PICCOLI GRANDI LIBRI   PIERO GHEDDO  SEGUENTE

LEOPOLDO PASTORI
missionario monaco
della Guinea- Bissau (1939-1996)


EDITRICE MISSIONARIA ITALIANA

Prefazione di mons. Giuseppe Merisi

Introduzione dell'Autore

I - Un "ragazzo normale" ma fuori dal comune.

Dodici anni in orfanotrofio a Lodi - Come nasce una vocazione missionaria - "A 17 anni la decisione inaspettata ma non affrettata" - "La volontà di Dio: fonte di pace e di consolazione" - "Ciò che mi preme è conoscere i miei difetti" - "Si impegna per rendere al massimo in tutti i campi" - "A Lourdes gli ammalati sono diventati i miei prediletti"

II - Giovane sacerdote a Sotto il Monte (1969-1974)

Il seminario di Bergamo accetta gli alunni di Sotto il Monte - Una visita alle missioni in Guinea-Bissau (1972) - "La partenza è partorire una nuova dimensione della vita" - Il saluto di Leopoldo nel partire per l'Africa (1974) - La Guinea-Bissau quando p. Leopoldo arriva in missione (1974)

III - La prima missione in Guinea-Bissau (1974-1978)

La prima esperienza a Bissora (1975) - Evangelizzazione difficile in clima "sovietico" - Quattro mesi in ospedale a Dakar - "Vado alla ricerca di ammalati, poveri e bambini bisognosi" - "Vorrei fare di più, vivere più poveramente" - "Con i musulmani è facile parlare di Dio unico e grande" - La consacrazione del primo vescovo di Bissau (1977)

IV - "In esilio": direttore spirituale in seminario a Monza (1982-1990)

Un anno a Genova "in riposo assoluto" (1978-1979) - La paresi della mamma e due anni di cure e riposo (1979-1981) - Nel seminario teologico a Monza (1981-1990) - In Guinea-Bissau con i seminaristi del Pime (1985) - La mone di mamma Cecchina (2 novembre 1986) - "Molto importante per me un ritorno in missione" - "Quaranta giorni di deserto" con padre Gasparino (1990)

V - Gli ultimi cinque anni e mezzo in Guinea (1990-1996)

Il fuoco evangelico - "La scuola è la chiave della promozione umana" - "La nostra scuola non ha mai fatto sciopero" - "La preghiera era il suo impegno prioritario" - "L'Italia mi è apparsa in uno stato di confusione" - "Il primo governo democratico nella storia del paese" - "Siamo nell'Antico Testamento ancor più antico" - "Quanta misericordia Dio semina nel mondo!" - Il pellegrinaggio a Fatima e la corsa verso la morte

VI - La "fama di santità" di padre Leopoldo

"Abbiamo perduto un santo!" - "È stato in mezzo a noi una presenza di Gesù" - "Secondo me era un gigante dello spirito" - "Faceva delle prediche che si sentivano volentieri" - "Non sono solo, perché ho con me Gesù" - "Non mi è mai capitato di vederlo irritato" - "Sapeva mettere la pace in tutti"

VII - Come lo ricordano oggi in Guinea-Bissau

"Il suo unico desiderio era far conoscere Gesù" - "Ci voleva bene come solo Dio può volerci bene" - "Lo preghiamo come un santo protettore" - "Leopoldo ci ha liberati dalla paura degli spiriti" - "Non mi meraviglia che sia beatificato, era di una bontà eccezionale" - "La gente che l'ha conosciuto in Guinea lo stima un santo"

VIII - La spiritualità sacerdotale di padre Leopoldo

La ricerca di Dio nella preghiera e nell' adorazione - Non è mai scoraggiato, depresso, triste, pessimista - La menomazione fisica l'ha vissuta come una grazia - Il nuovo cammino delle missioni - Frasi scelte dal Diario di padre Leopoldo

PREFAZIONE

Accompagno volentieri questa pubblicazione sulla vita di padre Leopoldo Pastori del Pime, nato a Lodi nel 1939, con una parola di incoraggiamento perché la testimonianza di questo missionario morto nel 1996, dieci anni fa, venga conosciuta nel nostro territorio lodigiano e in tutto il mondo cristiano.

"La missione vera la fanno i santi", diceva padre Leopoldo con una frase che sintetizza bene il suo pensiero.

Il riferimento a queste parole e la raccolta di buona parte dei suoi scritti riconosce il valore di una testimonianza incisiva in quella terra d'Africa, specialmente in Guinea-Bissau, che chiede all'Europa e all'Italia maggiore impegno di conoscenza e di presenza.

La risonanza della presenza di padre Leopoldo in terre lontane ha coinvolto la Chiesa di Lodi e il suo Istituto di appartenenza, il Pime, in molte maniere.

