PICCOLI GRANDI LIBRI  DALMAZIO MONGILLO
PER LO SPIRITO
IN CRISTO
AL PADRE

Meditazione sulla comunione con le Persone divine

EDIZIONI QIQAJON - 2003 - COMUNITÀ DI BOSE

TRINITÀ AMORE

LA COMUNIONE CON LE PERSONE DIVINE: VOCAZIONE DEL CRISTIANO NEL POPOLO IN CAMMINO VERSO IL REGNO DOCILI E OBBEDIENTI ALLO SPIRITO AMICI DI GESÙ TESTIMONI DELLA MISERICORDIA
DEL PADRE
1. Figli nel Figlio 1. Unica è l'esistenza terrena. 1. Cristo effonde lo Spirito 1. Non vi chiamo servi ma amici (Gv 15,15) 1. Immagini della gloria del Padre
2. Le vergini sagge (Mt 25,1-13), specchio di esistenza fedele Il tempo della crescita in Cristo La Pentecoste Gesù invita a volersi suoi amici La gioia di scoprirsi figli e figlie
3. La santità è vocazione e possibilità universale 2. "Invaghimento" dell'invisibile Nella chiesa lo Spirito prepara la Parusia Gli appuntamenti di Gesù amico Nella volontà del Padre è pace
Amarsi e amare nell'amore del Padre La docilità allo Spirito L'amicizia di Gesù stile e norma di vita La trepidazione di chi ama
Il riconoscimento di Dio fine ultimo 2. "Vieni, santo Spirito" 2. In Gesù, via alla verità e alla vita 2. Il Padre educa all'affidamento e alla responsabilità
Rendere ragione della speranza (1Pt 3,15) Le due mani del Padre Gesù remissione dei peccati e via al Padre La pace di sorgente
3. La dimensione escatologica della fede L'azione invisibile dello Spirito Gesù partecipa la conoscenza della verità del Padre Onnipotenza e "impotenza" del Padre
L'attesa della Parusia Lo Spirito rende capaci di amare Gesù vivifica nella sua eucaristia Il Padre conforma nella sua misericordia
Amare nella compassione di Gesù 3. Lo Spirito, la sequela di Gesù e la crescita della chiesa 3. Gesù dona alla chiesa Maria per madre 3. Il Padre è fedele al suo amore
La santità
In ascolto di Gesù
I doni per la crescita della chiesa
LE PRIMIZIE DELLA BEATITUDINE
O TRINITÀ BEATA

DOCILI E OBBEDIENTI ALLO SPIRITO

1. Cristo effonde lo Spirito

La Pentecoste

Nel cinquantesimo giorno dalla Pasqua ebraica, il popolo è di nuovo adunato per la memoria della promulgazione e della rinnovazione dell' alleanza (cf. Es 19,1 ss.).

In questo contesto un evento nuovo si realizza: il Padre in Cristo glorificato manda lo Spirito che aveva parlato attraverso i profeti (cf. 2Pt 1,21) e dà inizio all'attuazione definitiva del suo disegno sulla storia in e attraverso l'umanità.

I modi e gli effetti di questa nuova manifestazione dello Spirito tracciano la via che egli abilita a percorrere fino al ritorno del Signore.

Lo Spirito discende nel luogo ove è radunato il gruppo degli apostoli di Gesù con Maria (cf. At 1,13-14). Si rivela attraverso il vento impetuoso che riempie tutta la casa, è udito dal popolo, lo raduna. Lingue di fuoco si posano su ciascuna persona e abilitano a parlare in altre lingue. Vento e fuoco sono realtà che la persona non opera e da cui è coinvolta prima ancora che dissenta o consenta, ma essa solo nel consenso è abilitata ad annunziare in altre lingue le grandi opere di Dio (cf. At 2,1-11).

Quest'insieme di fatti impressiona, suscita ammirazione e stupore frammisti a diffidenza e sbigottimento, provoca la spiegazione dell' accaduto, mette in discussione, e culmina nell' aggregazione alla comunità degli apostoli e nella trasformazione del ritmo quotidiano di vita.

La domanda rivolta a Pietro: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?" (At 2,37) impegna le persone, risvegliate alla responsabilità di prendere in mano la propria storia, a orientarsi verso un "fare" che è investimento di libertà di altro ordine che quello diretto alla modificazione delle cose.

La situazione è analoga a quella che emerge dalla risposta di Gesù alla domanda del giovane ricco: "Maestro, che debbo fare?" (Mt 19,16). Anche lì il fare che viene proposto non è dell' ordine delle cose da compiere: è la sequela di Gesù. Qui è la docilità allo Spirito. In ambo i casi si chiede di radicare il vissuto mentale nel lasciare che il Padre sia Padre nella nostra vita, ci orienti e ci accolga nei suoi inviati: Gesù e lo Spirito.

