DALLA CINA

MISSIONE AMICIZIA     "Dittico" di Natale     SPAZIO CINA

Non è un Natale "esotico" che vi proponiamo.
È un Natale "cristiano", visto da occhi e cuori cinesi.
E commentato dalle parole "universali" della "Poesia".

La Natività, a sfondo cinese! Maria e Gesù (opere di Luca Chen)...

A cura della Redazione
("Missionari del Pime", Dicembre 2008)

Luca Chen e la sua "scuola"

È nei primi anni del ’900 che inizia l’attività della "scuola artistica di pittura cinese-cristiana", sotto la direzione di Luca Chen. Il primo "delegato apostolico" in Cina, l’Arcivescovo Celso Costantini, benemerito per aver aperto questa "scuola artistica" nell’Università Cattolica "Furen", invitò presso di sé il pittore, gli raccontò di Maria, gli fece leggere i "Vangeli" e gli mostrò i quadri di arte cristiana di scuola italiana e di altre scuole. Un dipinto di Filippo Lippi agli "Uffizi" a Firenze, che mostra Maria in ginocchio che adora Gesù neonato, colpì particolarmente il giovane pittore. Di lì a poco egli portò a Celso Costantini la propria versione cinese della medesima scena. Il quadro, dipinto a tempera su seta, si trova oggi al "Museo Civico d’Arte" di Pordenone. Lo stile di questo dipinto natalizio, dal titolo "Ed ella beata lo adorava", è particolarmente fine nel tratto e delicato nel colore. Esso ha influenzato due generazioni di pittori cinesi cristiani.
Nella "Pentecoste" del 1932, il pittore si fece battezzare e prese il nome di Luca. Presto fu nominato professore presso l’Università Cattolica di "Beijing" (
Pechino) e si circondò di una schiera di allievi che hanno dipinto tutte le scene del "Vangelo" in versione cinese.
È la prima volta nella storia che un cinese, con i suoi allievi, si occupa della figura del Cristo con tanta consapevolezza; un tema che i pittori "Gesuiti" del XVIII secolo non avevano posto al centro delle loro opere. Uno dei più bei quadri di Luca Chen, raffigurante "Cristo con i fanciulli", è conservato ad Assisi nel "Museum Pro Civitate Christiana". Esso mostra Gesù davanti a una pianta di "bambù" le cui foglie, dipinte una per una secondo la migliore tradizione cinese, sono un miracolo di "leggerezza". Il "Maestro" siede su di un masso sul ciglio della strada. Intorno a lui è radunata una schiera di bambini in vesti variopinte e Cristo li benedice. Il dipinto, a tempera su carta, risale al 1935. Attorno al 1940 Luca Chen dipinse una "Crocifissione" dalle tinte "melanconiche". Il quadro è conservato nel "Museo Civico d’Arte" di Pordenone.
I principali allievi di Luca Chen furono Zhan Peng, Lu Hongnian, Wang Suda, Pan Zhezhi, Du Zhijian, Huang Ruilong, Zhang Chaohe e Magdalena Liu. Quest’ultima è "emigrata" in Canada ed è l’unica sopravvissuta del gruppo di artisti dell’Università Cattolica di "Beijing".
Con l’avvento al potere di Mao Zedong, l’Università fu chiusa. Molti artisti "fuoriusciti" da essa si recarono all’estero e il loro "maestro", Luca Chen, rimasto in Cina, fu una delle vittime della "Rivoluzione Culturale". Molte opere sue e dei suoi "discepoli" si possono vedere oggi in varie "collezioni" pubbliche e private italiane, tra cui il "Museo Popoli e Culture" del "Pime" di Milano.

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RIMANI DOVE SEI

Rimani dove sei, ti prego,
così come ti vedo.
Non ritirarti da quella tua immagine,
non involarti ai fermi
lineamenti che ti ho dato
io, solo per obbedienza.
Non lasciare deserti i miei giardini
d’azzurro, di turchese,
d’oro, di variopinte lacche
dove ti sei insediata
e offerta alla pittura
e all’adorazione,
non farne una derelitta plaga,
primavera da cui manchi,
mancando così l’anima,
il fuoco, lo spirito del mondo.
Non fare che la mia opera
ricada su se medesima,
diventi vaniloquio, colpa.

MARIO LUZI (1914-2005),
"Viaggio terrestre e celeste" di Simone Martini, Ed. Garzanti, Milano 1994

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L’ANNUNCIAZIONE

Niente allevierà la pena a venire
anche se ora lei siede in estasi,
e si lascia dominare dalla cosa.
L’ombra dell’angelo nella stanza
è lievemente rimossa come se egli
non l’avesse mai spaventata in quel luogo.

Il mobilio ritorna di nuovo
al suo semplice stato di prima. Lei può
trarre conforto dalle cose che sa
anche se nel suo cuore un nuovo amore brucia
qualcosa che lei mai prima diede a un uomo
o a un dio, e questo dio cresce
in tutto come uomo. Si chiede come
possa pregare, che grazie rendere
e a chi rendere grazie. "Sola
agli occhi di tutti ora devo muovermi"
pensa, "e sola devo vivere
con uno strano bimbo che è il mio".

Così esce dall’estasi
e si volge finalmente a cose umane
(messi da parte angeli annuncianti).
È un bambino umano che lei ama
anche se un dio si muove nel suo petto
e grandi salvezze le afferrano il fianco.

ELIZABETH JENNINGS (1926-2001),
"La danza del cuore delle cose", Ed. Ancora, Milano 2007