La nostra Chiesa, che lo ha sempre sentito come "un lodigiano in Africa", ha altrettanto continuamente ammirato il suo grande impegno per l'evangelizzazione e la promozione umana in queste zone geografiche difficili. Padre Leopoldo non ha mai indietreggiato davanti a nulla; ciò che colpisce in questa testimonianza è la consapevolezza di essere missionario soprattutto per accompagnare all'incontro con Gesù persone di qualunque condizione e credo. Il dialogo con i musulmani, pur difficile, con gli animisti, e anche con appartenenti a sette protestanti mostra l'eccezionale valore della sua sensibilità, aperta all'incontro e capace di valorizzare appieno ciò che unisce, rispettando, comunque e sempre, anche ciò che divide. A suo giudizio nessuno, mai e per nessun motivo, può essere privato dell'Annuncio, a partire sempre dall'impegno di conversione per la nostra vita.

Padre Leopoldo diceva che voleva andare in Africa "per imparare il Vangelo". Egli ha sempre interpretato la presenza di missionari in terre lontane come presenza di Chiesa che si china sull'uomo ovunque egli viva, ovunque domandi con la sua sola presenza un aiuto, un' attenzione. In questo senso emerge dalla lettura di queste pagine la fisionomia di un uomo dedicato alla Chiesa, fedele alla sua missione, disponibile all' offerta piena e totale di sé, senza riserva alcuna, senza risparmio.

Mentre ringrazio padre Piero Gheddo per questo libro, mi auguro nuovamente che la lettura del testo possa aiutare la riflessione e la dedizione alla causa del Vangelo.

+ GIUSEPPE MERlSI

Vescovo di Lodi

INTRODUZIONE

Il 27 febbraio 1997, parlando a Bissau col vescovo mons. Settimio Ferrazzetta, lo informo che sono venuto in Guinea per scrivere sui 5 O anni della presenza del Pime nel paese. Mi dice: "Ma prima scrivi la biografia di padre Leopoldo. Sono molti che lo ricordano come un santo. Un libro su padre Leopoldo diffuso fra la gente, soprattutto i giovani, farà del bene".

Abbiamo poi pubblicato in italiano (7.000 copie) il quaderno-opuscolo Padre Leopoldo, il missionario-monaco di Ndame (Pime 1998, pagg. 32, con molte fotografie a colori), tradotto e stampato in portoghese e mandato in Guinea (altre 7.000 copie). TI ricordo di padre Leopoldo è sempre vivo fra quanti l'hanno conosciuto, sia in Guinea che in Italia, specialmente a Lodi. Dopo il 1996, il parroco della parrocchia di padre Leopoldo (Sant'Alberto), don Giancarlo Marchesi, e vari amici di Lodi mi chiedevano spesso di fare una biografia del missionario lodigiano; nel gennaio 2005 hanno scritto una lettera al superiore generale del Pime, p. Gian Battista Zanchi, in questo senso, chiedendo il volume per il decimo anniversario della morte di Leopoldo (26 maggio 2006): la diocesi di Lodi ha intenzione di studiare la possibilità di introdurre la sua causa di canonizzazione. Ho accettato ben volentieri questo incarico! Nel giugno 2005 ho incontrato a Milano i due vescovi della Guinea-Bissau (di Bissau e di Bafatà): si sono dichiarati d'accordo e ringraziano la diocesi di Lodi per l'interesse che dimostra per questo grande missionario, che anche in Guinea è ricordato come un santo sacerdote.

Ogni volta che scrivo la biografia di un missionario, mi viene spontaneo ringraziare lo Spirito Santo che incarna il modello di vita evangelica in tipi umani così diversi fra di loro. Leopoldo Pastori non fa eccezione. Cresciuto per undici anni in un orfanotrofio, incomincia a lavorare a 14 e a 18 decide di farsi missionario. Entra nel Pime con una carica di fede e un' aspirazione alla santità già così forti da meravigliare compagni e superiori: aveva avuto una mamma e un papà di profonda vita religiosa, ha incontrato un laico eccezionale come bontà e spirito evangelico (il direttore dell' orfanotrofio in cui è vissuto) e diversi sacerdoti che l'hanno formato in una fede adulta e matura. Leopoldo diventa sacerdote nel 1969, nell'onda squassante del mitico "Sessantotto", eppure, cordiale e attivo nell'apostolato fra i giovani, continua nella sua via di preghiera, adorazione, mortificazione e ricerca della volontà di Dio senza entrare in crisi di fede come accadde a non pochi a quel tempo.

Un bel personaggio che ha lasciato un profondo segno dov'è vissuto, a Lodi come in Guinea-Bissau, tra i sacerdoti lodigiani e i confratelli del Pime, nel popolo guineano e in quella giovane Chiesa. Scrivendo questa biografia, ho spesso pensato e pregato: Signore, allora i "santi" ci sono davvero anche oggi, anche nel nostro tempo! Sempre e ovunque tu trovi persone disponibili che seguono la tua chiamata, susciti preti, religiosi e laici secondo il tuo cuore, che lasciano un'impronta profonda di amore, di sacrificio, di lavoro per il Regno; che cambiano il panorama del nostro mondo spesso così orrendo.