Si chiede di accordare il fare al farsi, al farsi accogliere dalle Persone divine, lasciare che dimorino in noi e orientino i nostri affetti e pensieri e opere nella Via al Padre. Le persone dal "cuore trafitto" (At 2,37) dagli eventi percepiti e spiegati, sono invitate a cambiare mente, a lasciarsi coinvolgere, per amare e progettare e realizzare in alleanza. Non è meno se stesso ed è più solidale, chi consente di essere creativo nel progetto in cui è immerso e di cui accoglie la gestione.

Solo in contesto di mente convertita si vede che la "cosa" che lo Spirito di Pentecoste abilita a fare è scoprirsi immersi nella relazione amica in cui le Persone divine alleano la storia. E lasciarsi accogliere da Cristo, farsi battezzare, essere in lui che è l'anti-peccato, diventare dimora divina.

Gli eventi che provocano il risveglio al volersi orientati dall' alto portano a riconoscersi amati da Colui che ama per primo, a farsi accogliere da Cristo il battezzatore, colui che dona lo Spirito, che è la remissione dei peccati.

Legge nuova è Cristo Testamento nuovo, è lo Spirito santo fonte della grazia che è partecipazione dell' amicizia trinitaria vissuta e sperimentata nella mediazione della comunità degli apostoli. In essa la conversione del cuore e della mente si irradia nel ritmo quotidiano dell'esistenza, nell' osservanza dei cardini della comunione: insegnamento, frazione del pane, gioia, letizia, semplicità del cuore, condivisione dei beni, lode ,di Dio, esemplarità di condotta (At 2,42-48). E la via della Pentecoste. In essa la comunità dei fedeli avanza e in essa accoglie coloro che lo Spirito attira e trasforma per la preparazione della piena manifestazione della gloria, il regno di Dio che è, viene e verrà.

Nella chiesa lo Spirito prepara la Parusia

Il popolo di Dio che avanza nella via delle beatitudini è costituito di pietre vive (cf. 1Pt 2,5) che, vivificate dalla grazia, si lasciano adunare da persone scelte tra loro e costituite per autenticare il cammino comune, per esortare a invocare il Padre e lasciarsi plasmare per diventare corpo di Cristo che testimonia nel mondo le meraviglie della misericordia che salva.

Dio che per formare il suo popolo aveva dato attraverso Mosè la legge, nella pienezza del tempo attraverso il nuovo Mosè dà la legge nuova ed eterna, lo Spirito santo che vivifica e santifica, che è Signore, dà vita, rende docili al suo influsso che si esercita attraverso il cuore di ciascuna persona.

Lo Spirito opera in tutti, trasforma gli apostoli e ne fa messaggeri; agisce nel cuore dei fedeli, li dispone ad ascoltare, a consentire, a volersi aggregati alla comunità degli apostoli, ad accordare responsabilità personale e appartenenza al popolo, in modo che l'una non contraddica l'altra e insieme formino il volto delle persone che sono testimoni di speranza.

Quest'armonia, sempre da inventare e sempre da realizzare, è la forza e la luce che guida il popolo di Dio che è di fedeli, non di anarchici né di succubi, è di persone che attraverso il soffrire imparano l'obbedienza (cf. Eb 5,8), la docilità, che è la prerogativa dei figli e delle figlie del Padre.

Per quanto sembri paradossale, obbedienza e creatività solo quando crescono accordate sono autentiche. La creatività è vera quando si sviluppa secondo il dinamismo dell' essere, della verità, della bontà della realtà creata per essere se stessa nel consenso al disegno della divina sapienza. Non l'obbedienza contrasta la creatività, ma la menzogna idolatra, arbitraria, dispersiva.

Il Figlio del Padre è persona che nell' amore dello Spirito obbedisce al Padre che si compiace delle iniziative che assume e tutto ha messo nelle sue mani. Il Padre ha fatto tutte le cose nel Verbo e nello Spirito e riconduce a sé tutta la creazione in Cristo mediante lo Spirito, che impasta l'umanità di docilità alla Sapienza eterna che tutto compie in ordine e misura, attraverso l'iniziativa centripeta di ciascuna persona.

Lo Spirito che all'inizio della creazione "si librava sulle acque" (Gen 1,2), che nei secoli ha formato i profeti nel preparare l'umanità ad accogliere il Cristo, nella pienezza del tempo vivifica Maria e la rende madre di Gesù e madre nostra.

Gesù a sua volta obbedisce al Padre che tutto ha messo nelle sue mani, rivela, promette e dona lo Spirito. I capitoli 13-17 del Vangelo di Giovanni costituiscono come una grande finestra sul mistero di Dio trino e sul cammino del popolo di Dio verso la Parusia e formano un unum di inesauribile bellezza e ricchezza.

