PICCOLI GRANDI LIBRI  DALMAZIO MONGILLO
PER LO SPIRITO
IN CRISTO
AL PADRE

Meditazione sulla comunione con le Persone divine

EDIZIONI QIQAJON - 2003 - COMUNITÀ DI BOSE

TRINITÀ AMORE

LA COMUNIONE CON LE PERSONE DIVINE: VOCAZIONE DEL CRISTIANO NEL POPOLO IN CAMMINO VERSO IL REGNO DOCILI E OBBEDIENTI ALLO SPIRITO AMICI DI GESÙ TESTIMONI DELLA MISERICORDIA
DEL PADRE
1. Figli nel Figlio 1. Unica è l'esistenza terrena. 1. Cristo effonde lo Spirito 1. Non vi chiamo servi ma amici (Gv 15,15) 1. Immagini della gloria del Padre
2. Le vergini sagge (Mt 25,1-13), specchio di esistenza fedele Il tempo della crescita in Cristo La Pentecoste Gesù invita a volersi suoi amici La gioia di scoprirsi figli e figlie
3. La santità è vocazione e possibilità universale 2. "Invaghimento" dell'invisibile Nella chiesa lo Spirito prepara la Parusia Gli appuntamenti di Gesù amico Nella volontà del Padre è pace
Amarsi e amare nell'amore del Padre La docilità allo Spirito L'amicizia di Gesù stile e norma di vita La trepidazione di chi ama
Il riconoscimento di Dio fine ultimo 2. "Vieni, santo Spirito" 2. In Gesù, via alla verità e alla vita 2. Il Padre educa all'affidamento e alla responsabilità
Rendere ragione della speranza (1Pt 3,15) Le due mani del Padre Gesù remissione dei peccati e via al Padre La pace di sorgente
3. La dimensione escatologica della fede L'azione invisibile dello Spirito Gesù partecipa la conoscenza della verità del Padre Onnipotenza e "impotenza" del Padre
L'attesa della Parusia Lo Spirito rende capaci di amare Gesù vivifica nella sua eucaristia Il Padre conforma nella sua misericordia
Amare nella compassione di Gesù 3. Lo Spirito, la sequela di Gesù e la crescita della chiesa 3. Gesù dona alla chiesa Maria per madre 3. Il Padre è fedele al suo amore
La santità
In ascolto di Gesù
I doni per la crescita della chiesa
LE PRIMIZIE DELLA BEATITUDINE
O TRINITÀ BEATA

LA COMUNIONE CON LE PERSONE DIVINE:
VOCAZIONE DEL CRISTIANO

1. Figli nel Figlio

Il popolo di Dio, iniziato nel battesimo alla comunione trinitaria, avanza proteso alla giustizia e alla pace del Regno. In questo cammino Gesù Cristo è la Via (Gv 14,6). Nessuno va al Padre se non per mezzo di lui che, uscito dal Padre (Gv 16,28), ne fa conoscere il nome (Gv 7,16; 8,26; 15,15; 17,8.14), ne testimonia l'amore, ne dona la vita (Gv 5,26; 6,40.57).

L'esperienza del Padre non può prescindere dall'umanità di Cristo, non può svilupparsi che in docilità allo Spirito, nel popolo che egli vivifica. Lo attestano i grandi santi: san Bernardo, san Francesco d'Assisi, san Tommaso d'Aquino, santa Caterina da Siena, santa Teresa d'Avila, e tanti innamorati di Cristo del nostro tempo, da Charles de Foucauld a Teresa di Lisieux, a Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein).

"Abba, Padre!" è l'invocazione che affiora sulle labbra del fedele che, per il dono dello Spirito (cf. Gal 4,4-7), consente alla propria condizione di figlio (cf. 1Gv 3,l) e si coltiva nella sete della salvezza e della pace universale.

La Parola di Dio professa che tutto viene dal Padre in Cristo per lo Spirito e tutto converge al Padre per lo Spirito in Cristo nel popolo credente.

