragazzina semplice, umile, povera, che ha
avuto la ventura di parlare con gli angeli, lei che è un nulla, e che si è
sentita dire che dovrà avere un figlio che sarà il Santo e figlio dell'
Altissimo, sì, proprio lei, l'ultimo e il più piccolo « resto» d'Israele.
«Beata te che hai creduto, Maria» (Luca 1,45).
Quella sera sulla
sabbia, vicino alla "gueltà" di Issakarassem avevo deciso di
scegliere Maria come maestra nella fede.
Avevo trovato un contatto vitale con lei. Non era più un personaggio a cui
dovevo « culto », era la sorella del mio cuore, la compagna di viaggio, la
maestra della mia fede.
Sì, proprio della fede.
E mi spiego. Dovete sapere, fratelli, che la marcia della fede l'ho fatta tutta
e... a piedi.
La mia fortuna è stata quella di non aver tremato nell' oscurità e di non aver
mollato il passo anche quando non ne potevo più.
Mi hanno aiutato gli anni trascorsi nel deserto anche se fu proprio là che
conobbi la « notte », quella descritta da S. Giovanni della Croce.
Ora mi sento fratello di tutti quelli che si dicono atei (e sono pochi) e più
ancora di quelli (e sono molti) che hanno difficoltà a credere e non conoscono
ancora i veri termini del problema.
Quando sarò morto - e spero presto perché ho conosciuto il Signore e brama
vedere il suo Volto - se venite sulla mia tomba e se pensate possibile la
comunicazione tra i membri del Regno, non chiedetemi di pregare per voi onde
guarire da questo o quel male. Chiedetemi solo che preghi per la vostra fede.
È l'unico dono per cui merita pregare.
Ebbene se potrò farlo, lo farò: guarderò gli occhi di Maria di Nazaret in
silenzio e cercherò di attingere dalla contemplazione di lei che ebbe tanto
coraggio nel credere ciò di cui avete bisogno.
Fratelli e sorelle, vi ho aperto il mio cuore, vi ho detto tutto.
Ora se mi ascoltate mettete in tasca il rosa rio. Può darsi che passeranno anni
prima che lo recitiate per benino. Non importa, tenetelo vicino.
Vi aiuterà. Semmai, quando vi passa sotto le dita, dite solo
AVE MARIA