"Gesù, prima della festa di Pasqua... prima di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li ama sino alla fine" (Gv 13,1-2) e invita a proiettare lo sguardo sul cammino che porta alla Pasqua della creazione tutta nuova, a Dio tutto in tutti, in docilità allo Spirito che invierà.

I testi che ne rivelano la missione (cf. Gv 7,37-39; 14,15-18.25-27; 15,26-27; 16,7-15) l'annunziano al futuro, il tempo della continuità e della novità, della durata e dell'intensità, dell'identità e della crescita. Da secoli essi nutrono la meditazione dei pellegrini del mistero che, più ne sperimentano la consolazione nella coscienza della chiesa, più vincono le resistenze che trattengono dall'impastare la storia del mondo in quella del Regno e dal perseverare nel cammino. Essi imparano ad avanzare tra difficoltà e contrasti che non sfociano in divisioni e che il pentimento e il perdono sottraggono alla distruttività.

Coloro che non si conformano alla mentalità del secolo (Rm 12,2), perpetuano il grazie di Gesù al Padre: "Ti rendo grazie, Padre, perché queste cose non le hai dette ai sapienti, ma le hai rivelate ai più piccoli" (Mt 11,25). Il Padre continua a fare così e dona lo Spirito nel desiderio che lo implora e che si libera per portarne i frutti (cf. Gal5,22 ss.).

La sera di Pasqua lo stesso Gesù appare ai discepoli, dona e chiede di ricevere lo Spirito: "Ricevete lo Spirito santo" (Gv 20,22). Lo manda, guida amorosa, per indicare la via e suscitare 1'amore per la dimora nella casa del Padre. Lo manda, Amore amante, perché i fedeli possano amare il Padre con l'amore con cui egli li ama; perché possano aderire a lui con l'intensità che il Padre vuole.

Il riconoscimento delle opere che lo Spirito di Dio compie nella storia, provoca l'azione di grazie, alimenta il pentimento per le infedeltà all' amore, orienta la speranza nella partecipazione alla vita del Padre donata nel Verbo fatto carne (cf. Gv 16,15).

La docilità allo Spirito

Donato per essere ricevuto, conosciuto, amato, lo Spirito umilmente e fedelmente rimane e dimora nel popolo di Dio (cf. Gv 14,16-17), pazientemente insegna e ricorda tutto quello che Gesù ha detto (Gv 14,26), non parla da sé, dice tutto ciò che ha udito e che riceve da lui (Gv 16,13). Dolcissimo consola, fa compagnia, rende intelligenti nella Verità del Padre, vince, nelle persone e attraverso loro, la resistenza a crescere uniti nella fede, nella celebrazione, nelle opere, nella preghiera, ama rendendo amanti.

Lo Spirito viene con amore e opera nel desiderio che plasma il corpo di Cristo, che egli fa crescere nell'intelligenza sempre nuova della Verità. Egli è venuto, viene, verrà, è il veniente nei cuori semplici che ne gustano la mozione e si lasciano guidare da lui nell' amore di Gesù, la sapienza del Padre.

Egli è la remissione dei peccati e la sorgente del desiderio di dimorare nella visione della gloria trinitaria nella comunione con i santi e le sante, che è il corpo di Cristo. Perseverare nell'implorazione dello Spirito è entrare, nella cura che le persone divine hanno di noi. E obbedire a Gesù e in lui al Padre che desidera donarlo (cf. Lc I I, I 3) perché vuole la gloria del Cristo nel suo corpo mistico, in ciascuno dei suoi membri uniti in carità.

Frutto della presenza dello Spirito è la luce che proietta sulla comunione tra le Persone divine e quelle umane, la speranza di essere per sempre in esse e di preparare l'incontro finale nel gridare della chiesa: "Vieni, Signore Gesù" (Ap 22,17.20) (1). Egli stesso, con rispetto umile e amoroso, si invita, si prepara l'accoglienza nella dimensione più intima della persona, quella in cui è creata "capace di Dio". In essa potenzia la docilità alle esigenze della "legge suprema": la salvezza delle anime (2) .

Questo mistero svelato nel tempo pieno costituisce il parametro insostituibile di verifica dell'autenticità del cammino del popolo credente.

Le parole di Gesù iscritte in modo sempre nuovo, in ogni generazione, in ogni epoca, vivificano il popolo di Dio, lo rendono esperto in umanità, in grado di conoscere il cuore umano e metterlo in guardia contro gli atteggiamenti di idolatria che offuscano la mente, intorpidiscono il potere di decidere, depistano l'operare.

Frutto fecondo del riconoscimento coerente, attento, profondo, alla presenza dello Spirito e dei doni che effonde è la vitalità, la crescita, la diffusione della comunità credente, missionaria di pace nel mondo.