Questo mistero è rivelato per essere annunziato, testimoniato, nell' esperienza delle relazioni che sono un riflesso di quelle delle Persone divine(1).

Il Padre raduna il popolo che nei secoli coltiva l'obbedienza della fede, l'affidamento libero e sincero a lui, il consenso alle epifanie della sua gloria. In questo rapporto che è norma di vita ogni persona diventa se stessa.

Gesù Verità parla alla persona capace di decidere di sé, di orientare il proprio esistere, chiama a crescere e coltivarsi in docilità allo Spirito. L'intelligenza della sua Parola e la possibilità di crescere in essa sono dono di cui sperimenta i frutti chi ne asseconda le esigenze.

Coltivarsi disponibili alla partecipazione al mistero trinitario in Cristo è corrispondere alla propria missione di battezzati e confidare sul potere che ha la Parola di Dio di farsi strada nei cuori fedeli e di essere in essi sorgente di gioia e di pace.

Le stagioni non le fa il contadino: vengono, ed egli le aiuta; così la storia, che la grazia dello Spirito porta alla piena manifestazione del Cristo (cf. Rm 8,20; Ap 21,1). In lui e in vista di lui (cf. Gv 1,3; Col 1,15) tutte le cose sono state fatte e in lui il Padre tutti attira alla comunione con sé.

In Gesù non si acquista una conoscenza dottrinale su Dio e l'umanità. Egli, nella sua vita e nella sua parola, proietta luce sulla relazione filiale nella quale il Padre ha alleato tutta l'umanità, vivifica i dinamismi attraverso i quali la persona cresce nella docilità alle iniziative dello Spirito che porta alla pienezza della verità, all' esperienza della Pasqua.

Accogliere e ratificare con l'intelligenza gli enunciati della fede è lasciarsi infinitamente incontrare, è condividere la comunione, vivere nella verità, camminare nella luce, diventare sale che dà sapore all'esistenza, alle scelte, ai gesti, alle parole che testimoniano la presenza amorosa di Cristo (2). La fede viva disincanta le mentalità di calcolo e di comodo che legittimano le resistenze che si nutrono della forza che la persona stessa attribuisce loro.

Obbedire allo Spirito è sottrarsi alla dissipazione, alla vacuità, all'indifferenza, ai desideri effimeri; è appartenere a Dio, è volersi persone amiche che rendono giusta e retta la solidarietà nell'amor civitatis.

Questo cammino è personale ma non è impresa solitaria. Si sviluppa nella comunità credente, è autenticato dal magistero dei pastori, incide nel superamento delle tendenze che lo arrestano. Particolarmente insidiose sia quella che induce a ritenere che nella via di Dio tutto dipenda dalla ricerca e dalla sollecitudine della persona, sola arbitra della sua fedeltà al Signore, sia quella che, sul piano opposto, tutto si attende da Dio, ritenendo la persona incapace di pensare e operare alcunché di buono.

Per il vangelo della vite e dei tralci (cf. Gv 15,1 ss.) la verità è altra. I frutti sono della vite ma essa li produce nei tralci, i quali diventano improduttivi se staccati da essa. La persona battezzata che vive in grazia non è mai separata dallo Spirito del Cristo che la abita. Le operazioni che compie sono sue in Cristo e di Cristo in lei.

Consentire a Cristo nella chiesa e con la chiesa è dimorare e crescere nella coscienza che essa ha delle esigenze del Regno che viene e delle vie per le quali lo Spirito ne prepara l' avvento (3). La coscienza personale del battezzato è eminentemente ecclesiale e si attua tale non per automatismi inconsci ma nella corrispondenza vigile al dono battesimale.

Questa fedeltà si purifica e diventa concreta nell' ascolto docile della Parola trasmessa nella comunità, attraverso la comunità che vive le vicende della sua peregrinazione, che celebra i sacramenti, che persevera nell'implorare il perdono e che partecipa alla crescita della famiglia umana.

