CARLO CARRETTO
IL DESERTO NELLA CITTÀ
LF Libreria della famiglia,
1979
Il perché di questo libro
Hong Kong, Pasqua 1977
Io sono sempre stato "sorpreso" dalla vita.
E siccome credo che Dio sia Vita, così com' è Luce e così com'è Amore, penso
davvero che sia stato proprio Lui a "sorprendermi" nel mio cammino.
Dio è sorpresa. Dio è novità. Dio è creatività.
Quando, dopo il mio lungo soggiorno nel deserto del Sahara, ebbi la gioia di
rivedere Papa Giovanni, mi chiese fissandomi con quei suoi occhietti vivaci e
penetranti: "Dimmi, prima di andare laggiù in Africa, ci avevi pensato?
Era stata una cosa premeditata? Nella tua vita, durante il tuo impegno qui a
Roma in Azione Cattolica, non avevi qualche volta intravisto la possibilità di
farti piccolo fratello; non avevi mai intuito che la tua vita sarebbe cambiata,
che ti saresti fatto religioso... eccetera?".
No, gli risposi, proprio no. Fu di sorpresa che Dio mi ha chiamato ed è in
pochi giorni che decisi l'accettazione di ciò che credevo sua volontà partendo
per l'Africa... Non avevo mai pensato prima di allora a questa svolta.
E il Papa, fissando mi con un sorriso: "Capita sovente così. Si va a
finire là dove non s'era mai pensato... Anche a me è capitata la stessa
cosa... non ci avevo mai pensato". E continuò a sorridere guardando
lontano da una finestra che dava sul lago di Castel Gandolfo.
E così Dio che è "sorpresa" mi ha condotto questa volta in Cina.
Ma... non per fare un viaggio in più: ne ho fatti tanti di viaggi. La novità
sta che non me l'aspettavo e soprattutto non mi aspettavo ciò che Lui voleva
dirmi proprio qui a Hong Kong, in questa città così uguale eppure così
diversa da tutte le altre città; su questa immensa portaerei dove sbarcano
uomini da tutti i continenti e dove il commercio su scala mondiale riesce a far
sorridere i cinesi della Repubblica Popolare con quelli di Formosa e dove nello
stesso grattacielo s'incontrano giapponesi, coreani, americani, europei, arabi e
indiani, tutti pronti a sorridere pur di far buoni affari.
Mao Tse-tung diceva: "A Hong Kong le galline fanno le uova d'oro" e
per questo la manteneva così col suo
statuto speciale anche se - se
avesse voluto - poteva
occuparla in poche ore.
Hong Kong mi è apparsa come la vera città del domani, ancorata su acque senza
confini e con strade disseminate all'inverosimile da templi agli idoli come
erano Corinto e Atene al tempo di S. Paolo. I nomi dei templi sono: Bank of
AmericaThe Hong Kong Shanghai Banking Corporation - Bank of China - The
Chartered Bank - Bank of Tokyo - Banque Nationale de Paris - Dredsner Bank - The
Chase Manhattan Bank - The Hang Seng Bank - Bank of Bangkok - Amsterdam Bank,
eccetera.
Peccato davvero che questi templi abbiano facciate tutte uguali e che la
fantasia non abbia piùspazio nella idolatria moderna.
Ma forse è proprio la mancanza di fantasia e immaginazione di questi templi che
mi ha fatto trovare la più bella sorpresa tra i giovani cinesi che ho
incontrato.
E mi spiego.
Sapendo della mia venuta a Hong Kong un gruppo di amici ebbe la bontà di
tradurre le mie Lettere dal deserto in cantonese e di farle uscire a
puntate sui giornali locali. lo non so come sia avvenuto: io so che al mio arrivo
mi trovai assediato dai lettori. Non mi era mai capitato un fatto di questa
portata. Notte e giorno fui assillato da telefonate, incontri, richieste di
adunanze, inviti.
E il tema era unico: il Vangelo di Gesù.
Ho ancora davanti a me quegli occhi brillanti dei giovani cinesi che volevano
conoscere il Cristo e che mi interrogavano appassionatamente.
Evidentemente i templi degli idoli pagani non avevano conquistato tutti. Lo
Spirito del Signore alitava su queste masse di giovani operai, intellettuali,
studenti e li interrogava sulle realtà invisibili, sul significato della
esistenza, sul perché della vita.