L'energia che scaturisce dallo Spirito opera non per costrizione ma attraverso la convinzione. Si accompagna al fascino che emana dalla bellezza delle iniziative che vivifica, dall' armonia della dottrina che illumina, dalla generosità delle opere dei fedeli, chiamati a raccolta dalla Parola, invitati a fare di sé dono al Padre che li ama. Il credente è nel popolo di Dio come pesce nel mare, nel quale nasce, cresce e si moltiplica.

Attraverso lo Spirito, Cristo forma la chiesa, la rende bella, gloriosa, senza macchia (cf. Ef 5,23), sposa fedele e madre amorosa di tutte le persone che in lui sono figlie del Padre.

2. "Vieni, santo Spirito"

Le due mani del Padre

Ogni volta che poniamo su noi il segno della croce, rinnoviamo il consenso alla professione di fede battesimale della chiesa, che in noi, con noi e per noi, per lo Spirito del Crocifisso risorto, ci proclama figli del Padre, nella creazione nuova.

La coerenza con questo dono di sé è dignità di tutta la persona. Si sviluppa in noi non senza il nostro consenso e la conversione permanente vissuta nella chiesa, che nei suoi fedeli medita la Parola in cui Cristo svela noi a noi stessi nella nostra relazione con lui, che ci fa sperimentare il nostro rapporto con il Padre nello Spirito. Siamo persone intelligenti e libere non a caso né per nulla, ma per crescere nella conoscenza d'amore della realtà in cui siamo immersi, delle solidarietà che collocano le nostre esistenze, dei tesori di rivelazione che Dio si è compiaciuto di svelare per portarci nel suo popolo a consentire al Padre che ci cerca.

"È una ricerca che nasce nell'intimo di Dio e ha il suo punto culminante nell'incarnazione del Verbo. Se Dio va in cerca dell'uomo ...Lo fa perché lo ama eternamente nel Verbo, e in Cristo lo vuole elevare alla dignità di adozione filiale" (3).

La santa Trinità è il Padre, Gesù Cristo, lo Spirito, che "da quando sono Dio" amano il mondo (4) e lo guidano all'amore con loro stessi, Amore amante, amato e donato che è "tutto in tutti" (1Cor r5,28). Ci hanno creato per la partecipazione della loro beatitudine, si autodonano a noi, si prendono cura di noi (cf. 1Pt 5,7) affinché consentiamo a volerci partecipi, con intelligenza, amore e opere, alloro disegno di sapienza.

In quest'iniziativa ogni Persona opera in modo proprio. I Tre sono uno, sono la comunione nella quale l'umanità spera di dimorare in pienezza.

Gesù nello Spirito parla del Padre che invia entrambi in missione. La loro missione è l'estensione della derivazione intratrinitaria, e la grazia che infondono nello spirito umano fonda la possibilità di una relazione nuova con ciascuna Persona divina.

Un padre greco denomina Cristo e lo Spirito le mani del Padre. L'immagine evoca la tenerezza dei genitori che, le manine dei figli nelle loro, li avviano a camminare.

"Tocchiamo qui il punto essenziale per cui il cristianesimo si differenza dalle altre religioni, nelle quali si è espressa sin dall'inizio la ricerca di Dio da parte dell'uomo. Nel cristianesimo ... non è solo l'uomo a cercare Dio, ma è Dio che viene in persona a parlare di sé all'uomo e a mostrargli la via sulla quale è possibile raggiungerlo ... Il Verbo incarnato è dunque il compimento dell' anelito presente in tutte le religioni dell'umanità: questo compimento è, opera di Dio e va al di là di ogni attesa umana. E mistero di grazia" (5).

Tutta la rivelazione, in modo più o meno esplicito, ne parla. I profeti, nello Spirito di Cristo presente in loro, quello stesso che ora inviato dal cielo opera negli apostoli che annunziano il Vangelo (cf. lPt 1,10-12), hanno preannunziata quest'iniziativa. Essa ha avuto la sua attuazione più luminosa nel "tempo pieno", quando "Dio inviò suo Figlio, nato da donna... perché avessimo l'adozione a figli... ed effuse nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo, che grida: 'Abba, Padre'" (GaI 4,4-6). "Dio ha tanto amato il mondo da donare il Figlio, l'unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna... non l'ha mandato per giudicare il mondo ma affinché il mondo sia salvo per mezzo di lui" (Gv 3,16-17).

Tutta la rivelazione conferma che la storia umana non va alla deriva, girovaga, smarrita. È storia amata, desiderata. Disattendere questa verità è privarsi della luce che proietta sulla dignità dell'umanità adottata dal Padre, e sulla possibilità di coltivarsi nell' appartenenza alla famiglia trinitaria; omettere di annunziarla è falsare il messaggio di cui Gesù è via, verità e vita.