La rivelazione è donata per la partecipazione alla Vita che si è manifestata perché la gioia dell'umanità sia perfetta (cf. 1Gv 1,1-4), diventi sapienza, conoscenza da gustare e da amare. Il risveglio alla bellezza della Verità cresce nutrito di Parola celebrata, vissuta, contemplata.

Il Padre in Cristo e nello Spirito cerca l'umanità, ma non vuole che i suoi talenti siano sotterrati, nutrano pigrizia e diventino oggetto di discussioni che legittimano il sottrarsi alle responsabilità nei confronti di sé e di tutti. Più l'unione con le Persone divine è vera, più l'agire è retto e giusto. La via alla comunione con ciascuna di esse è tracciata dalla grazia che ciascuna effonde secondo la sfumatura d'amore che la distingue. Chi disattende e mette in dubbio le proprie potenzialità di relazione nelle quali è se stesso, finisce con l'ignorare e tradire la verità della propria condizione.

La grazia infusa nel battesimo, nutrita nell'eucaristia, rigenerata nel perdono, autenticata nella comunità cristiana, sfocia nella rettificazione dei sentimenti e nella presenza operosa nella storia. Man mano che essa è liberata dall'inimicizia e dalla miseria, diventa dimora di persone che si fanno carico delle miserie umane e, potenziate dalle energie di comunione, perseverano fino alla fine, nella via della pace.

Nell'esperienza della festa che accoglie la pecora smarrita (cf. Mt 18,12 ss.) si rigenera la volontà di missione che invita a celebrare l'amore delle Persone divine nella comunione dei santi e delle sante condivisa e coltivata quale speranza che fa primavera nei cuori.

2. Le vergini sagge (Mt 25,1-13), specchio di esistenza fedele

La nuova creatura nata da Dio nel battesimo e viva nella carità affretta la venuta dello Sposo.

Il bene umano non è desiderio proiettato all'infinito, è desiderio nato nella rigenerazione in Cristo (cf. 1Pt 1,5), cresce nella comunione amica, reciproca, e culmina nel dono del Padre che svela il suo volto.

L'attesa non si vive nel tempo cronologico, bensì in quello diventato pieno in Cristo, in esso accoglienza e cammino sono momenti della relazione protesa all'incontro pieno.

Il vissuto dell'attesa è rivelatore del grado, dell'intensità dell' amore effuso dallo Spirito. Incide sul dinamismo quotidiano, alimenta la lampada dell' amore e ne lievita i momenti in reciprocità di comunione.

Dove questa riserva di amore manca, il tempo passa, si dissolve, non si carica di significato fremente e vivo, non è sostanza di vita vissuta. È tempo misurato dall' orologio, non dalla speranza e dall'implorazione.

La portata di questo evento è di grande rilievo. È rivelatore del legame che la persona che attende innesta in quello che il Veniente ha con lei.

La lampada è comune a tutte le vergini, l'olio che le une rifondono è dono che esse hanno accolto da Colui che lo accresce nella riserva di cui le lampade sono corredate. Ogni vergine deve amorosamente alimentare il rapporto con colui che viene, prima che l'olio dell' amore venga meno. Per questo esso non può essere trasferito dall'una all' altra, può essere solo ricevuto da chi può dado a tutti.

L'olio del rapporto d'amore non può essere acquistato e vissuto per interposta persona. Lo dona lo Sposo che ne è la riserva e che lo travasa in vasetti piccoli. La cosa importante non è averne molto, ma vigilare perché non venga meno e la lampada resti accesa fino all' arrivo.

Il Signore cerca i fedeli nella ricerca che essi fanno di lui. Io in voi e voi in me è il proprio dell'unione di carità che fluisce dallo Spirito che la effonde nella comunità, attraverso la comunità, per la comunità che egli vivifica.

Il fatto che solo le persone dalle lampade provviste di olio abbiano potuto rispondere all'invito e siano state ammesse alle nozze, fa presagire la portata di questa unione. L'attesa della speranza che ama è tempo, ma impastato di attesa vigile, di desiderio di incontrare colui che viene, di implorazione di ammissione alle nozze.