Fratel Carlo, come posso imparare a pregare? Come posso pensare alla presenza di
Dio nel mondo?
Cosa significa fare il deserto nella propria esistenza?
Cosa significa "Regno" di Dio?
Come debbo vivere le Beatitudini?
Soprattutto era il Vangelo a inquietarli. Quei giovani educati in una delle
varie religioni di Hong Kong sentivano la vecchiezza dei loro catechismi, la
staticità delle loro pratiche, l'immobilismo delle loro istituzioni.
Non erano contenti, questo era chiaro. Volevano ascoltare una parola nuova e
questa veniva fuori sempre dal Vangelo di Gesù.
Più la religione era in crisi nelle loro coscienze, più il Vangelo picchiava
alle porte e il vento dello Spirito s'incaricava di renderlo attuale e
appassionante.
Le parole che li galvanizzavano di più erano: Beatitudini - Povertà -
Preghiera - Impegno - Comunità - Uguaglianza - Non violenza - Contemplazione -
Gratuità - Parola di Dio - Spirito.
Questi giovani educati nei grandi collegi ricchi e puliti della città sentivano
1'attrazione verso i poveri della periferia, gli emarginati, gli oppressi e
abbandonate sovente le loro pratiche tradizionali di pietà si raccoglievano a
pregare in piccoli gruppi spontanei che prendevano vita un po' ovunque e che
trovavano la loro sede negli innumerevoli grattacieli che danno ad Hong Kong il
primato di una città moderna incastonata in una baia che con la baia di Rio de Janeiro
si contende il primato della bellezza.
Ma come a Rio si contende anche il primato delle differenze sociali, gli
squilibri nella distribuzione delle grandi ricchezze, il sublime e l'orrendo,
che reca con sé il miscuglio degli uomini che si passano vicino con le loro
lacrime nascoste e con la sete di felicità irraggiungibile.
Sì, è proprio qui a Hong Kong, in questa città dove tutti lavorano come
formiche, l'assenza quasi totale della difesa degli operai specie i più poveri.
Finché lavori e rendi stai in piedi perché contribuisci alla creazione di
questo orribile idolo del potere, ma appena sei malato e vecchio sei
fatto fuori senza pensione e assistenza.
Mi diceva una ragazza sensibilissima e povera: "Mio nonno quando ha
lasciato il lavoro è rimasto senza aiuto. Ha continuato per un po' ad
arrangiarsi ma quando è arrivato al traguardo delle sue forze, ha lasciato un
biglietto in casa ed è scomparso gettandosi da uno scoglio nella baia. 1 cinesi
sovente preferiscono morire in silenzio suicidandosi che continuare a pesare
sulla famiglia, numerosa e povera".
È terribile!
Ma è proprio in queste situazioni disumane e feroci che il fenomeno del Vangelo
rompe la crosta della terra e irrompe nelle coscienze.
Ed io l'ho talmente sentito che - ve lo confesso per la prima volta nella mia
vita ho desiderato vivere ancora per annunciare la parola di Dio.
Non mi era mai capitato di pensarlo. Sarà per debolezza, sarà che per aver
fatto esperienza di Dio capisco abbastanza ciò che mi attendo dalla. morte, ho
sempre desiderato non allungare la mia permanenza su questa terra.
Ho provato cosa dice S. Paolo al pensiero di sbarazzarsi del peso della terra: "Per
me certo la vita è Cristo e morire è un guadagno. Però se la mia vita nella
carne può essere utile per il Vangelo, ecco... io esito nel fare la scelta. lo
mi sento preso da questa alternativa: da un lato desidero andarmene per essere
col Cristo, ciò che è senza dubbio preferibile; ma d'altra parte se dimorare
nella carne è più urgente per il
vostro bene, sì, questo mi persuade: io so che resterò per essere con voi"
(1 Filippesi, 21-25).
Non si può esprimere meglio l'attitudine interiore di chi vive di fede e si
sente preso tra l'amore di Dio che lo chiama e l'amore dei fratelli che lo
Impegna.
"Sì, preferisco andarmene ma... se per il Vangelo posso
essere utile, allora rimango".
A Hong Kong ho sentito la gioia di vivere per annunciare
la Buona Novella.
Quale felicità annunciare agli uomini che siamo risorti in Cristo, che la
storia va verso la vita non verso il caos, che le nostre lacrime sono contate,
che tutto ha un significato perché Dio è il Vivente ed è Padre.