La venuta del Verbo nel mondo, l'opera che ha compiuto per salvarlo, è anche l'iniziativa mirabile dello Spirito. I due sempre insieme portano a compimento le iniziative della Sapienza paterna per la riconciliazione della storia.

Luca (1,35) e Matteo (1,18) ne attestano la presenza nel concepimento di Maria. La chiesa professa nel Simbolo degli apostoli: "per opera

dello Spirito santo è stato concepito nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo". Le "grandi cose" (Lc 1,49) che lo Spirito ha operato in Maria l'hanno resa credente nel Verbo prima ancor di concepirlo nella carné.

Giovanni Battista per primo rende testimonianza di questa presenza dello Spirito in Gesù (cf. Mc 1,8 e par.) e attesta di aver visto lo Spirito discendere dal cielo e rimanere su di lui, Figlio di Dio (cf. Gv 1,32-34).

I Sinottici confermano che nel battesimo di Gesù il cielo si aprì, lo Spirito discese su di lui sotto forma di colomba e una voce proclamò: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3,16-17 e par.).

Tutta l'attività di Gesù si svolge sotto la luce dello Spirito. Lo Spirito lo condusse al deserto (Lc 4,1), era su di lui a Nazaret quando iniziò il suo ministero (Lc 4,18) e Gesù nello Spirito fremé di gioia e ringraziò il Padre all'udire dai discepoli le opere che avevano compiuto nel suo nome (Lc 10,21). Nella sua passione e morte questa presenza si manifesta in tutta la sua ricchezza.

"Le nostre considerazioni sulla presenza dello Spirito santo in tutta la vita di Gesù ci portano a riconoscere in Eb 9,13-14 come un invito a riflettere sulla presenza del medesimo Spirito anche nel sacrificio redentore del Verbo incarnato ... Nel sacrificio del Figlio dell'uomo lo Spirito santo è presente e agisce nello stesso modo in cui agiva nel suo concepimento, nella sua venuta al mondo, nella sua vita nascosta, nel suo ministero pubblico ... Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, in quanto uomo, nella preghiera ardente della sua passione, ha permesso allo Spirito che già aveva penetrato il fondo della sua umanità, di trasformarla in sacrificio perfetto per l'atto della sua morte, come vittima di amore sulla croce. Solo egli ha presentato questa offerta... ma l'ha offerta mediante "uno Spirito eterno": ciò significa che lo Spirito santo ha agito in modo speciale in questo dono assoluto di se stesso realizzato dal Figlio dell'uomo, per trasformare la sofferenza in amore redentore" (7).

Il Padre ha "unto" Gesù mediante lo Spirito e lo ha riempito della sua forza, professerà Pietro nella casa di Cornelio (cf. At 10,38). Gesù e lo Spirito procedono in modo diverso dalla stessa sorgente, il Padre (cf. Gv 16,15). Gloria di entrambi è rinviare al Padre che in loro è origine e vertice dell'umanità, che nello Spirito di Cristo si lascia attrarre e orientare per crescere nella Sua vita e riporre in essa ogni speranza (cf. lPt 1,13).

Gesù parla di quello che ha udito dal Padre, dona la vita che ha accolto dal Padre, di lui è Parola, rivelazione definitiva. Lo Spirito prende tutto dal Cristo (Gv 16,13-14) e tutto riconduce in lui al Padre che glorifica Gesù, e questi, nel prometterne il dono, rivela che procede dal Padre (Gv 15,26), che è Dio, mandato per associare l'umanità nella gloria del Figlio che ha vinto il mondo (Gv 16,33).

La relazione di Gesù allo Spirito è sublime.

Lo invia dopo la sua glorificazione, chiede ai discepoli di riceverlo (Gv 20,22), e perciò fonda in chi l'accoglie la coscienza di essere persona abitata. La rivelazione dello Spirito da parte di Gesù raggiunge la pienezza nell'ultima cena quando, mentre la sua missione nel tempo della sua vita mortale si avvia al termine, affida a lui la crescita del suo corpo mistico e conferma che la fecondità di esso scaturisce dalla docilità alla sua azione amorosa. È lui che conforma nella misericordia del Padre.

L'azione invisibile dello Spirito

Importante nella storia della salvezza il dato secondo cui a Pentecoste la via al Padre è aperta per l'umanità ed essa è Gesù Cristo, capo del corpo mistico, che per mezzo dello Spirito influisce nelle persone umane attraverso il loro consenso almeno implicito a volersi tralcio in lui vite. L'umanità è più grande di quello che sa e sperimenta di sé. È del Padre. Egli in essa effonde la sua bontà, attua il suo disegno nel Figlio amato, e nello Spirito ispira e vivifica il percorso nella comunione della santa Trinità, sorgente e criterio della verità di ogni relazione sincera 8 .