Ma allora, Signore, il cristianesimo italiano non è del tutto negativo come spesso immaginiamo e lamentiamo, formato da egoisti e aridi di cuore, da superbi e ladri... Basta un Leopoldo qualunque (unico e irripetibile, ma sono convinto che come lui ce ne sono tantissimi altri!), un ragazzotto di basse origini con mamma e papà lavandai... Proprio lui oggi risplende di luce purissima. Chi legge questa biografia non può fare a meno di dire: Signore, ti ringrazio perché questo è un uomo del nostro tempo! Scrivendo questo libro, parecchie volte mi sono commosso. È inevitabile, perché tocchi con mano quanto può fare la potenza di Dio in uomini piccoli e deboli come siamo tutti noi.

Ecco Leopoldo, un giovane bravo più degli altri a giocare al pallone, che suona la tromba e canta bene, un tipo simpatico e intelligente. Chissà perché e come, matura in lui un profondo amore a Cristo e alla Madonna; lui si distingue dagli altri coetanei, oltre che per qualità umane e successi personali, proprio perché è diverso dagli altri: riflette la luce di Cristo, come la città posta sul monte, come la lampada accesa sul candelabro di cui Gesù parlava rivolgendosi a tutti noi battezzati:

Voi siete la luce del mondo. Una città non può restare nascosta se è situata su un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, affinché risplenda per tutti quelli che sono in casa. Allo stesso modo risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,14-16).

Ma allora, Signore, anche noi possiamo, col tuo aiuto, essere come Leopoldo! Diversi da lui (i santi sono tutti diversi l'uno dall'altro!), ma con lo stesso desiderio di unione con Dio, di santità. Questo il ritornello che Giovanni Paolo II (per ricordare un solo papa) ripeteva spesso: siamo tutti chiamati alla santità! Al capitolo V della Lumen gentium, intitolato "Vocazione universale alla santità nella Chiesa", si legge:

Nella Chiesa tutti sono chiamati alla santità, sia coloro che appartengono alla gerarchia, come coloro che dalla gerarchia sono diretti, secondo il detto degli Apostoli: "Questa la volontà di Dio, la vostra santificazione" (1 Ts 4,3; Ef 1,4) (n. 39). È dunque evidente che tutti i fedeli cristiani, di qualsiasi stato o ordine, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: santità che promuove un tenore di vita più umano anche nella stessa società terrena (n. 40).

Naturalmente il problema è prendere sul serio il nostro Battesimo, che ci deve e ci può dare una marcia in più nella vita, come la dava a Leopoldo. TI padre Marco Pifferi, nel 1997 rettore del seminario diocesano di Bissau e oggi superiore regionale del Pime in Guinea, mandandomi la fotocopia del Diario spirituale di Leopoldo ha scritto (1):

Ti mando il diario di padre Leopoldo, che lui era solito chiamare "la storia dell'amore di Dio per me". Sono pagine di una semplicità disarmante, ma che rivelano una statura spirituale da gigante. Molte volte noi andiamo alla ricerca di grandi modelli da presentare e non ci accorgiamo delle persone che abbiamo al nostro fianco.

Mi sono chiesto più volte: perché Leopoldo era così amato, così cercato in vita? E perché è così ricordato in GuineaBissau, dove sono passate decine e decine di preti e suore, di missionari e volontari? Cosa aveva di così eccezionale? Non ha realizzato grandi opere come altri, non aveva preparazione culturale o teologica, non ha fatto nulla di straordinario, anzi era sempre malaticcio, menomato da una epatite che gli toglieva le forze. E perché è così ricordato e amato, dieci anni dopo la sua morte, a Lodi, a San Donato Milanese, a Sotto il Monte e a Monza, nel Pime, ovunque è rimasto per qualche tempo in Italia? La risposta è evidente: ci provoca.

Leopoldo, lo dicono tutti, pregava molto. Non si tratta solo di quantità di preghiera, ma di un cammino interiore di conversione all' amore e all'esempio di Cristo che il buon Dio ci invita a fare, che non ci mette al riparo da errori e peccati. Quel che contava, per Leopoldo, era la volontà sincera, e continuamente rinnovata, di seguire Gesù e di assomigliare sempre più a lui.

Signore, tu vuoi mostrarci che anche noi, uomini e donne comuni, piccoli e poveri, possiamo aspirare a diventare come lui, con la tua grazia naturalmente.

Leopoldo era un prete. Pensate se molti di noi preti fossimo come lui! TI beato padre Paolo Manna, quando ha fondato l'Unione missionaria del clero nel 1917, per trasmettere ai preti lo spirito missionario scriveva: "TI mondo l'hanno convertito i sacerdoti, che per questo furono creati" (2).

PIERO GHEDDO

NOTE

[1] In data 12 febbraio 1997 da Bissau.
[2] GHEDDO P., Paolo Manna (1872-1952), fondatore dell'Unione missionaria del clero, EMI, Bologna 2001, pago 80.