L'esistenza umana è attesa, accoglienza e incontro, e la persona è amministratrice di questo insieme, deve saperlo orientare e gestire perché cresca e si qualifichi in intensità fino al ritorno del Signore, dello Sposo. Egli è il Veniente e non tollera preparazioni improvvisate. L'incontro è dono e premio, è sorpresa e appagamento.

Riletta nella prospettiva del fine ultimo, la parabola ne illumina aspetti di grande rilievo.

Il Bene sommo amato e desiderato è distinto dalla persona ma abita in essa, l'attrae nella sua orbita, vivifica in lei l'attesa che si esprime nella disponibilità al dono di sé.

Lo Sposo ama per primo, accoglie nella comunione con sé la persona che consente a orientare i propri dinamismi verso l'attesa dell'unione suprema, piena, di Dio in noi, di noi in Dio.

La vigilanza e la saggezza della persona abitata dalla speranza dell'unione piena è frutto della fede nella promessa. L'attesa non è causa dell'incontro, ma questo non si realizza senza essa. Lo Sposo viene nel compimento della venuta iniziale, diventata orizzonte delle aspirazioni e delle opere. Finisce l'attesa, non l'amore che la genera.

Il vissuto delle vergini stolte si snodava nel tempo, ma non era alimentata dall'amore. L'olio del rapporto non è l'olio del mercato: è frutto dell'amore che si fa dono, non di compravendita, di interesse, di ricerca di guadagno. Chi attende e chi viene sono persone che non fanno calcoli, si cercano, si donano. L'olio resta in riserva nella lampada di chi si vuole per l'unione di carità unito con il Veniente per tutto il tempo, fino alla manifestazione piena.

Questa volontà di incontro si innesta nell' amore primo di colui che viene. È la continuità e la differenza tra lo stato della speranza, della via, e il compimento di essa, la beata eternità.

Il Bene supremo attira a sé la persona, e solo quella che persevera fino alla fine nella fedeltà d'amore accoglie lo Sposo, che nel suo arrivo pone termine all'attesa e dà inizio alla durata senza fine. Attende in verità l'arrivo dello Sposo solo il cuore amante, che per la durata della sua vita vive con la lampada alimentata dalla sorgente, che è olio custodito in riserva.

Il passaggio dall'unione di carità a quella di visione è dono di libertà che opera nel fascino per Colui che accoglie, che immette nella dimora.

3. La santità è vocazione e possibilità universale

Lo Spirito, l'infinito desiderio del Padre in noi, acuisce, nutre il desiderio di essere santi come il Padre è santo, perfetti come egli lo è. Per la sua presenza in noi la speranza della vittoria sulla morte e della comunione interumana in Dio non è una proposta destinata ad alimentare illusioni che saranno inesorabilmente deluse. La volontà di assecondarla è volontà di docilità a lui, di obbedirgli, di lasciarsi condurre da lui nella via delle beatitudini, è cominciare a sperimentarne la pace. Egli alimenta nella chiesa la convinzione che è madre di santità che cresce nella e per la santità che irradia.

Lo Spirito fa propri i balbettii dei fedeli che, quando vivono in carità, crescono nel desiderio della comunione piena, sorretti e potenziati dalla comunione dei santi e delle sante di cui sono membri.

"Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra: dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa" (Mc 4,26-27). Questa certezza non legittima passività e indolenza, ma attesta che l'albero porta il tralcio, il terreno nutre l'albero, ed entrambi partecipano la fecondità dall'autore della vita.

La fedeltà alla grazia battesimale alimenta nel cuore il desiderio della "vita eterna", rende sincera e operosa la richiesta sulle condizioni "per accoglierla" (cf. Mt 19,16) e rende partecipi dell'implorazione dello Spirito e della sposa: "Vieni, Signore Gesù" (Ap 22,17.20).

La forza di questa implorazione si rivela nelle situazioni in cui più radicale è l'esperienza della miseria umana e dell'incapacità di appagare la sete di pace e di felicità dei popoli e delle persone oppresse. Cristo viene a incontrare, cerca per primo le persone che hanno sete di giustizia e di pace nella sua sete e implorano che venga il Regno nel quale la volontà del Padre che ci desidera è santificata.