La via attraverso la quale da Pentecoste alla Parusia l'umanità e la creazione diventano corpo di gloria è svelata nel tempo che va dall'incarnazione alla Pentecoste. Esso è centrale nella storia della salvezza. In esso il Verbo ha unito a sé l'umanità e operato in essa, lasciando l'esempio da seguire e imitare (cf. 1Pt 2,21). Lo Spirito apparso in forma visibile nel battesimo di Cristo, nella discesa sugli apostoli a Pentecoste ha mostrato come diventa misura e norma di ogni operare retto: agisce nelle coscienze, convince del peccato, opera in modo che la creazione nell'umanità che lo accoglie diventi lode di gloria, eucaristia vivente. E l'indice della destra del Padre (Digitus paternae dexterae) (9): addita la via che porta alla verità, ricorda tutto quello che Gesù ha detto, dona quello che egli ha accolto dal Padre.

Con la sua presenza lo Spirito fonda l'operare umano giusto e amico, lo vivifica senza sostituire i fedeli che per lui diventano intelligenti nella fede, operosi nella speranza, creativi nell' amore di carità, docili alle iniziative che ispira attraverso i suoi doni, protagonisti sinceri, non unici, del proprio operare nella via per la quale il Padre riconcilia il mondo a sé.

Lo Spirito di Gesù allea la chiesa nella preparazione dell'avvento del Regno con la sua grazia, che rende tralci fecondi nella vigna che il Padre coltiva. La grazia divina è associativa, potenzia le prerogative della persona "immagine", "capace di Dio", fa sl che questa possa disporre di sé in intelligenza e amore e non opponga resistenze alle sue mozioni; non opera in modo magico e influisce nella sincera e umile docilità al dono del battesimo che incorpora a Cristo. In lui ogni persona amata diventa amante, discepola, credente, fedele testimone, missionaria.

Le vicende complesse, che sono state all'origine della frattura che si è verificata nella chiesa al tempo della Riforma, hanno concorso a non assumere questa dottrina nella formazione dei fedeli. La liturgia l'ha costantemente celebrata, i santi l'hanno confermata con la loro vita, ma essa ha ispirato solo settorialmente l'azione pastorale.

Oggi il magistero della chiesa, soprattutto per opera di Giovanni Paolo II, riafferma l'universale vocazione alla santità come chiamata a volersi abitati dallo Spirito, lasciarsi da lui abilitare a volersi immersi nel disegno di amore di "Dio Padre che, nella sua prescienza, ci ha eletti, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue" (1Pt 1,2).

L'obbedienza a questo disegno di misericordia è compromessa dalla "mentalità del secolo" (cf. Rm 12,2 ss.) che vanifica il legame tra le persone nella famiglia di Dio e ha per effetto o di centrare l'attenzione sul protagonismo psicologico individuale, quasi che il consenso al Padre sia questione di persone isolate dominate da un volontarismo ad oltranza, o di far indulgere a tendenze massificanti che depotenziano l'importanza dell' atteggiarsi delle persone singole.

Secondo la parabola dei talenti (cf. Mt 25,14 ss.) obbedire allo Spirito di Gesù è metterne a frutto i doni. Chi lo ama ne osserva i comandamenti che si assommano in quello dell' amore di Dio e del prossimo. Farlo in verità, è amare, e cioè volersi conformati allo Spirito che inclina le persone a non sottrarsi alle responsabilità della crescita della famiglia umana nella creazione.

Nessuna partecipazione alla vita delle Persone divine avviene se non per, dono loro, che operano in noi attraverso noi. E la regola d'oro della dottrina sulla grazia, la trasformazione che opera attraverso l'operare umano, rende cristiche e filiali le intenzioni e le operazioni.

Lo Spirito rende capaci di amare

Lo Spirito che è amore conforma a sé mediante il dono della carità con il quale abilita ad amare l'umanità e le Persone divine quale soggetto d'amore che tutto opera nell'amore e per amore.

Il Figlio è il Verbo che spira l'amore, il nuovo Mosè che promulga la legge nuova, il rivelatore che perfeziona l'intelligenza, la rende connaturale alla verità. Per mezzo dello Spirito abilita a pensare e agire in affetto d'amore, a gustare con sapienza la verità conosciuta, a sperimentarne la bellezza, a crescere nella comunione con le "Verità persone" attraverso la docilità alla Parola in cui il Padre rivela se stesso e il disegno della sua sapienza.

Quando la persona ama in carità, cresce nel desiderio della visione implicito nella grazia del battesimo. Mediante l'affetto e la fedeltà quotidiana, il credente avanza nel cammino sempre nuovo che unisce l'amato a Dio che lo ama.