Sì, per questo merita vivere, merita prolungare la propria esistenza, merita
dire come diceva il Padre de Foucauld:
"Per il Vangelo san disposto ad andare sino ai
confini del mondo e vivere fino al giudizio universale".
Fu al diciassettesimo
piano di un immenso building popolare, dove mi avevano dato l'appuntamento dei
giovani cinesi per un incontro.
Da ore si parlava del Vangelo, di impegno, di preghiera.
"Fratel Carlo", mi chiese uno studente cinese di architettura che
viveva ad Hong Kong ma aveva i genitori
nella Repubblica Popolare nelle vicinanze di Shanghai, "ho letto le tue Lettere
dal deserto e ho desiderato conoscerti. Tu sei talmente entusiasta del tempo
che hai trascorso laggiù nel Sahara che puoi dare l'impressione della
insostituibilità di quella solitudine. lo non posso andare laggiù. Che cosa
devo fare? Devo trovare il mio Dio qui nella babele della mia città. Quale
strada devo percorrere? È possibile? E se è possibile ti chiedo una cosa:
perché non scrivi per noi un libro che ci aiuti a trovare il nostro deserto qui
nella città?
"E non dimenticarti della Cina".
Mi sentii commosso e nello stesso tempo interpretato fino in fondo.
Il giovane studente mi guardava con simpatia. In quel momento nel mio cuore era
nato
Il deserto nella città.
Fuori dalla finestra vedevo l'ammasso di grattacieli di Hong
Kong che incominciavano ad accendere le luci perché era sera.
Mi ricordai che la stessa scena di grattacieli illuminati l'avevo vista la prima
volta a New York. I grattacieli illuminati sembrano diamanti.
Pare impossibile che le cose più brutte diventino così vive e belle investite
dalla luce.
No, non c'è niente di veramente negativo. Anche la città, sentina di
corruzione e giungla di asfalto, può avere la sua luce e la sua
"trasparenza".
"Il deserto nella città"... continuavo a ripetere tra me
guardando fuori dalla finestra e spingendomi lontano, lontano fino all'origine
di quella parola" deserto" che era stata depositata nel mio
cuore nel più bel momento della mia vita. Ripensai in quel momento alle notti
sahariane, alle dune, alle interminabili piste che avevo percorso, alla ricerca
dell'intimità con Dio, alle stelle indimenticabili che trapuntavano con tanta
discrezione la dolcezza delle notti africane, simbolo profondo delle notti in
cui la mia fede era immersa e in cui mi sentivo così bene e così al sicuro.
Il deserto vero, quello di sabbia e di stelle, era stato il mio primo amore e
non mi sarei più staccato da esso se non fosse stata l'obbedienza a richiamarmi
lontano.
"Fratel Carlo, hai conosciuto l'assoluto di Dio, ora devi conoscere
l'assoluto dell'uomo".
Ed ero ripartito alla ricerca degli uomini.
Ero frastornato e dovetti impiegare un po' di tempo per ritrovare il mio
equilibrio e la mia gioia profonda.
Ma poi Dio mi fece sperimentare che non c'era "luogo" privilegiato
dove Lui abitava ma che il Tutto era "luogo" della Sua abitazione e
che ovunque tu lo potevi trovare.
"Fare il deserto nella propria vita" mi dicevo, allontanandomi a
piccoli passi dalla stabilità di . quella solitudine e camminando
verso un mondo totalmente diverso.
Non bastava.
Mi ci voleva Hong Kong per farmi dire che anche la città aveva la possibilità
del deserto e che anche i grattacieli potevano diventare luminosi come diamanti.
Bastava avvolgerli nel buio della fede in modo che le luci apparissero come
stelle nella notte.
"Ora mi ci provo" dissi al mio
giovane interlocutore... "Avevo
deciso di non scrivere più libri"... E poi, questo tema "il
deserto nella città" mi piace. Corregge in me, e in chi come me si è
troppo innamorato della solitudine, l'impressione di voler fuggire.
È così facile la tentazione specie nei... violenti... nei pigri.
Chissà!
Dio è grande!
E poi anche il seno avvizzito di Sara e la vecchiezza di Abramo può dare un
figlio, bello come Isacco... se Dio vuole.
Carlo Carretto