Create in Cristo e in vista di Cristo, le persone sono chiamate a perseverare nel percorso indicato da lui: "sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e torno al Padre" (Gv 16,28).

L'itinerario della corrispondenza all'amore trinitario va dal Padre al Padre, e si carica di particolare urgenza quando l'orizzonte escatologico rischia di restare offuscato e le persone fanno fatica a pensare che la storia sia condotta dalla Provvidenza, sia riconciliata in Cristo e incamminata in lui verso la pienezza che sarà donata quando egli consegnerà il Regno al Padre (cf. 1Cor 15,24). .

Lo Spirito vivifica il desiderio di vedere il Signore, di essere in lui, acuisce e pacifica la conoscenza del Padre e la sofferenza di non poterlo ancora vedere, alimenta l'inventiva perché nessuna persona ometta di camminare nell'umanità del Figlio amato che porta alla visione del Padre.

I Salmi danno voce a questa nostalgia: "Quando vedrò il volto di Dio? Come la cerva anela alla sorgente d'acqua, l'anima anela a te, o Dio. L'anima mia desidera il Signore" (Sal 42,2-3; 63,2; 84,3...).

Purtroppo, nell'accezione comune il desiderio spesso è inteso come sinonimo di emozione non controllata, avida, bramosa di cose e piaceri, che si porta e porta dove non vogliamo, verso l'odio, il rancore, la diffidenza, la gelosia, la bramosia (cf. Rm 7,14 ss.).

Parliamo dei desideri cattivi e non ci accorgiamo che, quando ciò si verifica, è il desiderio che è "cattivo" (captivus, "prigioniero"). Diventato schiavo delle cose, domina coloro che non riescono a liberarsi dalla loro schiavitù per temprare e fortificare l'esperienza del desiderare, nell'intelligenza e nell'affettività operosa, Dio e quello che egli desidera. Il desiderio liberato anela a dimorare nel desiderio del Padre, ha il coraggio di aggredire gli ostacoli che impediscono di volersi re e regine delle paure e sofferenze il cui timore paralizza inventiva e perseveranza.

Dio infinito vuole essere amato e servito in modo infinito (santa Caterina da Siena).

È possibile servirlo come egli chiede e merita, perché ha "costruito", donato l'umanità a se stessa per diventare soggetto di desiderio in lui, per implorare dal Padre lo Spirito (cf. Lc 11,13) che fa volere che tutte le persone siano benedette in lui. Nel cuore orante lo Spirito quale acqua viva "zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14) e rinvia alla sorgente, al Cristo, per chiedergli che ce ne faccia dono in abbondanza.

Nella vita cristiana ci sono delle fonti alle quali Cristo disseta. Quando il "desiderio" diventa esperienza, la vita acquista senso e comincia ad essere vista con occhi nuovi. Si vive in orizzonti nei quali si odono parole nuove, si gustano cose diverse, si sogna nel sogno di Dio, si diventa nuova creatura. Le cose vecchie passano, le nuove stanno davanti (cf. 2Cor 5,17), cresce la fame per la giustizia, diventa viva l'inventiva, perché ogni persona riconosca il Signore e le persone possano volersi adottate in Cristo (cf. Gal 4,4-5).

La tensione della fede alla visione e di questa alla piena manifestazione del Regno cresce nella sintonia di intelligenza, affetto e opere che si qualifica nella liberazione dal peccato e nel sacramento del corpo e del sangue, il quale nutre il sitio che porta a farsi carico della difficoltà che persone, popoli e religioni hanno nei confronti del disegno di salvezza del Padre. Qui si sperimenta quell'amore incondizionato, vulnerabile, di Dio che sa attendere, sa valorizzare ogni movimento di ricerca della verità, ogni spiraglio di amore, ogni nostalgia di crescere nella consapevolezza dell'amore del Padre fino all"'Abba" dello Spirito che geme in ogni cuore umano.