La grazia che rende partecipi della natura divina è, per sua natura, frutto della presenza dello Spirito che termina le operazioni delle persone chiamate a volersi, almeno implicitamente, nelle operazioni mutue con cui il Padre, il Verbo e lo Spirito si relazionano.

Consentire all' attrazione del Padre è volersi accolti nella sua vita nel popolo redento in Cristo. E sperimentare la gioia, il desiderio di essere nella storia testimoni della sua presenza. Lo Spirito non è mai separato dalla grazia che opera nelle persone e rende strumenti liberi e amorosi del consenso alla sua presenza. Staccare il dono dal donante e la corrispondenza alla grazia dall'unione credente e libera con la sua sorgente è falsare la meraviglia dell' abitazione dello Spirito.

Il "fate tutto quello che egli vi dirà" (Gv 2,5) di Maria si rivela profezia e consegna materna che illumina il cammino che il popolo di Dio compie quando persevera nell' esempio che Gesù ci ha lasciato perché ne seguiamo le orme (cf. 1Pt 2,21) .

3. Lo Spirito, la sequela di Gesù e la crescita della chiesa

La santità

La santità, la partecipazione alla vita del Padre, il capolavoro dello Spirito, è donata nell' accoglienza che egli stesso mette in condizione di offrire e che fa rifulgere la bellezza della famiglia di Dio.

Ricevere lo Spirito è fargli spazio nel desiderio liberato, è lasciarsi guidare, dirgli con confidenza: "Nelle tue mani è la mia vita, parlami del Padre, dammi al Padre, rendi leggero il peso della mia miseria" (cf. Mt 11,28-30), è consentire a diventare membro del popolo di Dio nel quale la persona si apre alla verità e si abilita ad essere operatrice di giustizia e di pace in un processo di sinergia, di cooperazione, di conversione nella sorgente stessa dell' amore. L'acqua viva che sgorga dalla santa Trinità vivifica non depotenzia, accresce non sostituisce la capacità di accoglienza, di autodono, e fa germogliare, dall'interno del vissuto umano, i semi della salvezza definitiva (10). Nello Spirito, sapere è gustare (il sàpere latino). Egli apre gli occhi della mente alla bellezza, previene, accompagna e corona la delicatezza dell'amicizia, nelle virtù e nei doni eleva le potenzialità umane e fa vincere le resistenze che impediscono di volersi soggetto di comunione.

Il fuoco dello Spirito che Gesù ha portato sulla terra (cf. Lc 12,49) brucia nel sangue del calice, la coppa di tutti i doni del Padre, la forza che vivifica la nuova legge scritta nei cuori di carne, quella che fin d'ora rende viva la comunione nel corpo mistico e la partecipazione al sitio della croce.

L'opera dei fedeli che assecondano le iniziative dello Spirito e rendono ragione della speranza (cf. 1Pt 3,15) vivifica la chiesa, la fa crescere unita, protesa al compimento nel quale ogni frammento di bellezza rifulge della verità promessa a coloro che consentono che il Padre sia Dio nella propria vita.

La comunione in cui lo Spirito accoglie è effusiva, missionaria, non sottrae alle esigenze della riconciliazione universale e anima il desiderio che ogni mente si apra alla volizione del proprio bene, all' accoglienza dell'unicità e dell'universalità della redenzione del Cristo, centro e fine, "alfa e omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine" (Ap 22,13). Questa certezza colma di pace la mente del credente e fonda come su base granitica la decisione di operare perché la storia umana cresca nella sua verità. Nessun germe del Regno presente nelle menti e nei cuori viene disatteso in coloro che superano l'ignavia e la resistenza a vivere nella solidarietà della giustizia e della pace.

In ascolto di Gesù

I doni più belli dello Spirito, penso in particolare alla relazione Cristo-chiesa-regno, quando sono pensati e vissuti non al modo di Dio che li offre ma delle persone che dovrebbero fruirne, ostacolano il cammino dell'umanità, mettono a prova la qualità della fedeltà dei credenti, falsano i loro atteggiamenti nei confronti dei popoli, delle religioni e delle persone. La verità della fede non legittima il sottrarsi alle difficoltà della convivenza umana e queste non possono diventare un pretesto per metterla in dubbio. La verità non imprigiona negli angusti limiti dell'intelligenza che di essa ha l'una o l'altra persona, sfida tutte a riportarsi alla verità-sorgente con la quale lo Spirito unisce (cf. Gv 16,13).

Camminare nella conduzione dello Spirito non è una caccia al tesoro, è avanzare nella fiducia in lui e nella docilità a rimettere in discussione le proprie vedute quando risultassero divergenti da quelle del popolo di Dio o in esso diventassero copertura di discriminazione e pretesto per limitare la forza dell' amore e rendere angusti i confini della speranza. La verità a cui aderire è sempre in armonia con quella che presiede l'intera economia della redenzione. E dignità e responsabilità del popolo fedele alla guida dei pastori pensarla e proporla in modo credibile, perché chi la cerca non sia ostacolato nella sua aspirazione. La verità è la norma della carità, e la docilità all'universalità di questa costituisce il banco di prova della disponibilità alla prima. Credere è osare pensare nel pensiero di Dio e operare nella misericordia del Padre.

La mano, il piede, l'occhio scandalizzano (cf. Mc 9,45 ss.) quando fondano l'illusione di stringere la mano dell' altro facendo pugno con la propria, o di camminare insieme senza tener conto del passo dell' altro, o di vedere la verità con il solo occhio di chi ne dubita. La sapienza di cui nessun credente può fare economia esige di conciliare l'esigenza di non tradire la verità e quella di non scandalizzare neppure il più piccolo (cf. Mc 9,42). Il Padre "vuole che tutti siano salvi e pervengano alla conoscenza della verità" (1Tm 2,4). Chi sa di più, non sa a danno di chi conosce meno: conosce meglio anche per aiutare chi è in cammino e non trova la via di casa.

Ancorare la fede al rivelante è sottrarsi alla tentazione di considerare autentici gli atteggiamenti del genere di quelli che in periodi controversi della storia hanno dato adito agli abusi e alle violenze di cui Giovanni Paolo II ha chiesto perdono a nome della chiesa. Più la contemplazione delle vie del Regno si radica nel popolo di Dio, più porta a sognare nel sogno di Dio la bellezza della creazione nuova e dell'umanità che è il corpo nel quale il Cristo si presenterà al Padre perché Dio sia tutto in tutti (1Cor 15,28).

Ogni persona battezzata è investita personalmente della missione di tutta la chiesa, mandata per cooperare con inventiva al compimento dell'opera del Cristo. In coloro che non tradiscono questa dignità di costruttori del Regno, ogni tempo è tempo e ogni luogo è luogo per crescere nella preghiera e nella sollecitudine della carità, e purificare la volontà di assecondare, nelle situazioni sempre nuove e varie, le esigenze della solidarietà e della comunione nel mistero.

Questa partecipazione all' opera dello Spirito fa crescere la chiesa nella santità e nella verità e fa assecondare la missione che essa è mandata a svolgere nel tempo quale madre di misericordia, maestra di verità, perdonatrice dei peccati.

I doni per la crescita della chiesa

L'autore di 1Cor 12-14 distingue tre categorie di doni che concorrono alla santificazione dei fedeli e che sono generativi di chiesa: carismi, ministeri, operazioni (compiti), e tutti li attribuisce allo stesso e medesimo Spirito.

Sono le "grazie di diaconia" per la comunione, ordinate a discernere parole e gesti che veicolano desiderio, sete di salvezza (cf. Rm 1,11; 5,15; 6,23; 11,29; 2Cor 1,11 e passim) e potenziano la vitalità e la forza di cooperare all' avvento del Regno che cresce e si sviluppa nella fedeltà, nella docilità feriale illuminata dall' esperienza della chiesa, la quale conserva nel cuore le parole di Gesù relative alla missione dello Spirito (cf. Gv 14-16) e rende vigili e attenti i fedeli perché riconoscano e assecondino i doni che fanno crescere nella via delle beatitudini. In essa lo Spirito che Gesù ha effuso fa avanzare coloro che gli obbediscono e che già si vogliono operatori di pace anche nel contesto delle persecuzioni e delle difficoltà (cf. Mt 5,3 ss.). Questa rivelazione è luce della mente e lievito che fermenta l'amore che fa vivere in Cristo povero, afflitto, mite, affamato e assetato di giustizia, misericordioso, puro nel cuore, operatore di pace. Il Padre provvede con sollecitudine paterna alle loro necessità, e la sua presenza munifica culmina nell' esperienza di essere chiamati figli e figlie nel suo Regno (cf. Mt 5,9). Più questo cammino avanza, più la mente si immerge nella contemplazione del mistero del Cristo che viene e del Regno che cresce.

NOTE

[1] Cf. Concilio Vaticano II, Lumen gentium 4.
[2] Cf. Codex juris canonici I752.
[3] Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente 7.
[4] Cf. Alfonso de' Liguori, La pratica di amare Gesù Cristo, c. 1.
[5] Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente 6.
[6] Cf. Concilio Vaticano II, Lumen gentium 63-64.
[7] Giovanni Paolo II, Dominum et vivificantem 40.
[8] Cf. Catechismo della chiesa cattolica 2845.
[9] Inno Veni, Creator Spiritus.
[10] Cf. Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente 44-45.